mercoledì 8 luglio 2026

Energia come un’infrastruttura: la visione di Renato Mazzoncini (A2A)

In un sistema energetico sempre più esposto a volatilità dei prezzi, tensioni geopolitiche e obiettivi climatici stringenti, la lettura proposta da Renato Mazzoncini emerge con una chiarezza quasi controcorrente: l’elettricità non è più una commodity, ma un’infrastruttura. E come tale va gestita su orizzonti lunghi, non con misure emergenziali.

Renato Mazzoncini

Renato Mazzoncini: investire oggi per stabilizzare l’energia di domani

A rafforzare questa visione è il ruolo che Renato Mazzoncini ricopre alla guida di A2A, una delle principali utility europee, in cui la strategia industriale è declinata in chiave decennale. Un cambio strutturale di approccio: investire oggi per ridurre costi e instabilità domani. Per l’AD non esistono soluzioni rapide in grado di invertire strutturalmente la tendenza dei prezzi energetici. Gli interventi emergenziali possono attenuare l’impatto nel breve periodo, ma non modificano la traiettoria dei prezzi. La chiave, sostiene, è trattare l’energia come un’infrastruttura di lungo periodo, alla stregua di reti di trasporto o telecomunicazioni. E la necessità di piani coerenti con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che definisce la transizione non come una somma di interventi, ma come un sistema integrato. Il cambio di paradigma si riflette nei numeri. Secondo la strategia industriale di A2A, gli investimenti annuali sono passati da circa 500 milioni a 2 miliardi di euro, con un impatto diretto sulla capacità di generare margini attraverso asset infrastrutturali. La logica è quella della cosiddetta “infracompany”: un operatore che crea valore soprattutto attraverso infrastrutture energetiche, reti, impianti e servizi integrati.

Renato Mazzoncini: il nuovo equilibrio del sistema energetico

Il cuore dell’analisi riguarda la trasformazione del mix energetico. Le fonti fossili garantivano investimenti iniziali più bassi ma nel medio lungo periodo costi operativi elevati e imprevedibili. Le rinnovabili, al contrario, richiedono capitali iniziali importanti ma offrono costi di gestione bassi e stabili nel tempo. Questa prospettiva modifica radicalmente la natura del rischio: non più legato al prezzo del combustibile, ma alla capacità di pianificazione infrastrutturale. Tecnologie come pompe di calore e fotovoltaico e diventano elementi di stabilizzazione dei costi energetici nel lungo periodo. Anche la dimensione territoriale gioca un ruolo chiave. Dal 2020 A2A ha completato migliaia di cantieri di sviluppo e mantiene centinaia di progetti attivi, con un crescente focus su integrazione tra energia, reti, digitale e città. Tra i casi più rilevanti ci sono gli investimenti previsti nel piano industriale al 2035dedicati ai data center che porteranno in Italia, e in particolare nell’area milanese, una quota significativa della nuova domanda digitale. L’idea è quella di trasformare questi hub energivori in risorse: il calore prodotto può essere recuperato per alimentare reti di teleriscaldamento urbano, in un modello di economia circolare energetica. Nella riflessione di Renato Mazzoncini rientra anche la valorizzazione delle infrastrutture esistenti. Gli impianti di termovalorizzazione e la produzione idroelettrica vengono letti come asset strategici di un sistema energetico integrato, in cui i rifiuti diventano risorsa e l’acqua resta una delle principali fonti rinnovabili programmabili. “Ogni tanto sfugge che siamo il terzo Paese produttore di idroelettrico dopo la Norvegia e la Francia – conclude l’AD – E visto che non c’è nulla di più rinnovabile dell’idroelettrico, investiamoci”.

DEAS: la cybersicurezza italiana cambia paradigma

L’Italia è uno dei Paesi più colpiti al mondo dagli attacchi informatici: secondo il rapporto Clusit, qui si concentra il 9,6% degli attacchi cyber globali, una percentuale sproporzionata rispetto al peso economico e demografico del Paese. A fronte di questo scenario, la risposta più diffusa resta quella della difesa. Per DEAS, eccellenza italiana di cybersicurezza fondata nel 2018 da Stefania Ranzato e campione nazionale cyber nelle competizioni di hacking mondiale, questo approccio non è più sufficiente.

Stefania Ranzato (DEAS)

DEAS: il cambio di prospettiva nella sicurezza informatica

Per l’azienda il punto centrale non è soltanto proteggere i sistemi, ma capire come ragionano gli autori degli attacchi, quali debolezze sfruttano e perché scelgono certi obiettivi piuttosto che altri. “Per oltre un decennio la cybersicurezza è stata raccontata come una disciplina della difesa. Un approccio necessario, ma che oggi non basta più. Il problema non è soltanto proteggere le infrastrutture: è comprendere la minaccia”, sostiene Stefania Ranzato, artefice di DEAS. Il metodo di lavoro dell’azienda nasce proprio da questa convinzione: non basta installare strumenti di protezione, ma occorre simulare il punto di vista di un possibile attaccante per individuare le vulnerabilità prima che vengano sfruttate. Secondo Stefania Ranzato, questo lavoro va affiancato da una maggiore consapevolezza diffusa tra i cittadini, fatta di aggiornamenti regolari dei dispositivi, password robuste e capacità di riconoscere i tentativi di truffa online. “La difesa più efficace non nasce dalla protezione delle infrastrutture, ma dalla capacità di comprendere come ragiona chi intende comprometterle”, spiega ancora la manager, ricordando che in questo settore “il vantaggio competitivo appartiene a chi capisce prima”.

Gli obiettivi degli attacchi e l’approccio di DEAS

Gli attacchi informatici colpiscono soprattutto le organizzazioni che gestiscono grandi quantità di dati o servizi essenziali, come sanità, trasporti, Pubblica Amministrazione, banche e piattaforme digitali. L’episodio più recente ha riguardato Trenitalia, vittima di un attacco che ha sottratto dati anagrafici, di contatto e di viaggio di migliaia di persone. Anche il settore sanitario è sempre più nel mirino: secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, nel 2025 gli attacchi contro questo comparto sono cresciuti del 40%, secondo un trend comune a tutta Europa. A differenziare le campagne più recenti da quelle del passato è la presenza, dietro le operazioni più sofisticate, di attori legati a logiche di competizione geopolitica e non solo a finalità di profitto. L’approccio di DEAS si basa sulla Cyber Offensive come disciplina, che comprende l’Adversary Emulation, il Red Teaming e l’analisi delle TTP (Tactics, Techniques and Procedures) nonché esercitazioni con effetti cinetici e non utilizzate per la simulazione realistica di attacchi condotti dai gruppi più avanzati. Per Stefania Ranzato, le capacità necessarie a comprendere e neutralizzare le minacce “non si trovano sugli scaffali” ma “si sviluppano attraverso ricerca, sperimentazione continua e confronto con problemi reali”. Da questo deriva, secondo la fondatrice di DEAS, una priorità strategica per il Paese: “Formare, trattenere e valorizzare professionalità capaci di operare a questo livello significa, in ultima istanza, presidiare una porzione di autonomia nazionale”.

martedì 7 luglio 2026

Agostino Scornajenchi (Snam) e l’integrazione energetica: la risposta al calo dell’idroelettrico

Il concetto di integrazione energetica, promosso da tempo da Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di Snam, assume un ruolo centrale nel dibattito sul futuro del sistema energetico.

Agostino Scornajenchi

Il calo dell’idroelettrico: il pensiero di Agostino Scornajenchi

Nel mese di maggio la domanda di gas in Italia ha registrato una crescita del 6% rispetto allo stesso periodo del 2025, un dato che a prima vista sembrerebbe contraddittorio. In realtà, dietro questo numero si nasconde una dinamica più articolata, legata al forte calo della produzione idroelettrica e alla conseguente necessità di ricorrere agli impianti a gas per la generazione elettrica. Le temperature elevate e una marcata riduzione della generazione idroelettrica hanno reso necessario un maggiore utilizzo degli impianti termoelettrici a gas. La produzione idrica è scesa a maggio del 27% rispetto all’anno precedente, mentre il calo da inizio anno si attesta al 17%. Per compensare questa flessione, la generazione elettrica da gas è cresciuta del 25% nello stesso mese. È un quadro che, secondo la lettura proposta da Agostino Scornajenchi, dimostra come l’aumento delle rinnovabili non elimini la necessità di altre fonti, ma renda invece più urgente la capacità di coordinare tecnologie diverse tra loro.

Il modello di integrazione promosso da Agostino Scornajenchi

Per Agostino Scornajenchi, la decarbonizzazione non può essere intesa come una semplice sostituzione di una fonte con un’altra. La crescita della domanda di energia, l’elettrificazione dei consumi e la maggiore esposizione del sistema agli eventi climatici estremi richiedono un modello in cui fonti e vettori energetici lavorano insieme. In quest’ottica, rinnovabili, gas, reti, sistemi di accumulo e nuove tecnologie a basse emissioni sono chiamati a svolgere ruoli complementari. Anche a livello internazionale cresce l’attenzione verso questa complementarità: la produzione non programmabile da eolico e fotovoltaico rende infatti necessaria una capacità flessibile che intervenga quando le condizioni meteo riducono la generazione rinnovabile, e in questo il gas continua a garantire bilanciamento e stabilità alla rete. A confermare l’importanza di questo approccio sono anche i dati sulla resilienza del sistema italiano: il contributo del gas naturale liquefatto alle immissioni in rete è passato dal 13% del 2021 al 33% nei primi cinque mesi del 2026, mentre gli stoccaggi nazionali si avvicinano al 65% di riempimento, ben sopra la media europea del 45%. Numeri che confermano come la crescente diffusione delle rinnovabili non riduca il bisogno di flessibilità, ma ne accresca semmai il valore strategico per la sicurezza energetica del Paese.