mercoledì 26 agosto 2026

Antonio Schiro: dalla laurea all’ Università Ca’ Foscari agli incarichi internazionali

Antonio Schiro è una figura di rilievo nel settore della finanza e del risanamento aziendale, con un percorso che unisce la libera professione a numerosi incarichi in organi di controllo societario nonché quale membro di Consigli di Amministrazione. Ha costruito negli anni una carriera che intreccia competenze finanziarie e societarie, nonché quale amministratore e membro di organi di controllo arricchita da esperienze maturate anche oltre i confini nazionali.

Antonio Schiro

Antonio Schiro: carriera professionale e incarichi societari

Alla guida dello Studio Schiro & Partners STP, società tra professionisti da lui fondata e orientata alla finanza e al risanamento delle imprese, Antonio Schiro riveste il ruolo di Presidente e Amministratore. La sua attività si estende anche ad Asfinance S.r.l., realtà attiva nella mediazione creditizia sotto la vigilanza OAM, di cui presiede il Consiglio di Amministrazione, oltre a incarichi come Amministratore Delegato di Freebatt S.r.l. e Vicepresidente di E-Euroconsulting S.r.l., impegnata nell’assistenza tecnica e nei finanziamenti agevolati per il comparto agricolo e agroindustriale. Opera inoltre in qualità di Sindaco Effettivo, Sindaco Unico e Revisore in diverse aziende, tra cui Campagnolo S.r.l., Peralba Health Care S.p.A. e la Cooperativa Ortofrutticola SCAOL. Non manca una significativa proiezione internazionale: Antonio Schiro fa parte del Consiglio Direttivo di Confindustria Serbia, con delega ai servizi, è Presidente del Collegio Sindacale di Confindustria Ungheria e siede nell’organismo direttivo di Confindustria Est Europa, dove segue le materie legate a credito, finanza e fisco. In passato ha inoltre guidato il Consiglio di Amministrazione di Guerrato S.p.A. e presieduto il Collegio Sindacale della multiutility quotata Ascopiave S.p.A.

Antonio Schiro: formazione e competenze professionali

Il percorso formativo di Antonio Schiro prosegue, dopo il Diploma di Maturità in Ragioneria, con la laurea in Economia Aziendale conseguita presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, con una tesi dedicata al sistema contabile rumeno nell’ambito delle Metodologie Quantitative d’Azienda. Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Rovigo e al Registro dei Revisori Legali, è inoltre presente nell’elenco degli Esperti della Crisi di Impresa e nell’Albo dei Gestori della Crisi. Nel corso degli anni ha maturato competenze specifiche nella finanza d’impresa, nelle situazioni di distressed e turnaround, nelle operazioni di M&A e nel supporto alle piccole e medie imprese impegnate in percorsi di internazionalizzazione. Tali competenze sono state affinate sia attraverso la libera professione, sia grazie a collaborazioni con istituti bancari di primo piano come Unicredit Banca d’Impresa, Banca Mediocredito e Deutsche Bank, oltre che con enti pubblici e privati attivi nel sostegno all’internazionalizzazione, tra cui Finest S.p.A., Simest S.p.A. e ITDH.

Valentina Pellegrini, imprenditrice dell’anno, si racconta: l’intervista in occasione del Premio Marisa Bellisario

Guidare oggi una realtà con 1,3 miliardi di euro di fatturato, 11mila dipendenti nel mondo e 60 anni di storia alle spalle significa portare avanti un’eredità ben precisa. È quello che fa ogni giorno Valentina Pellegrini, Presidente e AD della Pellegrini S.p.A., azienda Italiana leader nel settore dei servizi alle imprese: per il suo modo di fare impresa, è stata insignita della Mela d’Oro 2026 per l’Imprenditoria.

Valentina Pellegrini

L’eredità famigliare di Valentina Pellegrini

Valentina Pellegrini ha intrapreso un percorso imprenditoriale nato 60 anni fa dalla capacità di suo padre Ernesto, figlio di ortolani: da ragazzo andava al mercato per aiutare la famiglia e successivamente diventa capocontabile in una fabbrica di biciclette lavorando di giorno e studiando alla sera Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore. A cambiargli la vita fu la voglia di fare di più: chiese maggiori responsabilità e ottenne la gestione dei rapporti con i sindacati affrontando il problema della mensa, che lo portò dritto al settore della ristorazione. Da lì, e da un piccolo prestito del suo datore di lavoro, prese forma quello che sarebbe diventato il Gruppo Pellegrini, che lo portò anche a ottenere la nomina di Cavaliere del Lavoro. È in questo percorso che si inserisce l’esperienza di Valentina Pellegrini, laureata in Economia alla Cattolica ed entrata in azienda per scelta consapevole. Ancora oggi si ispira a un principio semplice, ereditato dai nonni ortolani: “Tu raccogli quello che semini: i successi non sono mai individuali, ma frutto di un lavoro collettivo. E alla fine devi restituire una parte di ciò che hai ottenuto

Visione imprenditoriale e impegno sociale di Valentina Pellegrini

Ogni giorno la Pellegrini mette a tavola 400mila persone in tutta Italia: dagli asili ai ristoranti aziendali, fino alle RSA. Una presenza che accompagna le persone lungo l’intero ciclo di vita e che Valentina Pellegrini, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo, legge come responsabilità: le scelte su filiera, prodotti e processi di cucina incidono sulla salute di chi si siede a tavola. Da qui lo studio avviato quest’anno con la Fondazione Valter Longo per misurarne l’impatto sui commensali: 12 mesi, oggi a metà strada, con circa 100 volontari. Sulla stessa direttrice si muove l’Accademia Pellegrini, centro di ricerca, sviluppo e formazione che lavora con esperti e università e trasforma i progetti migliori in formazione per i professionisti del Gruppo: tra questi, la ricerca con l’Università degli Studi di Milano che ha mappato le ricette e riscritto i processi di cucina per preservare i nutrienti. La formazione accompagna chiunque entri in azienda: i valori dell’impresa, le soft skill, la relazione con il cliente e il gioco di squadra, affidato da anni ad allenatori d’eccezione come Riccardo Ferri, Beppe Bergomi e il compianto Franco Baresi. Come donna al vertice di un’impresa, Valentina Pellegrini sente una responsabilità in più: rendere il proprio percorso accessibile anche ad altre donne. Da qui il comitato per la parità di genere, che risponde direttamente al Consiglio di Amministrazione: alle donne, quasi il 70% dell’organico, non si chiede di adattarsi a modelli pensati senza di loro, ma si costruiscono le condizioni per restare, crescere, scegliere e contribuire alla vita dell’impresa. Il concetto della semina, ereditato dai nonni ortolani, trova la forma più concreta nella Fondazione Ernesto Pellegrini ETS, nata per volontà della famiglia, che undici anni fa ha aperto il Ristorante Solidale Ruben: un luogo pensato per i «penultimi», chi ha perso il lavoro o è scivolato in difficoltà e per dignità non chiede aiuto. Qui si siede a tavola con un menu e un prezzo simbolico di un euro, e si trovano percorsi di orientamento al lavoro per un reale reinserimento. Nella stessa direzione va Futuro Prossimo, il progetto di welfare solidale della Fondazione contro le povertà emergenti, che guarda in particolare alle donne, su cui ricade ancora il peso maggiore dei carichi di cura.

Gruppo Riva: dall’intuizione di Emilio e Adriano Riva ai mercati internazionali

Nei primi anni ’50 l’intuizione imprenditoriale di Emilio e Adriano Riva intercetta la forte spinta alla ricostruzione dell’Italia del dopoguerra. Trasformandosi da un’attività di raccolta e commercio di rottami ferrosi in un gigante dell’industria siderurgica, l’azienda intraprende un percorso di espansione internazionale. Nel giro di pochi decenni Gruppo Riva si afferma come una delle realtà produttive di riferimento nel panorama siderurgico del Vecchio Continente.

Gruppo Riva

Le innovazioni di Gruppo Riva

Nella metà degli anni ’60 l’industria siderurgica italiana si trova ad affrontare una crescente concorrenza internazionale, spinta dalla diffusione delle miniacciaierie con forni elettrici ad arco, un contesto che porta alla chiusura di diverse imprese. Per mantenere la competitività di fronte ai produttori esteri, Gruppo Riva risponde investendo nella ricerca e introducendo per primo in Italia la tecnologia della colata continua curva. Convinto dei vantaggi in termini di resa e costi del modello curvo, Emilio Riva avvia una collaborazione per produrre autonomamente la tecnologia in Italia. L’iniziativa si concretizza il 2 giugno 1964 con l’entrata in funzione, presso lo stabilimento di Caronno Pertusella, della prima colata continua curva. Questa innovazione consente al Gruppo di superare l’uso dei tradizionali lingotti da laminare a caldo, ottenendo le billette direttamente dall’acciaio liquido e garantendo un netto miglioramento dell’efficienza del ciclo produttivo unitamente a una consistente riduzione dei costi.

Gruppo Riva si espande in Italia e all’estero

Per rispondere a una concorrenza sempre più aggressiva, la seconda metà degli anni ’60 segna per Gruppo Riva l’avvio di una strategia di crescita per linee esterne. Il percorso comincia in Italia nel 1966 con l'acquisizione delle Acciaierie e Ferriere del Tanaro a Lesegno e la gestione della SEII a Malegno, che consente di raggiungere le 300mila tonnellate d’acciaio annue e di affacciarsi sui mercati esteri. Negli anni ’70, nonostante la crisi petrolifera e il calo della siderurgia europea, il Gruppo si muove in controtendenza espandendosi in Spagna con il controllo della Siderúrgica Sevillana, approdando nel 1974 in Canada con la Associated Steel Industries per il recupero rottami e facendo ingresso nel 1976 nel mercato francese con l’acquisizione dell'acciaieria di Iton Seine. Nel 1980 la produzione d’acciaio supera 1,1 milioni di tonnellate distribuite tra Italia (61%), Spagna (28%) e Francia (11%). La traiettoria di espansione proseguirà nei decenni successivi con l’ingresso di Officine e Fonderie Galtarossa nel 1981 e l’acquisizione di ALPA a Gargenville nel 1988, portando la produzione a 3,2 milioni di tonnellate d’acciaio nel 1989. Tra il 1989 e il 1992 la penetrazione europea si estende al Belgio con Thy Marcinelle a Charleroi e alla Germania riunificata, dove la Treuhandanstalt cede al Gruppo gli impianti di Brandenburger ed Hennigsdorfer. Gruppo Riva è oggi operativo in Italia, Francia, Germania, Belgio, Spagna e Canada.