martedì 9 giugno 2026

Atitech: l’aeroporto di Olbia sarà la prima Station service per i Gulfstream

Atitech si prepara al lancio definitivo dell’hub di Olbia, destinato a diventare una station service per i jet Gulfstream. Il progetto punta a rilanciare gli hangar storicamente utilizzati dalle attività di manutenzione di Air Italy. Gianni Lettieri: “Il primo check importante di manutenzione per business jet su un Hawker tra metà e fine aprile”.

Atitech

Atitech pronta al lancio dell’hub olbiense

Il polo delle manutenzioni per jet privati di Atitech a Olbia si prepara al decollo definitivo della sua gigantesca officina situata negli hangar Avio 1 e Avio 2 dell’aeroporto Costa Smeralda-Aga Khan. Presto lo scalo gallurese diventerà a tutti gli effetti una station service per i business jet Gulfstream, tra i velivoli executive più diffusi al mondo, portando così avanti l’obiettivo del Piano Industriale dell’azienda di rilevare e rilanciare gli hangar una volta utilizzati per le attività di manutenzione di Air Italy. “Puntiamo a far diventare l’aeroporto di Olbia la prima Station service per i Gulfstream, diventeremo un punto di riferimento per l’assistenza specializzata – spiega il Presidente di Atitech Gianni LettieriNelle prossime settimane riceveremo la loro visita, è tutto pronto per il via libera. Siamo pronti, abbiamo completato i corsi di formazione sui Gulfstream 650 e 550 e siamo in attesa della certificazione da parte di Enac. Abbiamo completato gli Hawker e stiamo per iniziare i Bombardier. Operativamente contiamo di fare il primo check importante di manutenzione per business jet su un Hawker tra metà e fine aprile”. Nei giorni scorsi l’imprenditore ha incontrato anche Eccelsa per parlare di importanti sinergie future.

Atitech: la centralità dell’alta formazione

Secondo Gianni Lettieri, Olbia, la Gallura e la Sardegna in generale rappresentano un “hub naturale” a livello aeronautico, viste le competenze acquisite nel settore e le sinergie con la cantieristica nautica negli allestimenti e nel refitting degli yatch. “Portiamo avanti il progetto con grande determinazione e perseveranza – aggiunge il Presidente di AtitechLanciare un’attività nuova non è semplice, soprattutto per i business jet, per questo siamo stati prudenti su tutta l’organizzazione industriale, ma siamo convinti che sarà un progetto di successo”. Un elemento centrale del progetto è l’alta formazione, che è in cima agli obiettivi di Atitech. “Per noi la chiave del successo è anche la formazione – conferma l’imprenditore – ad oggi abbiamo già investito circa 2 milioni di euro. Sono 60 le persone già contrattualizzate. Il tetto di 330 assunzioni è previsto dal terzo anno di operatività e realizzeremo i nostri obiettivi con attenzione ai giovani. Attualmente l’età media dei dipendenti in servizio è alta per la scelta di assumere persone con grande esperienza e competenza per far decollare il progetto d’impresa, ma il futuro sarà dei giovani”.

Fondazione Don Carlo Gnocchi: al via la prima Biobanca dedicata alla riabilitazione

La Fondazione Don Carlo Gnocchi lancia la prima Biobanca dedicata alla riabilitazione. Attraverso la raccolta di campioni biologici, i medici potranno personalizzare le terapie e prevedere la risposta dei pazienti a malattie neurodegenerative, cardiovascolari e respiratorie, ma anche a disturbi neuropsichiatrici e ai tipici “acciacchi” dell’età avanzata.

Fondazione Don Gnocchi

Come la Biobanca della Fondazione Don Gnocchi cambierà l’approccio alle cure

Per la prima volta, i campioni biologici di pazienti aiuteranno a comprendere come funziona il processo di guarigione in ciascuno di loro. Un’opportunità resa possibile dall’apertura della prima Biobanca dedicata alla riabilitazione, progetto portato avanti dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi. L’idea è scandire il percorso di cura attraverso la raccolta dei campioni biologici che avverrebbe, previo consenso del donatore, prima, durante e dopo il trattamento. Dal confronto sarebbe possibile osservare come l’organismo del singolo evolva. Gli indicatori biologici raccolti (sangue, siero, DNA, plasma e saliva) hanno infatti anche una funzione predittiva: consentono ai medici di capire in anticipo se il paziente risponderà o meno a una determinata terapia. I campioni vengono conservati per 25 anni all’interno dei bidoni di azoto liquido, a una temperatura compresa tra i -80 e i -150 gradi. I risultati relativi alle malattie neurodegenerative, pneumologiche, cardiovascolari e cerebrovascolari, nonché ai disturbi neuropsichiatrici infantili e alle fragilità connesse all’invecchiamento, saranno poi condivisi tramite letteratura scientifica.

La direttrice scientifica della Fondazione Don Carlo Gnocchi: biomarcatori predittivi per terapie personalizzate

Come ha ricordato Mario Clerici, direttore scientifico dell’Irccs S. Maria Nascente di Miano, i biomarcatori predittivi costituiscono una delle sfide più rilevanti nell’ambito della ricerca biomedica, poiché permettono di superare gli approcci standardizzati e di leggere la traiettoria di recupero di ogni singolo paziente. Maria Cristina Messa, direttrice scientifica della Fondazione Don Gnocchi, ha sottolineato: “Come per i farmaci, molti pazienti, seppur affetti da patologie simili, rispondono in maniera diversa. Poter conservare i campioni biologici in una banca permette di dare sostanza a studi longitudinali che possono durare anche anni, conservando ciò che il paziente ci ha affidato come un bene prezioso”. Per realizzare la Biobanca ci sono voluti 800.000 euro e il supporto del Ministero della Salute, della Banca d’Italia e della Fondazione Barbaglia. La Fondazione Don Carlo Gnocchi ha ambulatori e ricoveri in nove regioni e conta 356.961 pazienti (dati 2025).

Giorgio Busnelli: l'evoluzione professionale del Country Manager di Amazon Italia

Il Country Manager di Amazon Italia Giorgio Busnelli ha raccontato il suo percorso professionale in un’intervista rilasciata a “Heo Post” nel 2024, soffermandosi inoltre sul perché l’azienda ha deciso di richiamare i suoi dipendenti in ufficio.

Giorgio Busnelli

Giorgio Busnelli: il percorso professionale

Viene da Brugherio, un piccolo Comune in provincia di Monza e Brianza, ha studiato discipline economiche sociali all’Università Bocconi e voleva fare il professore di economia. Oggi ricopre una posizione di rilievo all’interno di una delle principali big tech del mondo. Giorgio Busnelli si è raccontato in un’intervista rilasciata a “Heo Post” nel 2024, parlando del percorso che l’ha portato a diventare Country Manager di Amazon Italia. Terminata la carriera universitaria, è stato chiamato per uno stage dalla McKinsey & Co., multinazionale leader nella consulenza strategica e manageriale per imprese, governi e organizzazioni non profit. Vi è rimasto per 17 anni, periodo nel quale ha conseguito anche un Master in Business Administration. Nel 2017 è passato al colosso dell’e-commerce, cominciando nel ruolo di Direttore delle categorie media – libri, musica, film e videogiochi – per l’Italia e la Spagna. Dopo aver guidato il business dei beni di Largo Consumo a livello europeo, nel novembre del 2024 è stato nominato Country Manager di Amazon per l’Italia. Una carriera della quale Giorgio Busnelli si è detto molto soddisfatto. “Non potrei essere più felice, ho avuto l’opportunità di vedere tantissime cose diverse, tantissimi Paesi del mondo, lavorando con colleghi brillanti. Sono onorato di aver avuto un percorso così bello, entusiasmante e sfidante”. Dalle sue parole trasuda un forte senso di umilità che sostiene di aver appreso dai genitori. “Ho sempre cercato di fare quello che dovevo fare, senza stressarmi troppo pensando al futuro. E penso di essere fortunato, perché la mia vita mi ha dato molto di più di quello che avrei immaginato”.

Giorgio Busnelli: perché Amazon è tornata al lavoro in presenza

Dopo aver ripercorso la sua traiettoria professionale, Giorgio Busnelli ha spiegato le motivazioni dietro la decisione della Big Tech di tornare al lavoro in presenza. “La cosa che rende Amazon un’azienda speciale è la cultura – ha sottolineato – Abbiamo una cultura peculiare, che si può sintetizzare in queste caratteristiche: la customer obsession e la mentalità del day one”. Questo fa sì che lo spirito imprenditoriale dell’azienda resti quello di una start up, quindi quello del primo giorno. “Ci siamo resi conto che per continuare a perseguire quelle che sono le caratteristiche che ci distinguono, è importante essere presenti fisicamente in ufficio, perché è il modo migliore che abbiamo per apprendere e diffondere la cultura, per condividere informazioni, per collaborare, inventare cose nuove”. Sebbene non sia stata una scelta presa a cuor leggero, l’azienda era convinta fosse la strada giusta da intraprendere. “In Italia occupiamo circa 19.000 persone con contratto a tempo indeterminato, siamo una delle aziende che ha creato più posti di lavoro negli ultimi 15 anni. Ovviamente è una notizia che richiede un periodo di adattamento, ma ci sarà comunque flessibilità, come era prima del covid”. Parlando dell’evoluzione del lavoro, secondo Giorgio Busnelli, ciò che cambierà davvero il modo in cui il lavoro verrà svolto nel futuro non sarà “la presenza o meno dei dipendenti negli uffici”, saranno piuttosto i trend tecnologici e nella fattispecie, l’Intelligenza Artificiale, in particolare quella generativa”. Questa, concludeva il manager, “non soppianterà l’uomo”, ma “si occuperà di lavori ripetitivi” aiutandoci a diventare più produttivi.