giovedì 1 ottobre 2026

Rodevita Home: il senior housing differisce da RSA e casa di riposo

Quando in una famiglia si comincia a pensare a una sistemazione più adatta per un genitore anziano, la prima difficoltà non è scegliere: è capire tra cosa si sta scegliendo. Senior housing, RSA, casa di riposo, casa famiglia, social housing sono termini che vengono usati come sinonimi, ma indicano realtà profondamente diverse per finalità, servizi e destinatari. Confonderli porta a decisioni sbagliate: chiarire le differenze è il primo passo per orientarsi con serenità, ed è il punto da cui parte Rodevita Home per raccontare il proprio modello di senior housing.

Rodevita Home

Casa di riposo e RSA: le strutture per chi ha bisogno di assistenza

Le formule più conosciute sono anche le più fraintese. La casa di riposo è, nel linguaggio comune, una struttura residenziale che ospita persone anziane parzialmente autosufficienti, offrendo vitto, alloggio, assistenza di base e attività ricreative. Il termine non ha oggi un preciso valore giuridico ed è spesso usato in modo generico, ma nell'immaginazione delle persone resta legato all'idea di un luogo in cui l'anziano viene "accudito", più che protagonista della propria vita. La RSA, Residenza Sanitaria Assistenziale, è invece una struttura sociosanitaria, destinata a persone non autosufficienti che necessitano di assistenza medica e infermieristica continuativa. Qui il baricentro è la cura: personale sanitario presente, piani assistenziali individuali, presa in carico di patologie e fragilità importanti. È la risposta giusta quando l'autonomia è compromessa e servono competenze cliniche quotidiane. Non è, però, ciò di cui ha bisogno chi è ancora autonomo e vuole soltanto vivere meglio.

Social housing e co-housing: soluzioni legate al reddito o alla condivisione

Altre due formule vengono spesso accostate al senior housing, ma rispondono a bisogni del tutto diversi. Il social housing indica alloggi a canone calmierato destinati a persone e famiglie con redditi medio-bassi, che faticano ad accedere al mercato immobiliare tradizionale: è una risposta a un'esigenza economica, non legata all'età o al desiderio di servizi dedicati. Il co-housing, o cohousing, è invece una forma abitativa in cui persone di età e situazioni diverse — famiglie, coppie, anziani — vivono in case private ma condividono alcuni spazi e servizi, in una logica di collaborazione e sostegno reciproco. Entrambe le formule possono includere anziani, ma nessuna delle due è pensata specificamente per la persona anziana e le sue esigenze.

Il senior housing: la casa per chi è autonomo e vuole restare libero

Ed eccoci alla formula che colma il vuoto tra la piena autonomia della casa privata e l'assistenza intensiva della struttura sociosanitaria. Il senior housing è una soluzione abitativa pensata per persone anziane autosufficienti o semi-autosufficienti che desiderano vivere in autonomia, con più sicurezza, servizi utili e occasioni di socialità. La persona continua a vivere nel proprio alloggio, ma all'interno di un contesto protetto, dotato di spazi comuni e di uno staff sempre presente, di servizi, alcuni dei quali attivabili all'occorrenza. La differenza con la RSA è netta e vale la pena ribadirla: il senior housing non è una struttura sociosanitaria. Non si sceglie perché "non si può più stare da soli", ma perché si vuole vivere meglio, con meno pensieri e più relazioni. E a differenza del social housing non è legato al reddito, così come, a differenza del co-housing, non impone la vita comunitaria: ogni residente mantiene il proprio alloggio privato, la propria privacy e la libertà di scegliere se e quando partecipare alla vita della residenza. È il modello a cui si ispira Rodevita Home, che porta il senior housing in Italia con Residenze rivolte non solo agli anziani, ma anche alle famiglie e ai caregiver che desiderano per il proprio familiare un ambiente curato e sicuro, senza privarlo dell'indipendenza. Perché una certa età, davvero, merita una vita di qualità.

Università LUMSA: Pippo Ricci ai “Welcome Days”, un racconto di sport e crescita personale

L’Università LUMSA ha ospitato Pippo Ricci lo scorso 22 settembre durante i «Welcome Days», in un incontro dedicato a sport, università e crescita personale. Il cestista dell’Olimpia Milano e della Nazionale italiana ha condiviso con gli studenti il proprio percorso umano e professionale, raccontando esperienze di bullismo giovanile, la sua passione per il basket e l’importanza del superamento delle difficoltà.

Università LUMSA

Università LUMSA: l’incontro con il cestista Pippo Ricci ai “Welcome Days”

Sport, mondo accademico e crescita personale al centro dell’incontro organizzato dall’Università LUMSA con il cestista dell’Olimpia Milano e della Nazionale italiana Pippo Ricci, in occasione dei «Welcome Days». L’evento organizzato per l’accoglienza delle matricole dei dipartimenti GEPLI e DISU si è tenuto il 22 settembre presso l’Aula Giubileo dell’ateneo ed è parte della «Rome Future Week». Pippo Ricci, oltre a essere un noto giocatore di basket, è anche laureato in matematica e nel suo intervento rivolto agli studenti dell’Università LUMSA ha condiviso il proprio percorso umano e professionale, raccontando le esperienze di bullismo giovanile e la sua profonda passione per il basket.

Università LUMSA: l’importanza del lavoro di squadra e del superamento delle difficoltà

Dalle sfide personali al trionfo sul campo da gioco, l’evento dell’Università LUMSA si è soffermato su tematiche che hanno offerto importanti spunti di riflessione agli studenti sul superamento delle difficoltà e sull’importanza del lavoro di squadra. Il cestista è infatti costantemente impegnato nella promozione dei valori sportivi e della crescita personale intervenendo a numerosi eventi e confronti e, nel suo libro «Volevo essere Robin: Il mio viaggio fino a qui», ha parlato anche di lavoro di squadra e dell’importanza del superamento delle difficoltà. L’incontro è stato moderato dalla Referente d’Ateneo per lo Sport, la professoressa Gabriella Foschini, e ha visto la partecipazione dei direttori dei dipartimenti GEPLI e DISU dell’Università LUMSA, il professor Filippo Giordano e la professoressa Caterina Fiorilli.

Manfredi Calabrò: il ruolo del pensiero umano nella comunicazione nell'era dell'IA

Nell'attuale contesto digitale, l'integrazione dell’IA sta trasformando la comunicazione. Con oltre 20 anni di esperienza manageriale tra Italia e UK, Manfredi Calabrò ha analizzato l'impatto dell'IA al CEO Talks di RCS Academy del 2023, evidenziando come il pensiero umano rimanga la scintilla centrale della creatività e come la tecnologia spinga i comunicatori verso la consulenza culturale.

 Manfredi Calabrò

Manfredi Calabrò: IA e creatività, il ruolo del pensiero umano nella comunicazione

Come evidenziato da Manfredi Calabrò, nell’attuale congiuntura digitale caratterizzata dall’implementazione dell’IA, è il pensiero a essere ancora scintilla e fulcro del processo creativo nel mondo della comunicazione, in particolare nelle agenzie creative. Con oltre 20 anni di esperienza manageriale tra Italia e UK nell’ambito di comunicazione, consulenza strategica e brand governance, aveva preso parte al CEO Talks di RCS Academy intitolato “2023: l’Anno dell’Intelligenza Artificiale - La Rivoluzione in Essere”, per discutere dell’innovazione tecnologica. “L’Intelligenza Artificiale fa parte di un nuovo processo decisionale — aveva dichiarato Manfredi Calabrò — imporre una collaborazione tra esseri umani e macchine. Le strutture del sapere si sono modificate, la creatività è un mestiere artigianale e non ci sono semilavorati”.

Manfredi Calabrò: l'IA spinge la comunicazione verso la consulenza culturale

 “Per noi comunicatori è una sfida al rialzo — aveva rimarcato Manfredi Calabrò nell’intervento al CEO Talks — investire in formazione non per diventare migliori comunicatori, ma finalmente consulenti culturali. Servirà a leggere qualche libro in più, servirà anche a riscoprire la mondanità nella sua accezione più positiva, traendo ispirazione magari anche dalle arti maggiori”. Forte delle esperienze maturate e mosso da curiosità, Manfredi Calabrò ha distinto l’uso dell’IA, e i benefici ad essa collegati, tra agenzie creative e media, sottolineando come l’Intelligenza Artificiale, nella sua forma non diretta, non sia infatti generativa.