mercoledì 16 settembre 2026

“Forme nel Verde” e il progetto YOUNG 2026: il sostegno di Stefania Ranzato (DEAS)

Stefania Ranzato, fondatrice dell’azienda di cybersecurity DEAS, sostiene la 55° edizione di “Forme nel Verde”, rassegna italiana dedicata all'arte ambientale e alla scultura contemporanea en plein air: in un’intervista rilasciata ad “Artuu”, ha spiegato le ragioni dietro il suo impegno a favore di innovazione tecnologica, cultura e formazione.

Stefania Ranzato

Stefania Ranzato e DEAS sostengono l'arte contemporanea a San Quirico d'Orcia

È nell’ambito della rassegna dedicata al dialogo tra arte contemporanea e paesaggio, in programma fino al 1° novembre 2026 a San Quirico d’Orcia, che prende vita il progetto YOUNG 2026, che riunisce 20 studenti provenienti da dieci Accademie statali di Belle Arti italiane. L’iniziativa è sostenuta da DEAS, azienda di cybersecurity fondata da Stefania Ranzato. “La mia esperienza professionale mi ha insegnato che il vero progresso non nasce soltanto dalla tecnologia, ma dalla qualità del pensiero umano. Per questo ho scelto di sostenere Forme nel Verde – ha spiegato l’imprenditrice – Un’iniziativa come questa rappresenta molto più di una rassegna d’arte: è uno spazio in cui creatività, paesaggio, cultura e comunità dialogano tra loro generando valore per il territorio e per le persone. Credo che investire nell’arte significhi investire nella capacità di immaginare il futuro. La Val d’Orcia è uno dei luoghi in cui il rapporto tra uomo e ambiente ha raggiunto un equilibrio straordinario e portare l’arte contemporanea in questo contesto significa stimolare nuove riflessioni sul nostro tempo, sull’innovazione e sulla responsabilità che abbiamo verso ciò che ci circonda”. Il mondo da cui viene Stefania Ranzato, in cui precisione, controllo e tecnologia sono elementi fondamentali, sembrerebbe molto lontano da quello dell’arte. Eppure, l’imprenditrice ha raccontato perché non è così: “A prima vista cybersicurezza e arte contemporanea sembrano appartenere a universi lontanissimi. In realtà condividono un elemento fondamentale: entrambe nascono dalla capacità di leggere la complessità”. Se da un lato, il settore della cybersicurezza si trova a interpretare scenari in evoluzione, anticipare minacce e trovare soluzioni innovative, dall’altro l’arte osserva il presente e prova a immaginare il futuro attraverso nuovi linguaggi. Ed è proprio in questa tensione verso la ricerca, nel modo di porre una domanda, invitando a cambiare prospettiva e stimolando il pensiero critico, che si trova questo punto d’incontro tra due mondi all’apparenza lontani.

Stefania Ranzato: dai giovani hacker agli artisti, la chiave è il pensiero critico

Non è possibile parlare di futuro senza coinvolgere i giovani nel dibattito. Ecco perché è dedicata a loro l’iniziativa sostenuta da DEAS. “Credo che il talento non si riconosca soltanto dalla qualità tecnica o dal percorso formativo. Questi sono elementi importanti, certo, ma ciò che fa davvero la differenza è l’attitudine con cui una persona affronta la realtà – ha sottolineato Stefania Ranzato Mi colpiscono la curiosità, la capacità di mettersi in discussione, il coraggio di sperimentare e la determinazione nel trasformare un’idea in qualcosa di autentico. Sono qualità che ritrovo tanto in un giovane artista quanto in un giovane hacker che entra nel mondo della cybersicurezza”. La sua azienda crede molto nei giovani talenti, come dimostra l’età media di chi vi lavora. L’imprenditrice è convinta che a rendere DEAS così innovativa e capace di affrontare la complessità sia la pluralità di esperienze che portano le persone al suo interno, le quali si distinguono per percorsi, sensibilità e competenze differenti. “Per questo considero importante sostenere anche giovani provenienti da ambiti apparentemente lontani dal nostro, come l’arte, la cultura o le discipline umanistiche. Oggi, la vera innovazione nasce dall’incontro tra competenze diverse. Un artista, un ricercatore, un ingegnere o un esperto di sicurezza informatica condividono la stessa capacità di immaginare ciò che ancora non esiste. Favorire questo dialogo significa creare un ecosistema in cui le idee possono contaminarsi e generare valore”.

Fondazione Amplifon, Susan Carol Holland: arte-terapia nelle RSA

Il progetto "Ciao!" della Fondazione Amplifon, guidata da Susan Carol Holland, si arricchisce di un nuovo capitolo dedicato all'arte. Il 22 giugno gli ospiti di circa 300 residenze italiane hanno seguito una visita virtuale della mostra di Chiara Camoni al Padiglione Italia della Biennale di Venezia.

Susan Carol Holland, Presidente di Amplifon e di Fondazione Amplifon

L'impegno di Susan Carol Holland con la Fondazione Amplifon: cultura e tecnologia contro l'isolamento degli anziani

La Fondazione Amplifon ha promosso un'iniziativa che porta l'arte contemporanea dentro le residenze per anziani italiane. Lo scorso 22 giugno gli ospiti di circa 300 strutture hanno preso parte a una visita virtuale della mostra "Con te con tutto" dell'artista Chiara Camoni, allestita all'interno del Padiglione Italia della 61ª Biennale di Venezia. Ad accompagnare i partecipanti nel percorso espositivo è stata la curatrice del Padiglione Italia Cecilia Canziani. L'iniziativa si inserisce nel progetto "Ciao!", il programma più longevo della Fondazione presieduta da Susan Carol Holland e nato durante la pandemia con l'obiettivo di contrastare l'isolamento degli anziani attraverso la tecnologia e mantenerli in contatto con le proprie famiglie. Nel tempo il progetto si è evoluto, rispondendo anche a un'altra esigenza centrale: quella dell'inclusione sociale attraverso la cultura. Oggi "Ciao!" coinvolge circa 30mila anziani in 300 strutture italiane e oltre 30 residenze distribuite in Australia, Belgio, Francia, Portogallo, Spagna e Svizzera, confermando la dimensione internazionale di un percorso che unisce tecnologia e arte come strumenti di connessione per le persone più fragili. La visita virtuale all'interno del Padiglione Italia ha permesso agli ospiti delle RSA aderenti di seguire un percorso espositivo pensato per un pubblico ampio, con un linguaggio accessibile anche a chi non ha mai avuto occasione di visitare una Biennale d'arte. L'iniziativa conferma come la cultura possa diventare, accanto alla tecnologia, uno strumento concreto per restituire dignità e partecipazione a persone spesso escluse dalla vita culturale del Paese.

Susan Carol Holland: i prossimi passi tra RSA e Biennale di Venezia

Dopo la visita virtuale, il progetto proseguirà fino a novembre con laboratori di arte-terapia nelle RSA aderenti a "Ciao!", durante i quali gli ospiti realizzeranno piccole sculture ispirate ai temi affrontati nel Padiglione Italia. Le opere saranno poi inviate all'atelier di Chiara Camoni, contribuendo alla creazione di una nuova "Sister", la forma scultorea simbolo della sua ricerca artistica. Il risultato finale sarà presentato nel 2027, in occasione della cena annuale di beneficenza della Fondazione Amplifon, l'appuntamento attraverso cui l'ente presieduto da Susan Carol Holland rendiconta pubblicamente l'impatto dei propri progetti di inclusione sociale. Maria Cristina Ferradini, Consigliera Delegata della Fondazione Amplifon, ha sottolineato il duplice valore della partnership con il Padiglione Italia: avvicinare gli anziani all'arte di Chiara Camoni e portare quest'arte dentro le RSA, rendendo gli ospiti contributori attivi di "un'opera collettiva che avrà una propria vita e un proprio percorso". Ferradini ha aggiunto come l'iniziativa rappresenti un'occasione per aprire il mondo dell'arte a persone che, pur in condizioni di fragilità, restano ricche di esperienze e capacità espressive. Il percorso si colloca nel più ampio impegno filantropico della Fondazione, che dal suo avvio ha destinato risorse crescenti a progetti di inclusione sociale rivolti agli anziani, coinvolgendo ogni anno decine di migliaia di beneficiari in Italia e negli altri Paesi in cui il Gruppo Amplifon è presente. Il progetto "Ciao!" si conferma dunque come un tassello del percorso filantropico che l'ente porta avanti dal 2020, unendo arte, tecnologia e attenzione alle fragilità degli anziani in Italia e nei Paesi in cui la fondazione è attiva.

Fondazione Don Gnocchi: il movimento al centro dell’open day di fisioterapia

La Fondazione Don Carlo Gnocchi ha organizzato un open day di fisioterapia nei suoi centri italiani per favorire prevenzione e movimento. Al centro valutazioni fisioterapiche e indicazioni personalizzate, con l’obiettivo di contrastare sedentarietà, dolore e difficoltà motorie.

 Fondazione Don Carlo Gnocchi

Fondazione Don Carlo Gnocchi: open day di fisioterapia per prevenire dolore e sedentarietà

In occasione della giornata mondiale della fisioterapia, la Fondazione Don Gnocchi ha organizzato un open day nei suoi centri in tutta Italia per valutazioni fisioterapiche. Lo scopo di questa iniziativa è aiutare le difficoltà di movimento, prevenire dolori e contrastare la sedentarietà lavorativa della vita delle persone rimettendo al centro il movimento. Infatti, secondo alcuni dati Istat, il 30% della popolazione dai 3 anni in su non fa esercizio o pratica allenamento fisico. La Fondazione Don Carlo Gnocchi promuove gli open day soprattutto per quelle persone che hanno dolore quando compiono un movimento, sentono dolore costante, desiderio di migliorare la mobilità o stanno recuperando da un infortunio. La visita prevede un primo inquadramento tramite questionario, valutazione del fisioterapista con relative indicazioni e suggerimenti. “La prevenzione non passa dalla ricerca di una postura perfetta, ma dalla capacità di mantenersi attivi, variare le posizioni e adattare progressivamente i carichi alle caratteristiche della persona”, ha sottolineato la responsabile Sitrea (Servizio infermieristico, tecnico, riabilitativo, educativo, assistenziale) della Fondazione.

Fondazione Don Gnocchi: il movimento come strategia per contrastare la sedentarietà e il dolore

“Un’attenzione alla persona nella sua globalità che, in Fondazione Don Gnocchi, si traduce nel lavoro integrato tra le diverse professionalità — ha aggiunto il Direttore Medico e Socio-Assistenziale della Fondazione —Il fisioterapista ha un ruolo importante: non interviene soltanto quando il dolore è già presente, ma può aiutare a riconoscere i fattori che lo favoriscono, recuperare funzione e movimento e individuare strategie personalizzate”. Ripartire dal movimento è il focus di questa iniziativa e, infatti, i professionisti della Fondazione Don Carlo Gnocchi hanno anche suggerito sette consigli per diminuire la sedentarietà: alternare posizione seduta con brevi spostamenti; adattare la posizione alla persona ed evitare posizioni scomode per tempi prolungati; variare posizione durante la giornata; inserire pause attive di qualche minuto; allenare forza e capacità di carico; in caso di dolore, evitare immobilità prolungata; affidarsi a un professionista in caso di dolori persistenti o lombalgia.