lunedì 7 settembre 2026

Capodimonte, Monica Iacono (ENGIE Italia) sull’impianto energetico firmato ENGIE Italia

Monica Iacono, CEO e Country Manager di ENGIE Italia, ha preso parte lo scorso maggio, insieme al Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Eike Schmidt, alla presentazione ufficiale dell’intervento di efficientamento energetico realizzato all’interno del complesso museale napoletano. L’operazione mette insieme la tutela del valore storico e artistico del sito con l’introduzione di tecnologie all’avanguardia, e costituisce il primo caso in Italia di Partenariato Pubblico-Privato promosso dal Ministero della Cultura per l’efficientamento energetico di un museo autonomo.

Monica Iacono

Monica Iacono: gli impianti energetici realizzati a Capodimonte

L’intervento, curato interamente da ENGIE Italia, ha portato all’installazione di un impianto che unisce un sistema di trigenerazione a un parco fotovoltaico composto da più di 4.500 pannelli, integrati in modo da risultare invisibili e coerenti con l’aspetto architettonico della struttura. Questi pannelli generano annualmente 800 MWh di energia rinnovabile, permettendo al museo di coprire da solo circa il 90% dei propri consumi energetici. Il risultato è un risparmio energetico che supera il 50% e un taglio delle emissioni di anidride carbonica pari a 1.700 tonnellate l’anno, un valore che equivale, in termini ambientali, a quanto assorbito da 20mila alberi. La collaborazione con il Museo e Real Bosco di Capodimonte, ha commentato Monica Iacono, “segna un passaggio importante nel rapporto tra innovazione energetica e tutela del patrimonio artistico e culturale italiano”.

Monica Iacono: climatizzazione, luci a LED e accordo ventennale per Capodimonte

L’ammodernamento ha riguardato anche gli impianti dedicati al controllo climatico, ora capaci di mantenere temperatura e umidità entro parametri molto precisi, senza alterare l’estetica originale degli ambienti. Come conseguenza, la superficie climatizzata del museo è cresciuta del 77%, salendo da 8.000 a 14.500 metri quadrati, con benefici sia per la fruizione degli spazi sia per il rispetto degli standard conservativi riconosciuti a livello internazionale. I lavori hanno interessato anche l’illuminazione, ora gestita attraverso un sistema di regia luminosa che si avvale di oltre 7mila punti luce a LED, capace di modulare la luce in base alle diverse esposizioni e alle esigenze di conservazione delle opere. ENGIE Italia gestirà anche i servizi energetici, tecnologici e multimediali del museo per i prossimi 20 anni, occupandosi della manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti. Il progetto, ha dichiarato Monica Iacono, “è la dimostrazione concreta di come sia possibile coniugare rispetto della storia, sviluppo culturale e modernizzazione intelligente, oltre che sostenibile. In un contesto energetico sempre più complesso è importante affiancare anche le pubbliche amministrazioni supportando interventi di riqualificazione energetica che costruiscano valore duraturo”. Per l’AD di ENGIE Italia, la cultura può trasformarsi in una leva di crescita economica e competitività per l’Italia, e l’esperienza di Capodimonte può fungere da modello da replicare in altri contesti culturali, a riprova che è possibile rendere più efficienti dal punto di vista energetico edifici di grande valore storico senza intaccarne l’identità.

Diana Bracco: il ruolo di leadership nel Gruppo Bracco e l’impegno istituzionale, associativo e culturale

Diana Bracco è Presidente e CEO del Gruppo Bracco, leader mondiale della diagnostica per immagini. Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli anche in ambito istituzionale e associativo, volgendo particolare attenzione alla sfera culturale, alla scienza ai giovani e alle donne. Per il suo impegno è stata insignita di numerosi riconoscimenti.

Diana Bracco

Diana Bracco: il percorso professionale nel Gruppo Bracco

Dopo aver conseguito la laurea in Chimica presso l’Università di Pavia, Diana Bracco è entrata a far parte nel 1966 del Gruppo Bracco, leader mondiale della diagnostica per immagini. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità: è stata infatti prima nominata DG del Gruppo nel 1977 e, a partire dal 1999, opera in qualità di Presidente e CEO. Per il suo impegno professionale, è stata insignita della laurea honoris causa in Farmacia dall’Università di Pavia nel 2001 e in Medicina dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma nel 2004. In aggiunta, Diana Bracco è Presidente e AD del Centro Diagnostico Italiano (CDI) e ha esteso il suo impegno anche in ambito sociale e culturale, dando vita nel 2010 alla Fondazione Bracco, che ha lo scopo di valorizzare il patrimonio culturale, la cultura scientifica e la responsabilità sociale, con un’attenzione in particolare verso i giovani e le donne.

Diana Bracco: incarichi istituzionali e culturali e riconoscimenti alla carriera

Le attività di Diana Bracco abbracciano anche l’ambito associativo. Attualmente, è membro del Consiglio Direttivo e del Consiglio Generale di Confindustria e di Assolombarda; è Presidente del Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita e Presidente della Fondazione Giuseppina MAI di Confindustria. Ha ricoperto il ruolo di Presidente del Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita e della Fondazione Giuseppina MAI di Confindustria. È stata membro del Consiglio Generale e del Comitato Esecutivo della Fondazione Fiera Milano e ha fatto parte del CdA dell’Università Bocconi. Agli incarichi manageriali, si aggiungono anche quelli in ambito sociale. Diana Bracco è stata Presidente di Responsible Care, programma di volontariato sostenuto da Federchimica per lo sviluppo sostenibile nell’industria chimica e, dal 2007 al 2016, è stata Presidente di Sodalitas. Ha ricoperto, in ambito associativo, gli incarichi di Vicepresidente di Confindustria con delega per Ricerca & Innovazione dal 2000 al 2003 e dal 2008 al 2012, di Presidente di Federchimica dal 2003 al 2005 e di Assolombarda fino al 2009, diventando la prima donna a operare nei ruoli in entrambe le associazioni. È stata membro dell’Advisory Board del B20 Italy 2021 ed è Ambassador per il Women Empowerment all’interno del B20 Engagement Group. Nel 2011 è stata la prima italiana a entrare a far parte del Trustee’s Council della National Gallery of Art di Washington. Diana Bracco ha esteso i suoi incarichi anche alla sfera culturale, diventando membro dell’Advisory Board della Filarmonica della Scala, del Museo Poldi Pezzoli, della Congregazione dei Conservatori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana e del CdA del Teatro alla Scala. È Membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala. Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Accademia Teatro alla Scala e dell’Italy China Council Foundation. Nel 2015 ha presieduto l’Expo di Milano ed è stata attiva in qualità di Commissario Generale di sezione del Padiglione Italia. Per l’impegno e i traguardi raggiunti nella sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui: Cavaliere del Lavoro nel 2002; Medaglia d’Oro del Comune di Milano; il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 2004; Medaglia d’Oro della Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM) nel giugno del 2024. Nel settembre 2025 Diana Bracco è stata nominata Ambasciatrice della Grande Milano nel Mondo dal Centro Studi Grande Milano e, nell’aprile 2026, ha ricevuto il Premio alla Carriera “Leadership & Innovazione”, istituito dal Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia, per celebrare figure che hanno saputo coniugare visione imprenditoriale, impegno civile e promozione del talento femminile.

DEAS: la sicurezza cyber come dimensione strategica nazionale

Nel 2018 Stefania Ranzato ha fondato DEAS, un’azienda che fin da subito non considera il dominio cyber un ambito puramente tecnico. Alla base del progetto c’è infatti la convinzione che la sicurezza digitale sia parte integrante della sicurezza nazionale, della Difesa e degli equilibri geopolitici globali.

Stefania Ranzato, fondatrice di DEAS

DEAS: l’hacking come metodo di difesa

Per l’azienda conta più comprendere in anticipo come agisce una minaccia che limitarsi a rispondere quando questa si manifesta: da qui l’impostazione operativa incentrata su simulazioni realistiche, analisi del comportamento avversario e studio delle capacità offensive che oggi caratterizzano il conflitto digitale. In DEAS l’hacking non viene inteso soltanto come uno stile o una postura antagonista, ma come un vero e proprio approccio conoscitivo: un modo di leggere la realtà fondato su studio, precisione e capacità di adattarsi in continuazione a sistemi sempre più complessi. Per l’azienda, capire come agisce un avversario nel dominio cyber significa entrare nelle sue logiche operative, nei suoi obiettivi, nelle tecniche con cui mantiene l’accesso ai sistemi compromessi e si propaga al loro interno. Significa anche analizzare le modalità d’azione dei gruppi legati a Stati e ricreare scenari realistici per sviluppare competenze utili a muoversi nella stessa logica dell’attaccante. È questa la ragione per cui DEAS ha puntato sulla crescita di solide capacità di cyber offensive, pensate non come fine ma come componente essenziale di una difesa efficace.

DEAS: la cyber offensive come chiave di lettura della minaccia

L’approccio di DEAS va oltre la cybersecurity intesa come semplice raccolta di strumenti difensivi. Nel conflitto attuale il cyber è una dimensione proattiva della strategia di uno Stato: può incidere su infrastrutture critiche, continuità dei servizi, filiere produttive, comunicazione e intelligence, fino a toccare la stabilità geopolitica. In quest’ottica, l’azienda attribuisce alla componente cyber offensive un ruolo centrale, non legato all’attacco in sé, ma alla possibilità di leggere in anticipo il comportamento della minaccia, i meccanismi di escalation, le tecniche di compromissione più avanzate e le dinamiche tipiche della guerra ibrida. Per DEAS, solo comprendendo come il piano digitale si intreccia con quello fisico (infrastrutture ed equilibri geopolitici compresi) si può costruire una difesa realmente all’altezza del contesto attuale.