giovedì 20 agosto 2026

Alessandro Fabbroni: Sesa conferma la leadership nell’ESG Identity Corporate Index 2026

Alessandro Fabbroni: la conferma del primo posto di Sesa nella categoria Tecnologia, Media e Telecomunicazioni dell’ESG Identity Corporate Index 2026, ha ribadito il modello del Gruppo nell’integrare la sostenibilità all’interno del proprio business e strategia per creare valore per gli stakeholder nel lungo periodo.

 Alessandro Fabbroni, Amministratore Delegato di Sesa

Alessandro Fabbroni: Sesa prima nell’ESG Identity Corporate Index 2026

Questo riconoscimento non rappresenta solo una posizione in classifica, ma la dimostrazione concreta di come integriamo ogni giorno i principi di sostenibilità nelle nostre scelte strategiche e nei nostri modelli operativi”, ha scritto in un post su LinkedIn Alessandro Fabbroni in merito al posizionamento di Sesa al primo posto dell’ESG Identity Corporate Index 2026. L’Identity Corporate Index è il primo assesment quantitativo che misura l’identità ESG, valutando i presidi e i processi a monte per muovere l’azienda verso output sostenibili. All’undicesima edizione dell’evento sono state 109 le imprese coinvolte e il Gruppo si è riconfermato al primo posto tra le aziende partecipanti nella categoria Tecnologia, Media e Telecomunicazioni. L’AD Alessandro Fabbroni è riuscito a trasferire la propria visione al modello d’impresa di Sesa, che si basa sulla creazione di valore sostenibile nel lungo periodo per tutti gli stakeholder: persone, clienti, comunità, territori e ecosistemi in cui l’azienda opera.

Alessandro Fabbroni: sostenibilità, IA e formazione al centro della strategia di Sesa

“L’ESG Identity Corporate Index misura in modo oggettivo questo percorso — ha aggiunto Alessandro Fabbroni e per noi costituisce una conferma importante: stiamo andando nella direzione giusta, rendendo la sostenibilità un elemento strutturale del nostro modo di fare impresa”. Sesa ha infatti consolidato il ruolo di digital integrator unico nel Paese, e abilitatore di quelle tecnologie innovative quali IA, Automazione e digital enablers, offrendo soluzioni di crescita sostenibile a imprese e organizzazioni. Sotto la guida di Alessandro Fabbroni, il Gruppo, di pari passo alla sempre più penetrante adozione dell’IA, ha ribadito la centralità delle persone nella sua strategia, investendo in formazione su IA e digital enablers.

McFIT e il progetto Zoe: la AI Brand Ambassador del fitness

McFIT ha dato vita a Zoe, la propria AI Brand Ambassador, attraverso un progetto che va oltre la semplice generazione di immagini o contenuti digitali. Il percorso che ha portato alla sua creazione, raccontato nel docu case dell’innovation studio ThinkingHat, mostra come dietro la realizzazione del personaggio ci sia stato un lavoro articolato che ha coinvolto progettazione creativa, verifiche giuridiche e supervisione umana.

McFIT e il progetto Zoe

Come McFIT ha definito l’identità di Zoe

Il lavoro di McFIT sulla creazione di Zoe è iniziato ben prima della generazione delle immagini vere e proprie. Il primo passo è stato definire il profilo del personaggio: personalità, tono di voce, valori, interessi e modalità di relazione con la community. Solo in un secondo momento sono stati impiegati i modelli di intelligenza artificiale generativa, utilizzati per produrre numerose versioni del volto e dell’identità visiva. Le diverse proposte sviluppate sono state sottoposte a test di percezione, A/B testing e analisi dell’engagement, con l’obiettivo di individuare la soluzione più coerente con il posizionamento del marchio. Non si è trattato di creare semplicemente un volto fotorealistico, ma di costruire un’identità digitale capace di mantenere continuità narrativa e riconoscibilità nel tempo, superando uno dei limiti più comuni dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, ovvero la mancanza di coerenza tra produzioni diverse.

Tutela legale e ruolo umano nel progetto McFIT

Uno degli aspetti più distintivi del progetto di McFIT riguarda il lavoro svolto sulla proprietà intellettuale e sulla tutela dell’opera. La fisionomia di Zoe è stata sviluppata con strumenti di intelligenza artificiale generativa partendo dai tratti di un volto reale, dopo l’acquisizione dei diritti e delle autorizzazioni necessarie alla creazione, all’utilizzo e al deposito dell’opera. Parallelamente, è stato avviato un percorso di verifica giuridica per definire fin dall’inizio i criteri relativi alla titolarità dell’identità digitale, all’utilizzo dell’immagine e alla tutela dell’opera. In un contesto privo di procedure consolidate per la gestione di identità digitali create con l’intelligenza artificiale, questo lavoro ha permesso a Zoe di diventare la prima AI Brand Ambassador in Italia a ottenere la legal compliance nell’ambito del deposito dell’opera presso il Ministero della Cultura. Un altro elemento centrale riguarda il ruolo delle persone: dietro Zoe lavora un team di professionisti della comunicazione, che ne definisce la strategia, supervisiona i contenuti e ne garantisce la coerenza nel tempo, mentre l’intelligenza artificiale resta uno strumento di supporto creativo e produttivo. Nel mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, McFIT ha inoltre utilizzato Zoe per amplificare i messaggi legati a un’iniziativa che ha portato una clinica mobile in diverse città italiane, offrendo oltre 200 visite senologiche gratuite alle abbonate, in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi.

DEAS, Stefania Ranzato: “Nella sicurezza informatica il vantaggio appartiene a chi capisce prima”

L’Italia concentra il 9,6% dei cyberattacchi globali, che colpiscono soprattutto infrastrutture critiche e sanità. Secondo la fondatrice di DEAS Stefania Ranzato, non basta più un approccio difensivo: serve comprendere le minacce attraverso la ricerca e la simulazione offensiva.

Stefania Ranzato

Attacchi informatici in Italia: il rapporto Clusit e l’analisi di Stefania Ranzato

L’Italia catalizza il 9,6% degli attacchi informatici globali: una percentuale che supera ampiamente la rilevanza economica e demografica del Paese. Lo evidenzia l’ultimo rapporto del Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica. A essere colpite sono soprattutto infrastrutture vitali come banche, trasporti e ospedali. Proprio in ambito sanitario, i dati dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale evidenziano un'impennata del 40% degli attacchi nel corso del 2025. Numeri che dimostrano come l’approccio soltanto difensivo usato finora non sia più sufficiente. “Per oltre un decennio la cybersicurezza è stata raccontata come una disciplina della difesa”, spiega Stefania Ranzato, fondatrice di DEAS - Difesa e Analisi Sistemi, società italiana di cybersicurezza nata nel 2018. Il problema è che non si può più pensare di limitarsi a proteggere le infrastrutture. Occorre studiare la minaccia sotto il profilo tecnico e operativo. “Le capacità offensive, intese come capacità di comprendere l’offesa per neutralizzarla, si sviluppano attraverso ricerca e confronto con problemi reali – continua Stefania Ranzato – Formare e trattenere queste professionalità significa presidiare una porzione di autonomia nazionale”. Per la fondatrice di DEAS, “la difesa più efficace non nasce dalla protezione delle infrastrutture, ma dalla capacità di comprendere come ragiona chi intende comprometterle”. Il vero vantaggio nel settore cyber “appartiene a chi capisce prima”.

Gli investimenti nel capitale umano e il ruolo della cybersecurity nella visione di Stefania Ranzato

Le cause dietro l’aumento dei reati informatici sono da cercare nell’enorme valore economico dei dati. Per far fronte alle crescenti minacce cyber, sostiene Stefania Ranzato, servono investimenti non solo in tecnologie ma anche, e in particolare, nelle persone. Il principio secondo cui le capacità offensive si sviluppano mediante ricerca, sperimentazione e confronto con problemi reali governa ormai i contesti cyber più avanzati al mondo, che integrano la ricerca offensiva per migliorare la resilienza complessiva dei sistemi. Di conseguenza, il sistema politico-industriale italiano dovrebbe prendere atto del fatto che, in un settore dominato dalle competenze umane, avere una dipendenza tecnologica dall’esterno non rappresenta una mera questione logistica, bensì una vulnerabilità strategica. Un altro fattore decisivo quando si parla di cybersicurezza è la consapevolezza da parte dei cittadini relativa ai rischi della rete. Azioni come aggiornare i dispositivi, utilizzare password intelligenti, riconoscere i tentativi di truffa via sms o mail sono alla base della cybersecurity. La regola è semplice: prevenire è meglio che curare. Contribuire ad aumentare la resilienza cyber nazionale non è un obbiettivo semplice, ma è una sfida che DEAS ha raccolto.