venerdì 10 luglio 2026

Luca Dal Fabbro: investimenti diversificati per il futuro delle utility

Intervenuto all’evento “Le Utility oltre il PNRR”, il Presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro ha rimarcato l’urgenza di trovare investimenti alternativi a quelli del Recovery Plan per rafforzare le reti idriche ed energetiche e per migliorarne digitalizzazione e sicurezza. Stimati 19,5 miliardi di euro annui, da investire soprattutto nel centro-sud del Paese.

 Luca Dal Fabbro, Presidente di Utilitalia

Luca Dal Fabbro: investimenti e nuove soluzioni finanziarie per le utility

“Dobbiamo inoltre iniziare a ragionare sul periodo successivo al PNRR, che è ormai alle porte — ha sottolineato Luca Dal Fabbro, Presidente di Utilitalia — Una proposta concreta, che non richiede ulteriori risorse da parte dello Stato, è quella di concentrare gli investimenti nei settori e nei territori dove producono il maggiore impatto”. In occasione dell’evento “Le Utility oltre il PNRR”, che si è svolto lo scorso 23 giugno, il Presidente si è soffermato sulla questione cruciale per le utility che riguarda la necessità di investimenti per consolidare la sicurezza energetica e idrica del Paese. Sotto la guida di Luca Dal Fabbro, Utilitalia è impegnata a lavorare con istituti di credito e istituzioni europee per trovare soluzioni diverse di investimenti, tra cui il basket bond, “che potrebbe sostenere in particolare le piccole e medie utility italiane”.

Luca Dal Fabbro: servono 19,5 miliardi l’anno per reti energetiche, idriche e rifiuti

Tra le questioni principali ci sono la digitalizzazione e il potenziamento delle reti energetiche e idriche, soprattutto nel centro-sud del Paese. “Questo — ha aggiunto Luca Dal Fabbrorichiede importanti investimenti nelle reti di distribuzione, sia idriche sia energetiche, e una gestione più efficiente del ciclo dei rifiuti. Pensiamo, ad esempio, al dissesto idrogeologico, alla mancanza d'acqua e alla siccità”. Per far fronte a queste esigenze, è stata stimata una somma pari a 19,5 miliardi di euro all’anno, di cui 11,5 per digitalizzazione e rafforzamento delle reti e per affrontare le richieste energetiche dei data center. “Servono poi circa 6 miliardi di euro per il settore idrico — ha evidenziato Luca Dal FabbroOggi le tariffe consentono di coprire investimenti per circa 4 miliardi, ma sono necessari ulteriori 2 miliardi per adeguare e modernizzare le infrastrutture. Infine, occorrono tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro per il ciclo dei rifiuti”.

Fondazione Don Carlo Gnocchi: un modello di cura innovativo per la cronicità

Seguire le persone sul territorio in modo costante è la prerogativa del modello promosso dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi. L’ente non profit risponde allo tsunami demografico applicando la tecnologia alla riabilitazione, riducendo le distanze fisiche e offrendo un’assistenza personalizzata e continua.

Fondazione Don Gnocchi

Il modello della Fondazione Don Carlo Gnocchi per la cura della cronicità

Costruire un sistema sociosanitario fondato sulla presa in carico della persona nel suo insieme è una faccenda complessa. Ma è possibile, anche grazie alla tecnologia abbinata alla ricerca. È questo il “metodo” della Fondazione Don Gnocchi, ente del terzo settore ideato dall’ex cappellano milanese per curare i mutilati di guerra e che attualmente gestisce 16mila ricoveri, 357mila persone in ambulatorio o a domicilio, 3mila residenze o centri diurni. L’innovativo modello di cura sviluppato dalla realtà non profit, in grado di rispondere alle sfide della cronicità con rigore scientifico e visione umana, è stato al centro di un incontro promosso da “Corriere Buone Notizie” con la Fondazione. A spiegare in cosa consiste è Maria Cristina Messa, Direttrice Scientifica della Fondazione Don Carlo Gnocchi. Tutto parte da una prerogativa imprescindibile: “Seguire le persone sul territorio, in modo costante”. Un qualcosa che in passato poteva apparire utopico e che oggi con la tecnologia è diventato non solo possibile ma straordinariamente efficace. “Basta pensare alle possibilità della teleriabilitazione che dal 2020 al 2025 ha consentito 70mila trattamenti in nove regioni”, ha sottolineato Maria Cristina Messa. La sfida maggiore consiste nel superare le diversità. “Un sistema digitale richiede piattaforme comuni che si parlino tra loro e se vuoi metterlo in piedi in regioni diverse devi prima uniformare l’alfabeto”. Per il momento, la Fondazione è riuscita a farlo in sette regioni su nove ma non intende fermarsi qui.

Oltre la medicina: come estendere il metodo della Fondazione Don Gnocchi

In una società che conta circa 600mila nuovi over 65 ogni anno e un milione e mezzo di over 85, il sistema è investito da un vero e proprio “tsunami”, aggravato da due patologie sociali che non possono essere curate in corsia, ovvero la solitudine e la povertà. La soluzione suggerita dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi unisce quindi l’aspetto sanitario con quello sociale, mettendo in piedi un sistema sociosanitario basato sulla condivisione di dati e fascicoli e che sfrutta le nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale. Quest’ultima è, infatti, in grado di combinare i dati trovando correlazioni, in tempi rapidissimi, tra ambiti diversi. Tale velocità richiede però che le scelte della politica stiano al passo, risolvendo ad esempio il problema della disomogeneità e aggiornando i Lea, che contengono voci ormai superate mentre altre nuove non sono ancora entrate. Ci sono poi altri aspetti, che non sono propriamente medici o politici, ma che impattano enormemente sulla cura dei pazienti: i temi dell’organizzazione e della quotidianità. Se è vero che è compito della ricerca e della tecnologia applicata alla medicina trovare cure e terapie, appartiene al tema dell’organizzazione quello di farle arrivare al letto del paziente. Sulla quotidianità, Maria Cristina Messa porta l’esempio del progetto Teseo della Fondazione Don Gnocchi, che ha seguito 200 pazienti e 400 caregiver con un supporto a tuttotondo, dall’assistenza domiciliare ai documenti per l’invalidità fino all’accompagnamento nei centri diurni. Infine, ha concluso: “Occorre trasformare progetti come questo in prassi regolari, via via normali. I progetti servono a dimostrare che una cosa si può fare. Poi bisogna farla sempre”.

Raffaele Pio de Nittis: carriera e incarichi nella sanità pugliese

Raffaele Pio de Nittis guida Confcooperative Sanità Puglia dal 2026, dopo esserne stato Vicepresidente. La nomina consolida una carriera maturata nella cooperazione sanitaria, iniziata nel 2011 alla guida di San Giovanni di Dio e passata per la presidenza del consorzio CON.SSI dal 2015.

Raffaele Pio de Nittis, Presidente di Confcooperative Sanità Puglia

Raffaele Pio de Nittis: il ruolo ai vertici di Confcooperative Sanità Puglia e altre attività

Raffaele Pio de Nittis è Presidente di Confcooperative Sanità Puglia, ruolo che ricopre da aprile 2026 dopo aver servito per quattro anni come Vicepresidente Vicario, occupandosi del coordinamento delle politiche di categoria e della rappresentanza istituzionale del settore cooperativo sanitario regionale. Dal 2015 è anche Presidente del Consiglio di Amministrazione del Consorzio “Sanità e Servizi Integrati per Azioni - CON.SSI”. La sua attività si estende inoltre alla rappresentanza associativa e istituzionale. Dal 2012 partecipa infatti al Consiglio di Presidenza di Confcooperative in qualità di Consigliere regionale e provinciale di Federsolidarietà. Ha fatto parte del Centro Studi Accademici di Confindustria, della Giunta di Confcommercio Foggia ed è stato Consigliere della Camera di Commercio di Foggia. Autore del volume “Riabilitazione Tecnologica Domiciliare (RTD) Ibrida”, edito da RIREA - Tipografia Greco Edizioni di Milano con prefazione del Professor Francesco Albergo dell’Università LUM, svolge attività di formazione e docenza su temi relativi all’assistenza domiciliare, alla riabilitazione, alla prevenzione sanitaria e alla gestione degli appalti pubblici.

Raffaele Pio de Nittis: la formazione e il percorso professionale

Raffaele Pio de Nittis nasce a San Giovanni Rotondo nel 1989. Si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi Pegaso di Napoli e completa il suo percorso formativo con un Master in Management delle Aziende Sanitarie presso la Business School Il Sole 24 Ore di Milano e un Master in Criminologia e Studi Giuridici Forensi. Nel 2011 avvia la carriera con la nomina ad Amministratore Delegato della Società Cooperativa Sociale-Sanitaria “San Giovanni di Dio”. Mantiene questo ruolo fino al marzo del 2021, occupandosi della gestione dell’amministrazione ordinaria e straordinaria dell’organizzazione, della programmazione economico-finanziaria e della direzione generale. La sua leadership contribuisce a far ottenere all’azienda alcuni riconoscimenti, tra cui il “Premio Industria Felix” nel 2019 come miglior impresa under 40 della provincia di Foggia e il “Premio Campioni della Crescita” nello stesso anno. In passato è stato Presidente e Amministratore Delegato della Società Consortile “Adi Bari Srl”, specializzata nell’assistenza domiciliare integrata, e Amministratore Delegato della Società Consortile “Gruppo Villa Argento” per Azioni, gestendo cinque RSA nell’area della ASL di Bari. Dal 2018 al 2020 ha presieduto il Consiglio di Amministrazione della S.S.D. Manfredonia Calcio 1932.

McFIT arriva a Genova: il centro fitness aprirà nel Palazzo della Nafta

McFIT aprirà nell'autunno 2026 un nuovo centro fitness a Genova, in piazza della Vittoria. La palestra di 1.500 mq sorgerà nel Palazzo della Nafta, coniugando il fascino storico dell'edificio simbolo con le più moderne tecnologie del fitness.

McFIT

Il nuovo centro fitness McFIT nel cuore di Genova

Sarà distribuito su due livelli, per una superficie di 1.500 mq, il nuovo centro fitness che McFIT aprirà a Genova nell’autunno del 2026. La palestra, attualmente in fase di realizzazione, sorgerà a piazza della Vittoria, all’interno del Palazzo della Nafta, uno dei luoghi simbolo dell’architettura genovese del Novecento. In linea con la visione del brand di restituire alle città spazi di valore trasformandoli in luoghi moderni e inclusivi, l’operazione unirà il fascino storico del primo edificio eretto nella piazza con l’avanguardia del fitness contemporaneo, creando uno spazio dedicato al benessere e alla community. Dall’ornamentale portone di Via Brigata Liguria 2 i soci accederanno alla reception e alla sala corsi situata al piano terra, dove le finiture d’epoca e il parquet originale avvolgono l'ambiente in un'atmosfera unica. Il piano interrato ospiterà la zona cardio, la zona pesi con macchinari di ultima generazione, aree dedicate agli stacchi, i macchinari isotonici, degli ampi spogliatoi e un’area relax. La luce naturale filtrerà attraverso le grandi vetrate restaurate, mentre gli impianti di ultima generazione garantiranno condizioni ottimali di climatizzazione e qualità dell'aria.

La palestra McFIT in un luogo simbolo della città

Il progetto è pensato per valorizzare l’eredità architettonica della struttura originale, integrando lo stile McFIT per dare vita a una sintesi armoniosa tra fascino storico e modernità. Progettato dall’ingegnere Paolo Fossati, che si ispirò all’artista genovese Riccardo Lombardo, il Palazzo della Nafta venne costruito tra il 1933 e il 1934. Primo edificio a essere eretto in piazza della Vittoria, vuole interpretare in chiave classica l’impostazione razionalista dell’architetto Marcello Piacentini, che aveva progettato la piazza. Cristoforo Ginatta curò invece gli allestimenti interni e impiantistici. Il palazzo fu inaugurato nel 1935 come sede della Società Italiana del Petrolio e Affini (Nafta). Sotto un apparato decorativo che richiama la grande tradizione del Cinquecento genovese, l’edificio nasconde un’anima in cemento armato, ponendosi come punto d'incontro tra l'eclettismo di via XX Settembre e la monumentalità della piazza. Oggi ospita la sede genovese di Eni ed è considerato un bene di interesse culturale.

Claudio Riva: la trasformazione di Gruppo Riva

Claudio Riva è oggi Presidente di Riva Forni Elettrici, una delle principali realtà siderurgiche europee, ma la sua carriera si basa su un percorso che unisce industria pesante, trasporto marittimo e trasformazioni strategiche di lungo periodo.

Claudio Riva

Claudio Riva: la crescita internazionale di Gruppo Riva

L’esperienza professionale di Claudio Riva si sviluppa all’interno di Gruppo Riva, dove assume nel tempo incarichi di crescente responsabilità fino a ricoprire il ruolo di Amministratore Delegato. In questa fase si occupa direttamente del core business siderurgico, contribuendo a consolidare la presenza internazionale del Gruppo, in particolare durante uno dei momenti più rilevanti per l’industria europea: la privatizzazione del comparto siderurgico tedesco successiva alla riunificazione dei primi anni ’90. Gruppo Riva ottiene riconoscimenti pubblici per aver superato gli obiettivi concordati in termini di occupazione e investimenti e Claudio Riva arriva a presiedere il Consiglio di Sorveglianza delle società tedesche del Gruppo. 

Claudio Riva: la riconversione di Genova Cornigliano

All'inizio degli anni 2000, Claudio Riva si concentra su uno dei dossier più complessi della siderurgia italiana: la riconversione dello stabilimento di Genova Cornigliano. Il percorso culmina nel 2005 con la firma dell'Accordo di Programma tra azienda, istituzioni e parti sociali. L'intesa segna un passaggio storico, sancendo il superamento della siderurgia a ciclo integrale in favore di un modello produttivo più sostenibile e compatibile con il territorio.

Claudio Riva: l'esperienza nel settore armatoriale con Snug e il ritorno ai vertici di Gruppo Riva

È il 2005 quando Claudio Riva decide di intraprendere una nuova sfida, spostando il proprio focus verso il settore armatoriale con la Società Navali Unite Genova (Snug). Un percorso di diversificazione che lo porta a confrontarsi con le logiche e le complessità di un settore profondamente diverso da quello siderurgico, arricchendo ulteriormente la sua visione industriale. Questa esperienza si conclude nel 2014 con la cessione della società a un importante gruppo tedesco, segnando il suo ritorno ai vertici di Gruppo Riva. Quello stesso anno Claudio Riva assume nuovamente la guida come Presidente, orientando Riva Forni Elettrici verso un modello basato su innovazione tecnologica, efficienza produttiva e sostenibilità.

giovedì 9 luglio 2026

Il profilo di Alessandro Viglione, penalista e Presidente dell’Odv di Autostrada Pedemontana Lombarda

Alessandro Viglione, avvocato penalista e partner dello Studio Lauri Viglione Penalisti, vanta un'ampia competenza nel diritto penale d'impresa e tributario. È inoltre attivo come componente e Presidente di Organismi di vigilanza per primarie aziende, inclusa Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A.

Alessandro Viglione

Il percorso professionale dell'avvocato Alessandro Viglione, partner dello Studio Lauri Viglione Penalisti

Avvocato penalista e partner dello Studio Lauri Viglione Penalisti, Alessandro Viglione è Presidente dell’Organismo di vigilanza (ex d.lgs. n. 231/2001) di Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A., società partecipata in quota di maggioranza da Milano Serravalle - Milano Tangenziali che gestisce il tratto autostradale A36. È, inoltre, membro dell’Organismo di Vigilanza di altre importanti società, tra cui Starbucks, Conceria Antiba, Zenato Winery. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi in Diritto Penale Commerciale, ha completato la propria formazione con un Master di Secondo Livello in Diritto Penale d’Impresa, presentando una tesi in Diritto Penale Tributario. Abilitato al patrocinio davanti alle Giurisdizioni Superiori, si è specializzato in Diritto Penale dell’Economia, in particolare nell’ambito del Diritto Penale Tributario, del Diritto Penale dei mercati finanziari, dei reati fallimentari e del Diritto Bancario e Societario, degli infortuni sul lavoro, del Diritto Penale Ambientale, della responsabilità amministrative dell’ente e della compliance ex d.lgs. n. 231/2001. Autore di alcune pubblicazioni e contributi in materia di Diritto Penale dell’Economia, dal 2021 è partner dello Studio Lauri Viglione Penalisti.

Le aree di competenza dello Studio guidato da Alessandro Viglione

Lo Studio Lauri Viglione Penalisti, di cui Alessandro Viglione è partner, è specializzato in alcuni ambiti del Diritto Penale, inclusi quello Societario, Ambientale, Commerciale, Informatico e dei reati contro la Pubblica Amministrazione. L’esperienza pluriennale maturata dallo Studio si articola tra la consulenza stragiudiziale nei principali settori del Diritto e la rappresentanza nei contenziosi giudiziali. A queste attività si affianca un servizio specificamente dedicato alla protezione della reputazione degli assistiti da eventuali implicazioni derivanti dalle vicende giudiziarie. Tra le attività dello Studio rientra la difesa transnazionale nei procedimenti all'estero. Il servizio si concentra sulla predisposizione diretta di report, sulla selezione dei legali locali e sul coordinamento dei diversi team, grazie a una rete di professionisti indipendenti attiva in Europa, Stati Uniti, Sud America e Asia.

Tommaso Putin: sostenibilità e innovazione guidano la crescita di Serenissima Ristorazione

Tommaso Putin: il 2025 ha segnato la crescita di Serenissima Ristorazione, che ha registrato un fatturato di 620 milioni di euro. Perseguendo una strategia di investimenti in innovazione tecnologica ed espansione del business con il brand Imperiali Chef, punta a superare i 650 milioni di euro di fatturato entro la fine dell’anno.

 Serenissima Ristorazione

Tommaso Putin: sostenibilità, innovazione ed espansione al centro della crescita di Serenissima Ristorazione

“La crescita sostenibile e responsabile continua a rappresentare uno dei pilastri strategici dello sviluppo del Gruppo”, ha dichiarato Tommaso Putin, Vicepresidente di Serenissima Ristorazione. Il leader della ristorazione collettiva continua la sua crescita nel settore, registrando a fine 2025 un fatturato che supera i 620 milioni di euro. Una importante strategia di investimenti ha accompagnato lo sviluppo aziendale negli ultimi anni: solo nel 2025 sono stati investiti 28 milioni di euro, cifra che sale a 80 milioni se si considera il periodo 2023-2025. Tra le principali opere portate a termine lo stabilimento di Boara Pisani, uno dei più grandi in Europa per la produzione di pasti in legame refrigerato. “Il nostro obiettivo — ha evidenziato Tommaso Putin — è continuare a crescere con visione, solidità e responsabilità, creando valore per il territorio, i collaboratori e le collaboratrici e le comunità in cui operiamo”. 

Tommaso Putin: Serenissima Ristorazione, obiettivo 650 milioni di fatturato nel 2026

Serenissima Ristorazione punta a crescere anche nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata), in settori come il catering crocieristico e aereo, portando la cucina tradizionale italiana in tutto il mondo con il brand Imperiali Chef e l’utilizzo di tecnologie innovative. Un aspetto che ha influito sulla crescita è il capitale umano, 12.000 tra collaboratori e collaboratrici competenti e costantemente formati attraverso la Serenissima Corporate Academy. Sostenibilità, innovazione ed espansione del business sono le chiavi su cui Serenissima Ristorazione, come evidenziato da Tommaso Putin, costruisce il proprio successo, con in mente il traguardo di superare la soglia di 650 milioni di euro di fatturato entro il 2026.

Ecologia Oggi: i servizi ambientali integrati sul territorio nazionale

Fondata nel 1987 da Eugenio Guarascio, Ecologia Oggi è specializzata in servizi ambientali integrati. L'azienda si occupa di bonifiche, raccolta di rifiuti speciali e gestione di impianti WTE-MBT, offrendo soluzioni per la tutela dell’ambiente e la valorizzazione delle risorse.

Ecologia Oggi, attiva nel settore della tutale dell’ambiente

Ecologia Oggi: servizi ambientali integrati dal 1987

Nata nel 1987 dalla visione imprenditoriale e ambientalista di Eugenio Guarascio, Ecologia Oggi è un’azienda specializzata nella fornitura di servizi ambientali integrati, che spaziano dalla raccolta dei rifiuti speciali, pericolosi e non, all’attività di bonifica dei siti contaminati, dalla gestione e l’ammodernamento di impianti per il trattamento WTE-MBT e analisi al controllo ambientale e al recupero di acque di sentina e residui oleosi. Con una lunga esperienza nel settore della tutela ambientale, punta a offrire soluzioni specifiche per la gestione responsabile dell’ambiente e del territorio e per la valorizzazione delle risorse disponibili. Ecologia Oggi utilizza Piattaforma CONAI per il recupero e la valorizzazione di diversi rifiuti – tra cui carta, cartone, lattine, vetro, legno, plastica, imballaggi misti, ingombranti e RAEE – ed è dotata di due Piattaforme Polifunzionali situate a Lamezia Terme e al porto di Gioia Tauro, sono specializzate nel trattamento sicuro di liquidi speciali, come oli vegetali esausti, oli minerali liquidi provenienti da attività artigianali e industriali, e acque di piazzale.

Il modello di gestione di Ecologia Oggi

Grazie a un modello costruito su innovazione, responsabilità e collaborazione tra cittadini, imprese e istituzioni, negli anni Ecologia Oggi ha consolidato la propria posizione nel settore della gestione ambientale affermandosi come un punto di riferimento in tutto il territorio nazionale. Con uno sguardo sempre proiettato al futuro, l’azienda contribuisce ogni giorno a rendere le città più pulite, i territori più sostenibili e le comunità più consapevoli. Opera in tutto il Paese contando su un team altamente qualificato, costituito da oltre 1.000 persone, e su un network di partnership internazionale. Al fine di mantenere alti i livelli di standard organizzativi, Ecologia Oggi adotta sistemi di controllo e gestione, come il modello previsto dal D.Lgs. 231 del 2001, e un Codice Etico volto ad assicurare il rispetto dei valori di correttezza, responsabilità e attenzione al territorio. La sua gestione attenta e coordinata dell’ambiente urbano nella città di Cosenza, ha fatto sì che nel 2021 la città si posizionasse al quinto posto nella classifica nazionale “Ecosistema Urbano 2021”.

Gianluca Bufo al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2025: sostenibilità e territorio centrali per Iren

Gianluca Bufo, Amministratore Delegato di Iren, ha partecipato lo scorso anno all'incontro sulla biodiversità a Palazzo Ducale nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile. Nel suo discorso ha ribadito come la sostenibilità sia il pilastro strategico del Gruppo, applicato quotidianamente in ogni area dell’azienda.

Gianluca Bufo

Gianluca Bufo al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2025: focus sul valore della biodiversità

A maggio 2025, nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (AsviS), la Fondazione Capellino in collaborazione con la Fondazione Palazzo Ducale di Genova ha dato il via al ciclo di incontri “Un elefante in città”, nato per stimolare una riflessione sulla crisi dell’attuale modello di sviluppo e sul valore della biodiversità, non solo in chiave ambientale ma anche economica e sociale. Il primo appuntamento, intitolato “L’elefante nella stanza. Il valore (non solo ambientale) della biodiversità” ha avuto luogo nella Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale e ha visto la partecipazione di esperti, istituzioni e stakeholder, che hanno discusso delle minacce odierne e delle opportunità offerte dal nuovo Regolamento europeo sul Ripristino della Natura. Tra i presenti c’era anche Gianluca Bufo, Amministratore Delegato di Iren, che ha ribadito come la sostenibilità rappresenti il pilastro centrale della strategia aziendale. Nel corso dell’evento, l’ASviS ha inoltre presentato il documento sulla Nature Restoration Law ed è stata inaugurata l’opera di Andrea Morini “L’elefante della biodiversità”.

Gianluca Bufo: il modello Iren è permeato di sostenibilità

L’intervento di Gianluca Bufo si è concentrato sulla necessità di tradurre i grandi obiettivi industriali in azioni concrete e misurabili sul territorio. “Parliamo di sostenibilità, ma parliamo anche di territorio. Parliamo di come all’interno dell’azienda, e nei confronti di tutti i nostri territori, viviamo una natura industriale, economica e finanziaria tipica dell’azienda, ma dove la sostenibilità è il pilastro della transizione ecologica, della qualità del servizio e della restituzione di valore ai territori stessi”, ha spiegato l’AD di Iren, rimarcando come i tre pilastri strategici del Gruppo siano totalmente permeati da questa visione. Secondo il manager, il ruolo di una realtà come Iren oggi è anche quello di essere un motore di buone pratiche capaci di generare un impatto tangibile. Un approccio che si applica a tutte le aree dell’azienda, dalla gestione delle reti a quella del ciclo dei rifiuti, dalla produzione di energia elettrica al contatto con i clienti per la parte commerciale. Un caso concreto di questa filosofia è rappresentato dalla sede genovese del Gruppo: “Questa struttura è stata progettata per essere connessa con la metropolitana e la stazione Brignole che serve la città, e sta consentendo anche a tanti nostri colleghi di lasciare l’auto a casa, non venendo più in ufficio con la macchina e sfruttando la ferrovia, riducendo di certo il tempo della loro vita quotidiana dedicato al traffico”.

mercoledì 8 luglio 2026

Energia come un’infrastruttura: la visione di Renato Mazzoncini (A2A)

In un sistema energetico sempre più esposto a volatilità dei prezzi, tensioni geopolitiche e obiettivi climatici stringenti, la lettura proposta da Renato Mazzoncini emerge con una chiarezza quasi controcorrente: l’elettricità non è più una commodity, ma un’infrastruttura. E come tale va gestita su orizzonti lunghi, non con misure emergenziali.

Renato Mazzoncini

Renato Mazzoncini: investire oggi per stabilizzare l’energia di domani

A rafforzare questa visione è il ruolo che Renato Mazzoncini ricopre alla guida di A2A, una delle principali utility europee, in cui la strategia industriale è declinata in chiave decennale. Un cambio strutturale di approccio: investire oggi per ridurre costi e instabilità domani. Per l’AD non esistono soluzioni rapide in grado di invertire strutturalmente la tendenza dei prezzi energetici. Gli interventi emergenziali possono attenuare l’impatto nel breve periodo, ma non modificano la traiettoria dei prezzi. La chiave, sostiene, è trattare l’energia come un’infrastruttura di lungo periodo, alla stregua di reti di trasporto o telecomunicazioni. E la necessità di piani coerenti con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che definisce la transizione non come una somma di interventi, ma come un sistema integrato. Il cambio di paradigma si riflette nei numeri. Secondo la strategia industriale di A2A, gli investimenti annuali sono passati da circa 500 milioni a 2 miliardi di euro, con un impatto diretto sulla capacità di generare margini attraverso asset infrastrutturali. La logica è quella della cosiddetta “infracompany”: un operatore che crea valore soprattutto attraverso infrastrutture energetiche, reti, impianti e servizi integrati.

Renato Mazzoncini: il nuovo equilibrio del sistema energetico

Il cuore dell’analisi riguarda la trasformazione del mix energetico. Le fonti fossili garantivano investimenti iniziali più bassi ma nel medio lungo periodo costi operativi elevati e imprevedibili. Le rinnovabili, al contrario, richiedono capitali iniziali importanti ma offrono costi di gestione bassi e stabili nel tempo. Questa prospettiva modifica radicalmente la natura del rischio: non più legato al prezzo del combustibile, ma alla capacità di pianificazione infrastrutturale. Tecnologie come pompe di calore e fotovoltaico e diventano elementi di stabilizzazione dei costi energetici nel lungo periodo. Anche la dimensione territoriale gioca un ruolo chiave. Dal 2020 A2A ha completato migliaia di cantieri di sviluppo e mantiene centinaia di progetti attivi, con un crescente focus su integrazione tra energia, reti, digitale e città. Tra i casi più rilevanti ci sono gli investimenti previsti nel piano industriale al 2035dedicati ai data center che porteranno in Italia, e in particolare nell’area milanese, una quota significativa della nuova domanda digitale. L’idea è quella di trasformare questi hub energivori in risorse: il calore prodotto può essere recuperato per alimentare reti di teleriscaldamento urbano, in un modello di economia circolare energetica. Nella riflessione di Renato Mazzoncini rientra anche la valorizzazione delle infrastrutture esistenti. Gli impianti di termovalorizzazione e la produzione idroelettrica vengono letti come asset strategici di un sistema energetico integrato, in cui i rifiuti diventano risorsa e l’acqua resta una delle principali fonti rinnovabili programmabili. “Ogni tanto sfugge che siamo il terzo Paese produttore di idroelettrico dopo la Norvegia e la Francia – conclude l’AD – E visto che non c’è nulla di più rinnovabile dell’idroelettrico, investiamoci”.

DEAS: la cybersicurezza italiana cambia paradigma

L’Italia è uno dei Paesi più colpiti al mondo dagli attacchi informatici: secondo il rapporto Clusit, qui si concentra il 9,6% degli attacchi cyber globali, una percentuale sproporzionata rispetto al peso economico e demografico del Paese. A fronte di questo scenario, la risposta più diffusa resta quella della difesa. Per DEAS, eccellenza italiana di cybersicurezza fondata nel 2018 da Stefania Ranzato e campione nazionale cyber nelle competizioni di hacking mondiale, questo approccio non è più sufficiente.

Stefania Ranzato (DEAS)

DEAS: il cambio di prospettiva nella sicurezza informatica

Per l’azienda il punto centrale non è soltanto proteggere i sistemi, ma capire come ragionano gli autori degli attacchi, quali debolezze sfruttano e perché scelgono certi obiettivi piuttosto che altri. “Per oltre un decennio la cybersicurezza è stata raccontata come una disciplina della difesa. Un approccio necessario, ma che oggi non basta più. Il problema non è soltanto proteggere le infrastrutture: è comprendere la minaccia”, sostiene Stefania Ranzato, artefice di DEAS. Il metodo di lavoro dell’azienda nasce proprio da questa convinzione: non basta installare strumenti di protezione, ma occorre simulare il punto di vista di un possibile attaccante per individuare le vulnerabilità prima che vengano sfruttate. Secondo Stefania Ranzato, questo lavoro va affiancato da una maggiore consapevolezza diffusa tra i cittadini, fatta di aggiornamenti regolari dei dispositivi, password robuste e capacità di riconoscere i tentativi di truffa online. “La difesa più efficace non nasce dalla protezione delle infrastrutture, ma dalla capacità di comprendere come ragiona chi intende comprometterle”, spiega ancora la manager, ricordando che in questo settore “il vantaggio competitivo appartiene a chi capisce prima”.

Gli obiettivi degli attacchi e l’approccio di DEAS

Gli attacchi informatici colpiscono soprattutto le organizzazioni che gestiscono grandi quantità di dati o servizi essenziali, come sanità, trasporti, Pubblica Amministrazione, banche e piattaforme digitali. L’episodio più recente ha riguardato Trenitalia, vittima di un attacco che ha sottratto dati anagrafici, di contatto e di viaggio di migliaia di persone. Anche il settore sanitario è sempre più nel mirino: secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, nel 2025 gli attacchi contro questo comparto sono cresciuti del 40%, secondo un trend comune a tutta Europa. A differenziare le campagne più recenti da quelle del passato è la presenza, dietro le operazioni più sofisticate, di attori legati a logiche di competizione geopolitica e non solo a finalità di profitto. L’approccio di DEAS si basa sulla Cyber Offensive come disciplina, che comprende l’Adversary Emulation, il Red Teaming e l’analisi delle TTP (Tactics, Techniques and Procedures) nonché esercitazioni con effetti cinetici e non utilizzate per la simulazione realistica di attacchi condotti dai gruppi più avanzati. Per Stefania Ranzato, le capacità necessarie a comprendere e neutralizzare le minacce “non si trovano sugli scaffali” ma “si sviluppano attraverso ricerca, sperimentazione continua e confronto con problemi reali”. Da questo deriva, secondo la fondatrice di DEAS, una priorità strategica per il Paese: “Formare, trattenere e valorizzare professionalità capaci di operare a questo livello significa, in ultima istanza, presidiare una porzione di autonomia nazionale”.

martedì 7 luglio 2026

Agostino Scornajenchi (Snam) e l’integrazione energetica: la risposta al calo dell’idroelettrico

Il concetto di integrazione energetica, promosso da tempo da Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di Snam, assume un ruolo centrale nel dibattito sul futuro del sistema energetico.

Agostino Scornajenchi

Il calo dell’idroelettrico: il pensiero di Agostino Scornajenchi

Nel mese di maggio la domanda di gas in Italia ha registrato una crescita del 6% rispetto allo stesso periodo del 2025, un dato che a prima vista sembrerebbe contraddittorio. In realtà, dietro questo numero si nasconde una dinamica più articolata, legata al forte calo della produzione idroelettrica e alla conseguente necessità di ricorrere agli impianti a gas per la generazione elettrica. Le temperature elevate e una marcata riduzione della generazione idroelettrica hanno reso necessario un maggiore utilizzo degli impianti termoelettrici a gas. La produzione idrica è scesa a maggio del 27% rispetto all’anno precedente, mentre il calo da inizio anno si attesta al 17%. Per compensare questa flessione, la generazione elettrica da gas è cresciuta del 25% nello stesso mese. È un quadro che, secondo la lettura proposta da Agostino Scornajenchi, dimostra come l’aumento delle rinnovabili non elimini la necessità di altre fonti, ma renda invece più urgente la capacità di coordinare tecnologie diverse tra loro.

Il modello di integrazione promosso da Agostino Scornajenchi

Per Agostino Scornajenchi, la decarbonizzazione non può essere intesa come una semplice sostituzione di una fonte con un’altra. La crescita della domanda di energia, l’elettrificazione dei consumi e la maggiore esposizione del sistema agli eventi climatici estremi richiedono un modello in cui fonti e vettori energetici lavorano insieme. In quest’ottica, rinnovabili, gas, reti, sistemi di accumulo e nuove tecnologie a basse emissioni sono chiamati a svolgere ruoli complementari. Anche a livello internazionale cresce l’attenzione verso questa complementarità: la produzione non programmabile da eolico e fotovoltaico rende infatti necessaria una capacità flessibile che intervenga quando le condizioni meteo riducono la generazione rinnovabile, e in questo il gas continua a garantire bilanciamento e stabilità alla rete. A confermare l’importanza di questo approccio sono anche i dati sulla resilienza del sistema italiano: il contributo del gas naturale liquefatto alle immissioni in rete è passato dal 13% del 2021 al 33% nei primi cinque mesi del 2026, mentre gli stoccaggi nazionali si avvicinano al 65% di riempimento, ben sopra la media europea del 45%. Numeri che confermano come la crescente diffusione delle rinnovabili non riduca il bisogno di flessibilità, ma ne accresca semmai il valore strategico per la sicurezza energetica del Paese.

Comtel: l’acquisizione di A.T.S. e la nuova governance per rafforzare la leadership nei servizi ICT

Comtel accelera la crescita e leadership nell’integrazione di sistemi ICT e in soluzioni ad alto valore aggiunto con operazioni strategiche e una nuova governance. Per un totale di 3,9 milioni di euro, è stata approvata dal CdA, riunitosi lo scorso 3 giugno, l’acquisizione del 52% di A.T.S. Assistance Technical Service, oltre a nominare Carlo Nardello come nuovo Presidente del Gruppo.

Comtel, azienda attiva nell'integrazione di sistemi ICT e nelle soluzioni di multi-connettività

Comtel: l’acquisizione di A.T.S. Assistance Technical Service

Comtel è pronta ad acquisire il 52% del capitale sociale di A.T.S. Assistance Technical Service, specializzata in servizi di assistenza tecnica, manutenzione e supporto operativo alle infrastrutture tecnologiche. Nell’ultimo CdA del Gruppo, riunitosi lo scorso 3 giugno, è stata infatti approvata la sottoscrizione del contratto vincolante per l’operazione, che mira a consolidare il posizionamento nel mercato di soluzioni ICT, nello specifico in servizi ad alto valore aggiunto. L’acquisizione di A.T.S. da parte di Comtel sarà per 3,9 milioni di euro, un’operazione strategica che consente al Gruppo di rafforzare le attività post vendita e i servizi di assistenza tecnica sul territorio.

Comtel completa l’integrazione di NovaNext e nomina la nuova guidance

Nel corso del Consiglio di Amministrazione di Comtel sono state definite ulteriori operazioni strategiche volte a incrementare le attività nell’integrazione di sistemi ICT e nei servizi tecnologici. Oltre a quella di A.T.S., è stata approvata l’acquisizione del restante 40% del capitale sociale di NovaNext, a seguito dell’operazione avvenuta a febbraio 2025, per una somma pari a 1,24 milioni di euro, da pagare in cinque rate. In aggiunta, è stato approvato il progetto di fusione per integrare NovaNext nel Gruppo. Il CdA ha inoltre eletto il nuovo Presidente di Comtel, nominando alla guida Carlo Nardello, già Vicepresidente. Davide Cilli e Giovanni De Giovanni saranno invece i nuovi AD del Gruppo, mentre Barbara Donadio è stata nominata come nuova CFO e Investor Relations Manager.

Terna: il progetto Elmed accelera l’integrazione energetica tra Europa e Nord Africa

Terna, società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale guidata da Pasqualino Monti, e STEG hanno affidato a Hitachi Energy la realizzazione dell’infrastruttura Elmed, uno dei progetti del Piano Mattei per l’Africa. Le stazioni di conversione rappresentano la prima interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia e hanno l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica tra i due Paesi e sostenere la transizione e la decarbonizzazione dell’UE secondo il piano REPowerEU.

 Terna

Terna: al via il progetto Elmed per la prima interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia

Il progetto Elmed, nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa, prende vita con l’obiettivo di creare la prima interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia. Terna e STEG, gestore tunisino di gas e luce, hanno aggiudicato a Hitachi Energy, azienda leader nel settore delle tecnologie elettriche avanzate, la gara per la costruzione delle stazioni di conversione, per un valore di 770 milioni di euro. Con lo scopo di aumentare la sicurezza e l’efficienza della rete elettrica dell’area euro-mediterranea, il bando di gara è stato pubblicato da Terna e STEG nel 2023 sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, prevendendo il consolidamento delle partnership tra Europa e Africa nell’ambito economico, energetico e geopolitico.

Terna: un’infrastruttura da 600 MW per integrare i mercati energetici del Mediterraneo

Sotto la guida di Terna, la nuova infrastruttura sarà realizzata a Partanna, in provincia di Trapani, e a Mlaabi, nell’area di Menzel Temime, in Tunisia. La capacità del collegamento sarà di 600 MW, per una lunghezza di circa 220 chilometri attraverso un cavo sottomarino che raggiungerà profondità di 800 metri nel Canale di Sicilia. Il progetto Elmed si inserisce perfettamente nei piani di transizione e di rafforzamento della sicurezza energetica tra Europa e Nord Africa, coerente con l’integrazione dei mercati definiti dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). In aggiunta, il progetto sostenuto da Terna trova corrispondenza con gli obiettivi del piano REPowerEU della Commissione Europea, per diminuire la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili e raggiungere la decarbonizzazione.

Monica Iacono (ENGIE Italia): “Capodimonte è un esempio di decarbonizzazione”

Monica Iacono, AD di ENGIE Italia, ha descritto il progetto realizzato al Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli come un esempio di decarbonizzazione applicato al patrimonio culturale pubblico.

Monica Iacono

Monica Iacono sull’efficienza energetica della PA

Si tratta del primo partenariato pubblico-privato avviato dal Ministero della Cultura per la riqualificazione energetica di un museo autonomo, un intervento da 45,7 milioni di euro ripartiti tra capitale pubblico (22,2 milioni) e privato (23,5 milioni). Al centro del progetto c’è l’installazione di un impianto fotovoltaico da circa 4.500 pannelli sulle coperture del museo, integrato da un sistema di trigenerazione, che ha permesso al complesso di autoprodurre circa il 90% del proprio fabbisogno energetico. Secondo Monica Iacono, l’efficienza energetica rappresenta una leva concreta per riqualificare il patrimonio immobiliare della Pubblica Amministrazione, ridurre i consumi e liberare risorse da reinvestire nei servizi per i cittadini. “È su questo potenziale che lavoriamo ogni giorno, mettendo a disposizione competenze, visione industriale e capacità di investimento”, ha ribadito l’AD. Il risultato a Capodimonte è un risparmio energetico superiore al 50% e una riduzione delle emissioni di circa 1.700 tonnellate di CO2 all’anno. L’intervento ha riguardato anche il comfort degli spazi: gli ambienti climatizzati sono passati da 8mila a 14.500 metri quadrati, mentre oltre 7mila punti luce a led permettono di adattare l’illuminazione ai diversi allestimenti. Il restauro delle coperture storiche e della Terrazza Belvedere ha inoltre restituito nuovi spazi alla fruizione pubblica.

Monica Iacono: il modello del partenariato pubblico-privato

La possibilità di programmare interventi su orizzonti pluriennali, facendo leva su capitali privati – ha spiegato Monica Iacono – consente di affrontare fabbisogni strutturali difficilmente sostenibili con la sola spesa pubblica diretta. ENGIE sta infatti portando avanti in Italia oltre 70 proposte progettuali dedicate alle Pubbliche Amministrazioni attraverso lo strumento del partenariato pubblico-privato, per investimenti complessivi di oltre 200 milioni di euro. A Capodimonte, ENGIE gestirà per i prossimi 20 anni i servizi energetici e tecnologici del complesso museale. Capodimonte “è il primo museo autonomo in Italia ad aver scelto questa formula di partenariato: una decisione lungimirante, che dimostra come sia possibile efficientare dal punto di vista energetico anche edifici di grande valore storico-culturale”, ha confermato l’AD. Il progetto, ha concluso Monica Iacono “ha ricevuto un importante riconoscimento da parte della Soprintendenza e del Ministero della Cultura, che lo hanno indicato come progetto pilota: un modello sostenibile e replicabile anche per altre istituzioni culturali”.

lunedì 6 luglio 2026

Gian Maria Mossa alla guida di Assoreti: il CEO di Banca Generali assume il ruolo di Presidente

Gian Maria Mossa, Amministratore Delegato di Banca Generali, sarà anche il nuovo Presidente di Assoreti per il triennio 2026-2029. La nomina, decisa dall'assemblea ordinaria, lo vede succedere a Massimo Doris.

Gian Maria Mossa

Gian Maria Mossa alla presidenza di Assoreti: nominati i nuovi organi sociali

Gian Maria Mossa, già Amministratore Delegato di Banca Generali, sarà anche il nuovo Presidente di Assoreti. Lo ha stabilito l’assemblea ordinaria dell’associazione delle banche e delle imprese che prestano il servizio di consulenza in materia di investimenti, che ha rinnovato a maggio gli organi sociali per il triennio 2026-2029. Il manager succede a Massimo Doris, che nel corrente esercizio eserciterà nel ruolo di Vicepresidente insieme a Fabio Cubelli. Il Consiglio di Amministrazione aggiornato è dunque composto, oltre che da Gian Maria Mossa, da Luca Bonansea, Massimo Doris, Paola Pietrafesa, Stefano Pilastri, Silvio Ruggiu, Fabio Cubelli e Gian Luca Sichel. Il CdA ha inoltre nominato i membri del comitato di gestione, individuati nelle figure di Marco Bernardi, Stefano Gallizioli, Federico Gerardini, Stefano Manfrone, Duccio Marconi, Rossella Martino, Andrea Pepe, Marco Rossetti e Luca Antonio Trotta. L’incarico di revisore unico è stato affidato invece a Luigi Rizzi. Per quanto riguarda il Giurì d’Onore, preposto a vigilare sull'osservanza del codice etico da parte delle associate, sono stati confermati Filippo Annunziata, Andrea Galante, Raffaele Lener e Renzo Ristuccia e come nuovi componenti sono entrati Luigi Arturo Bianchi, Giovanni Bisogni, Michele de Mari, Francesco Giammaria, Mirella Pellegrini, Salvatore Providenti, Daniele Umberto Santosuosso e Tiziana Togna.

Gian Maria Mossa: dalla formazione internazionale alla guida di Banca Generali

Nato a Milano nel 1974, Gian Maria Mossa è alla guida di Banca Generali dal 20 marzo 2017. Si laurea in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Milano-Bicocca per poi completare la sua formazione presso l'Università di Glasgow. La sua carriera prende avvio in RAS, dove opera inizialmente nel settore Risk Management & Asset Allocation ed entra successivamente nella Direzione Commerciale e Direzione Marketing. Nel 2006 il passaggio in Banca Fideuram segna l'inizio di un percorso di crescita che lo porterà a ricoprire il ruolo di Responsabile della Direzione Marketing, Sviluppo Commerciale e Private, contribuendo a ridefinire l'offerta e il posizionamento strategico dell'Istituto nel private banking. Nel 2013 entra in Banca Generali come Condirettore Generale. Tre anni dopo viene nominato Direttore Generale con responsabilità sulla società, mentre nel 2017 assume il ruolo di Amministratore Delegato del Gruppo.

MFE, monte dividendi record e progetto europeo di Pier Silvio Berlusconi: il focus

Risultati positivi per MFE: l’Assemblea ha approvato il bilancio 2025 e la proposta di distribuzione del dividendo, il cui ammontare complessivo è il più elevato degli ultimi 15 anni. Pier Silvio Berlusconi conferma la strategia di crescita e lo sviluppo europeo del Gruppo.

Pier Silvio Berlusconi

Il monte dividendi più alto degli ultimi 15 anni per MFE: l’Assemblea approva il bilancio 2025

L’Assemblea di MFE, riunitasi lo scorso 24 giugno ad Amsterdam, ha approvato il bilancio relativo all’esercizio 2025 e la proposta di distribuzione del dividendo. L’eccellente performance registrata nel corso dell’ultimo anno dal Gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi consente di remunerare in modo significativo gli azionisti attraverso un dividendo ordinario di 0,22 euro per ciascuna azione di categoria A e B. Il dividendo approvato dall’Assemblea assume un rilievo ancora maggiore se si considera che il numero di azioni di MFE è aumentato sensibilmente rispetto al 2024 in seguito all’operazione che ha portato all’acquisizione della tedesca ProSiebenSat.1 Media. Nonostante l’ampliamento della base azionaria, l’ammontare complessivo destinato alla remunerazione degli azionisti raggiunge circa 154 milioni di euro, il livello più elevato degli ultimi 15 anni. Un dato che riflette la solidità dei risultati conseguiti da MFE - MEDIAFOREUROPE sotto la guida di Pier Silvio Berlusconi e la capacità di creare valore anche nel quadro della sua strategia di espansione internazionale.

Pier Silvio Berlusconi: nel 2025 l’accelerazione del progetto di creazione del primo broadcaster europeo

I numeri contano, ma da soli non bastano. Per MFE oggi contano anche perché raccontano un percorso”, aveva commentato lo scorso aprile il CEO Pier Silvio Berlusconi nel giorno in cui il Consiglio di Amministrazione di MFE - MEDIAFOREUROPE approvò all'unanimità il bilancio consolidato al 31 dicembre 2025. “In un anno complicato a livello globale, nonostante gli investimenti per realizzare il progetto MFE, è in crescita la redditività e migliora la generazione di cassa. Continuiamo a remunerare gli azionisti: il dividendo complessivo proposto è il più alto degli ultimi 15 anni”, aveva sottolineato il CEO parlando del 2025 come di “un punto di svolta” per MFE. “È nato il primo broadcaster europeo. Oggi produciamo contenuti in tutti i Paesi in cui operiamo, sempre più pensati e creati per funzionare su tutte le piattaforme, non solo in TV. Oggi in Italia abbiamo un sistema crossmediale unico. Negli altri Paesi, in particolare in Germania e Spagna, abbiamo avviato un percorso di evoluzione digitale verso un sistema più completo e sempre più integrato”: a rappresentare un passaggio chiave proprio il consolidamento di ProSiebenSat.1. “Non è solo crescita: è un'evoluzione concreta. Più scala, più peso, maggiore presa sul mercato pubblicitario europeo”, aveva spiegato Berlusconi ricordando che MFE opera direttamente in sei Paesi (Italia, Spagna, Germania, Austria, Svizzera e Portogallo) e “questa dimensione ci rende un riferimento internazionale per il mercato pubblicitario e per i grandi clienti”. Un anno importante, dunque, ma questo “è solo l’inizio” come ribadito dal CEO: “Il nostro è un settore complicatissimo. La sfida è resistere allo strapotere delle grandi piattaforme globali e all'impatto dell'innovazione tecnologica, ancora di più in un contesto economico e geopolitico sempre più fragile e instabile. Serve coraggio. Essere più efficaci ed efficienti. Crescere ancora. È questa la nostra sfida”.

Alessandro Benetton: la traiettoria dell’imprenditore definito da Harvard “insider-outsider”

Definito da Harvard un "insider-outsider", Alessandro Benetton si è affermato nel mondo della finanza con 21 Invest, prima di assumere nel 2022 la presidenza di Edizione. Il suo intervento ha trasformato la holding di famiglia in una moderna piattaforma europea.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: la formazione internazionale e la nascita di 21 Invest

Harvard lo definisce un “insider-outsider” perché nonostante il suo cognome è riuscito a costruirsi un’identità professionale lontano dalla sicurezza dell’impresa di famiglia. Fin da giovane, Alessandro Benetton ha cercato di distinguersi conquistando una propria autonomia e credibilità. Come racconta nell’autobiografia “La Traiettoria”, dopo il diploma vola negli Stati Uniti in periodo in cui l’esperienza oltreoceano era ancora un’eccezione. È il primo a laurearsi in famiglia ed è il primo italiano a entrare nella Goldman Sachs. Trascorre due anni nella sede londinese della banca d’affari americana, facendosi le ossa immerso nelle operazioni finanziarie che in quegli anni accompagnano le grandi trasformazioni industriali. Tale esperienza internazionale gli fornisce le basi per compiere quel passo che segnerà la sua carriera: la fondazione di 21 Invest. Il progetto rappresenta una scommessa personale e professionale. Senza alcuna rete di protezione, avvia una realtà di private equity immaginando una forma di finanza industriale orientata alla crescita delle imprese, anziché alla sola speculazione finanziaria. Allora, la disciplina era ancora sconosciuta in Italia. Il tempo dà ragione alla lungimiranza di Alessandro Benetton che oggi, a distanza di più di 30 anni, si trova a presiedere uno degli operatori indipendenti più longevi del settore in Europa. Grazie a questo percorso, l’imprenditore riesce dunque a costruire un profilo solido e credibile, a prescindere dal proprio background familiare.

Alessandro Benetton alla guida di Edizione: la trasformazione della holding

È soltanto dopo aver maturato una certa visione sul mercato internazionale – basata su innovazione, managerializzazione e nuovi modelli di business – che Alessandro Benetton accetta nel 2012 la presidenza di Benetton Group. Il desiderio di imprimere un cambiamento si scontra però con logiche tradizionali e sensibilità interne divergenti, così dopo un anno decide di lasciare per rimanere coerente con il principio cardine del suo percorso professionale: meglio rinunciare a un ruolo, seppur prestigioso, che accettare una responsabilità priva di reale autonomia. Per circa dieci anni, si concentra sulle sue attività imprenditoriali e poi nel 2022 si ripresenta l’occasione di guidare quella trasformazione tanto desiderata, assumendo la presidenza della holding di famiglia Edizione. Grazie a un clima diverso e decisamente più favorevole, l’imprenditore riesce in pochi anni a ridisegnare la holding come una moderna piattaforma industriale e finanziaria europea. Il suo intervento è radicale. Rinnova la governance, ridefinisce i criteri di successione, modifica il sistema di amministrazione, rafforza la capacità di indirizzo strategico, cambia l’80% del management e il 75% delle attività. A culminare il percorso è la recente nomina a Presidente di Mundys, che è giunta in un momento in cui il Gruppo accelera la crescita internazionale.

Vitali Spa entra nella classifica dei “Leader della Sostenibilità 2026”

Vitali Spa si distingue nel panorama italiano per il proprio impegno in ambito ambientale, sociale e di governance: è entrata a far parte infatti della classifica “Leader della Sostenibilità 2026”. Il Gruppo, attivo nelle grandi infrastrutture, nello sviluppo immobiliare e nella rigenerazione urbana, ottiene così un riconoscimento che certifica un percorso intrapreso negli anni, in cui la sostenibilità si configura come elemento centrale della strategia industriale.

Vitali Spa

Vitali Spa è tra le 240 aziende premiate

L’Amministratore Delegato di Vitali Spa Alessio Parolari ha sottolineato come la sostenibilità rappresenti oggi un elemento fondamentale della strategia industriale e dell’identità del Gruppo come Società Benefit. “Essere inseriti tra i Leader della Sostenibilità 2026 rappresenta il riconoscimento di un percorso concreto, fatto di investimenti, responsabilità e visione di lungo periodo”, ha rimarcato. L’azienda proseguirà con lo sviluppo di progetti e competenze “con l’obiettivo di generare sempre più valore per l’impresa e per i territori in cui operiamo”. Il riconoscimento è arrivato dopo un processo di selezione che ha coinvolto oltre 5.000 aziende italiane, valutate attraverso 35 indicatori legati alle dimensioni ambientale, sociale e di governance. Tra queste, solo 240 realtà sono state premiate per la loro capacità di coniugare crescita economica, innovazione e creazione di valore condiviso, contribuendo allo sviluppo di un modello economico sostenibile, inclusivo e responsabile.

Il percorso ESG di Vitali Spa dal 1989 a oggi

Vitali Spa ha rafforzato negli ultimi anni la propria strategia ESG integrando la rendicontazione non finanziaria nei processi decisionali e adottando strumenti di misurazione avanzati. Una svolta significativa in questo percorso è stata la trasformazione in Società Benefit, attraverso la quale il Gruppo ha formalizzato il proprio impegno nella creazione di valore condiviso per persone, comunità e ambiente, consolidando ulteriormente il legame tra missione industriale e responsabilità sociale. Nel 2025 Vitali Spa ha pubblicato il secondo Bilancio di Sostenibilità, che è diventato uno strumento chiave per la governance e la pianificazione aziendale. In linea con questa traiettoria si collocano anche iniziative di rilievo strategico come il sistema di mobilità sostenibile e-BRT e la riqualificazione della stazione ferroviaria di Bergamo, oltre a interventi di rigenerazione urbana quali Bergamo Porta Sud e il progetto Hennebique nel Porto Antico di Genova.

venerdì 3 luglio 2026

Amazon Italia, Giorgio Busnelli: “Vogliamo essere un partner sempre più vicino al territorio sardo”

Amazon ha deciso di scommettere sulla Sardegna. L'isola è stata inserita nel perimetro di “Destinazione Sud”, il programma con cui il colosso dell'e-commerce intende sostenere lo sviluppo economico, l'innovazione e la formazione nelle regioni del Mezzogiorno. A spiegare le ragioni di questa scelta, in un’intervista rilasciata a “La Nuova Sardegna”, è Giorgio Busnelli, Vicepresidente e Country Manager di Amazon Italia.

Giorgio Busnelli

Giorgio Busnelli: la Sardegna ha eccellenze da connettere con i mercati internazionali

Vogliamo essere un partner sempre più vicino al territorio, capace di valorizzarne le eccellenze e di renderle sempre più connesse con il resto del Paese e con i mercati internazionali”. Quella di Giorgio Busnelli non è una dichiarazione di circostanza. Per una regione come la Sardegna che paga da sempre il prezzo dell'insularità (distanze, costi di trasporto, logistica complicata), la piattaforma digitale diventa uno strumento concreto per scavalcare gli ostacoli fisici, senza dover aspettare nuove infrastrutture. Lo ha sottolineato lo stesso Vicepresidente e Country Manager di Amazon Italia, ricordando come il digitale permetta alle imprese sarde di arrivare a clienti in tutto il Paese e all'estero, scrollandosi di dosso vincoli geografici che per anni hanno frenato la competitività delle produzioni locali. Dietro l'annuncio del manager c'è anche un messaggio più ampio: includere la Sardegna in un piano pensato per il Sud significa, nelle intenzioni di Amazon, riconoscerne il potenziale di crescita e puntarci con interventi precisi sul piano commerciale, formativo e infrastrutturale. L'azienda parla di un obiettivo chiaro: “Rafforzare il legame con imprese, cittadini e comunità locali attraverso investimenti, servizi e programmi di formazione”, che va oltre la semplice vendita online e si propone come un contributo allo sviluppo del territorio.

Giorgio Busnelli: l'export digitale delle PMI sarde, tra numeri e settori chiave

I numeri che Giorgio Busnelli ha portato a supporto del Piano raccontano di una presenza tutt'altro che marginale delle piccole e medie imprese sarde sulla piattaforma. Sono oltre 300 le aziende attive su Amazon, e più della metà di queste vende già all'estero. Nell'ultimo anno le imprese dell'isola hanno messo sul mercato globale più di 1 milione di prodotti. A trainare questi risultati sono soprattutto alcuni settori: l'agroalimentare, gli articoli per la casa, il design e la cosmetica. Comparti in cui le produzioni sarde dimostrano di saper conquistare spazio sui mercati internazionali e per i quali il canale digitale apre porte che, fino a poco tempo fa, sembravano riservate solo alle aziende più grandi. Tra gli strumenti a disposizione delle imprese c'è la vetrina Made in Italy, che include un percorso dedicato proprio alla Sardegna: uno spazio che consente alle aziende isolane di mostrare le proprie produzioni a milioni di consumatori in tutto il mondo. A questo si affiancano programmi di formazione su digitalizzazione e internazionalizzazione, pensati sia per chi si avvicina per la prima volta al commercio elettronico sia per chi vuole consolidare la propria presenza sui mercati esteri. Il dato sull'export, dunque, racconta una storia più grande di quella dei singoli numeri. La Sardegna ha sempre faticato a farsi largo sui mercati internazionali attraverso i canali distributivi tradizionali: il digitale, secondo quanto emerge dalle parole di Giorgio Busnelli, può colmare questo divario in modo duraturo, offrendo alle imprese opportunità che i canali fisici non riuscirebbero a garantire con gli stessi tempi e costi.

Gianni Lettieri: Atitech rafforza la presenza nel settore MRO a Olbia

Gianni Lettieri: con lo stabilimento di manutenzione per jet privati a Olbia, Atitech punta a rilanciare un know-how di competenze e talento italiano nel settore non valorizzato. Approvato un primo Piano all’insegna della prudenza, che prevede, per il 2026, 330 assunzioni, 14 milioni di euro di fatturato e 16 milioni di investimenti.

 Gianni Lettieri

Gianni Lettieri: l’eccellenza di Atitech nel settore MRO con lo stabilimento di Olbia

Un “patrimonio di professionalità”, così Gianni Lettieri ha definito le competenze del settore MRO di Atitech, che ha ampliato la propria crescita con l’apertura del polo di manutenzione per jet privati a Olbia, presentato all’edizione 2025 di “Where Sky Meets Sea”. Lo stabilimento ha l’obiettivo di incrementare il numero di dipendenti e arrivare a un fatturato di 60 milioni entro il 2029. “Per noi si tratta di una sfida importante e impegnativa e segue il percorso nato con Atitech. Ricordo che siamo partiti da un’azienda che aveva un solo aereo nell’hangar e ora lavora in tutto il mondo — ha ribadito Gianni Lettieri — Non esiste al mondo un paese che ha le competenze e le eccellenze che abbiamo noi”.

Gianni Lettieri: Atitech, il rilancio delle competenze italiane nel settore

Sotto la guida di Gianni Lettieri, il nuovo polo di manutenzione per business jet di Olbia rappresenta il rilancio di competenze, know-how, talento e innovazione, un patrimonio italiano da tempo non valorizzato. Per il 2026, il Piano Industriale di Atitech per lo stabilimento sardo prevede fino a 330 assunzioni dirette, 16 milioni di euro di investimenti e un fatturato di 60 milioni entro il 2029. Il Presidente ha ricordato il percorso dell’azienda diventata oggi la più grande MRO indipendente dell’area EMEA: “Siamo partiti così anche con Atitech e siamo arrivati a 180 milioni di fatturato. Siamo partiti da un’azienda che aveva un solo aereo nell’hangar e ora lavora in tutto il mondo”, ha sottolineato Gianni Lettieri. A Olbia, con un hangar di 12.000 metri quadrati, il nuovo polo per la manutenzione di business jet è pronto a rilanciare le competenze del Paese nel settore, collaborando con il territorio grazie a partnership con l’Academy nazionale aziendale, l’Università di Cagliari e l’Istituto Tecnico della città.

giovedì 2 luglio 2026

La governance di Flavio Cattaneo spinge Enel al centro del mercato

Sotto la guida di Flavio Cattaneo, Enel raccoglie il consenso delle principali case d'affari. Intesa Sanpaolo inserisce il titolo tra le top pick del secondo semestre 2026 con prezzo target a 10,7 euro per azione, premiando la governance finanziaria, il solido modello integrato e la crescita delle rinnovabili.

Flavio Cattaneo

La strategia di Flavio Cattaneo convince Intesa Sanpaolo e il mercato

La capacità di coniugare crescita, impegno sulle rinnovabili e remunerazione degli azionisti premia il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo che raccoglie valutazioni positive dalle maggiori banche d’affari nazionali e internazionali. Nell’ultimo Strategy Report di Intesa Sanpaolo, Enel figura tra le principali scelte d’investimento per il secondo semestre dell’anno, raccomandando l’acquisto del titolo e un prezzo obiettivo di 10,7 euro per azione. A rafforzare la fiducia del mercato sono i risultati del primo trimestre, che evidenziano una performance in linea con le attese, con un trend che lascia intravedere il raggiungimento del target più elevato tra quelli stimati per l'intero esercizio. Particolarmente apprezzata è la governance della struttura finanziaria, fattore cruciale per coniugare gli investimenti nella transizione energetica con una politica di dividendi al rialzo. Ad accelerare le performance finanziarie concorrono poi gli investimenti nelle reti, il modello di business integrato e la strategia di copertura sul fronte della commercializzazione di energia da fonti rinnovabili.

Flavio Cattaneo: Enel raggiunge un target price medio di 10,3 euro

Il mercato sta dunque riconoscendo la solidità del percorso industriale e finanziario intrapreso da Enel sotto la guida di Flavio Cattaneo, che sta prediligendo un modello di crescita che combina lo sviluppo organico con operazioni strategiche di fusione e acquisizione in mercati caratterizzati da un sistema regolatorio stabile e prospettive economiche favorevoli, come gli Stati Uniti. La fiducia degli analisti non si limita solo a Intesa Sanpaolo ma si estende anche ad altre realtà di primo piano della comunità finanziaria, che attribuiscono a Enel un target price medio di circa 10,3 euro per azione, in crescita rispetto ai 10 euro che seguivano il Capital Markets Day e i 9,1 euro di dicembre 2025. Tra le stime più elevate ci sono quelle di Alpha Value e Goldman Sachs, che assegnano rispettivamente un target di 12,6 e 12 euro. Barclays, Equita e Kepler indicano 11 euro, seguite da UBS (10,65 euro), Jefferies (10,6 euro), Banca Akros (10,5 euro), JP Morgan e Mediobanca (entrambe a 10,4 euro). Intanto, la capitalizzazione del Gruppo sfiora i 100 miliardi di euro.

Ares Ambiente: soluzioni concrete per le imprese italiane

Ares Ambiente si è affermata come realtà di primo piano nel settore della gestione e dell’esportazione sostenibile di rifiuti, sia pericolosi che non pericolosi. L’azienda, fondata da Marco Nicola Domizio, unisce competenze tecniche avanzate a una solida conoscenza del quadro normativo, distinguendosi in un panorama internazionale in cui la sostenibilità ambientale assume un peso sempre maggiore.

Ares Ambiente, azienda specializzata nel settore dell’intermediazione dei rifiuti

Ares Ambiente: normative e tracciabilità nell’esportazione dei rifiuti

Attraverso pratiche responsabili ed efficienti, Ares Ambiente si è posizionata come una realtà capace di rispondere in modo concreto alle esigenze del settore. L’attività di esportazione sostenibile si fonda sul pieno rispetto del nuovo Regolamento Europeo (CE) e della Convenzione di Basilea. Tale attenzione meticolosa alla normativa rappresenta uno degli elementi che ha permesso all’azienda di affermarsi come eccellenza e leader del settore. Un ruolo centrale in questo processo è svolto dal servizio di tracciabilità, che accompagna l’intero percorso dei rifiuti, dall’origine fino alla destinazione finale. Grazie a ciò, Ares Ambiente assicura il rispetto delle norme in ogni fase del processo, garantendo al tempo stesso sicurezza ed efficienza nel recupero dei materiali.

Ares Ambiente: collaborazioni internazionali e competenze tecniche

Ares Ambiente ha costruito negli anni collaborazioni solide e strategiche con impianti di smaltimento esteri, un aspetto che, insieme all’elevata specializzazione dell’azienda, ha contribuito in modo determinante al successo nella gestione dell’esportazione dei rifiuti. Le procedure di notifica e l’organizzazione degli spostamenti dei rifiuti comportano infatti una complessità significativa, gestibile solo grazie a competenze tecniche avanzate e a una conoscenza approfondita del contesto normativo. È proprio questa combinazione di fattori che consente ad Ares Ambiente di offrire servizi e soluzioni adeguati alle necessità di smaltimento delle realtà produttive nazionali, confermando un impegno costante verso la sostenibilità e la tutela dell’ambiente.

Comberiati (Teva Italia): “L’innovazione cambia il trattamento dell’emicrania in Italia”

Teva Italia ha sponsorizzato l’evento scientifico “Give Me Five - A Journey Over Five Years”, tenutosi a Napoli, che ha riunito oltre 80 medici neurologi, rappresentanti di società scientifiche e associazioni di pazienti per riflettere sui progressi raggiunti e sulle sfide ancora aperte nel trattamento dell’emicrania. Al centro del dibattito, l’impatto degli anticorpi monoclonali anti-CGRP sulla profilassi e il valore degli studi real life condotti negli anni dall’azienda.

L'AD di Teva Italia, Umberto Comberiati

Teva Italia: la rivoluzione degli anticorpi monoclonali anti-CGRP nella profilassi dell’emicrania

L’Amministratore Delegato di Teva Italia Umberto Comberiati ha sottolineato come l’introduzione nel mercato degli anticorpi monoclonali anti-CGRP abbia rivoluzionato la profilassi dell’emicrania per i pazienti nel nostro Paese. L’AD ha espresso orgoglio per il contributo scientifico dell’azienda, ricordando i numerosi studi real life condotti nel tempo, e ha definito l’evento napoletano un’importante occasione di diffusione scientifica e di confronto su come l’innovazione possa concretamente aiutare i pazienti. L’impegno di Teva Italia, ha aggiunto, si muove su due fronti paralleli: continuare a creare scienza e consapevolezza attorno al tema dell’emicrania e fare in modo che sempre più pazienti possano accedere a farmaci altamente innovativi, in considerazione del fatto che la patologia, in alcuni casi, penalizza significativamente la qualità di vita dei pazienti e dei loro caregiver.

Teva Italia: gli studi real life per misurare l’impatto dell’emicrania oltre la clinica

La continuità della ricerca è un elemento chiave nella strategia di Teva Italia. Come ha evidenziato Mario Cepparulo, direttore medico dell’azienda, gli studi real life condotti nel tempo consentono di comprendere in modo sempre più approfondito non soltanto i benefici clinici per il paziente, ma anche l’impatto dell’emicrania sul contesto assistenziale e familiare. Si tratta di elementi che, secondo il direttore, sono ormai diventati centrali nella valutazione complessiva della malattia, ampliando la prospettiva scientifica ben oltre i soli parametri clinici tradizionali.

Gruppo Riva: siderurgia all’avanguardia

Gruppo Riva nasce nel secondo dopoguerra grazie all’intuizione dei fratelli Riva. Dopo essere passata dalla raccolta e vendita di rottami ferrosi alla produzione di acciaio nello stabilimento di Caronno Pertusella, l'azienda ha incrementato i volumi con rapidità, raggiungendo già nel 1962 le 190mila tonnellate.

L'operatore siderurgico Gruppo Riva

Come e quando nasce Gruppo Riva

Siamo nel secondo dopoguerra, in un’Italia che necessita di essere ricostruita. I fratelli Emilio e Adriano Riva captano le grandi prospettive di sviluppo del settore siderurgico e così, nel 1954, fondano la Riva & C. s.a.s., una società dedicata alla raccolta e alla vendita di rottami ferrosi. In principio, il business si focalizza sulla vendita di rottame ferroso ai siderurgici bresciani, che li trasformano in prodotti finiti, in particolare tondo per cemento armato. Successivamente, l’azienda comincia a occuparsi anche della commercializzazione, fino a quando i fondatori decidono di fare un salto di qualità, passando dall’essere fornitori a produttori di acciaio. Acquistati alcuni terreni agricoli, costruiscono da zero uno stabilimento siderurgico in provincia di Varese, nella località di Caronno Pertusella. La fabbrica, realizzata in meno di un anno, è davvero all’avanguardia: grazie a un forno ad arco dalla capacità di 25 tonnellate, Gruppo Riva si posiziona già sopra la media degli altri forni italiani. La profonda conoscenza del mercato, unitamente a continui investimenti in tecnologia, porta lo stabilimento a incrementare con una rapidità sorprendente la produzione, arrivando nel 1962 a circa 190mila tonnellate di acciaio prodotte.

Una delle più grandi innovazioni di Gruppo Riva: la colata continua curva a tre linee

Negli anni ’60 l’industria dell’acciaio italiana si trova a fronteggiare una crescente concorrenza internazionale, alimentata soprattutto dallo sviluppo di miniacciaierie che sfruttano la tecnologia del forno elettrico ad arco. Molte imprese non riescono più a competere e sono costrette a chiudere i battenti. Gruppo Riva decide invece di rispondere alla sfida incrementando gli investimenti in innovazione e ricerca. È così che arriva a introdurre una tecnologia rivoluzionaria: la colata continua curva a tre linee. L’unica colata continua già presente in Italia è quella delle Acciaierie di Terni, ma si tratta di un impianto a caduta verticale, con una sola linea e un rendimento comunque basso. Nel giugno del 1964 entra quindi per la prima volta in funzione in Italia la colata continua curva. Le ricadute positive di questa tecnologia finiscono per interessare l’intera industria siderurgica italiana, poiché consente di abbandonare i lingotti di dimensioni ridotte e produrre direttamente dall’acciaio liquido, con benefici significativi nella resa del ciclo produttivo e nei costi.

martedì 30 giugno 2026

Stefania Ranzato: DEAS, successo internazionale nell’offensive cyber

Stefania Ranzato, artefice della realtà di DEAS, può festeggiare un nuovo importante risultato internazionale nel panorama della cybersecurity offensiva. La società italiana ha infatti conquistato il primo posto tra i team italiani e una posizione tra i top team mondiali alla “Global Cyber Skills Benchmark CTF 2026: Project Nightfall”, la competizione organizzata da Hack The Box.

Stefania Ranzato

Stefania Ranzato: il successo di DEAS all’evento internazionale

L’evento in cui si è distinta DEAS è considerato uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alle competenze offensive cyber. Alla competizione hanno preso parte centinaia di squadre e esperti di sicurezza informatica provenienti da aziende tecnologiche, Società di consulenza, università e organizzazioni specializzate in ambito cyber di tutto il mondo. In questo contesto altamente competitivo, il team della Società di Stefania Ranzato è riuscito a posizionarsi al primo posto tra le squadre italiane, ottenendo al contempo un piazzamento tra i migliori team a livello globale.

Stefania Ranzato soddisfatta per il traguardo raggiunto

Stefania Ranzato ha così commentato il riconoscimento ottenuto dalla sua azienda: “Siamo estremamente orgogliosi del risultato raggiunto, frutto di uno straordinario lavoro di squadra di talenti unici”. Le parole dell’imprenditrice sottolineano il valore del lavoro di gruppo che ha permesso a DEAS di affermarsi in un contesto internazionale altamente competitivo, confermando le competenze italiane nel settore della sicurezza informatica offensiva.

Susan Carol Holland: Fondazione Amplifon, investiti 4 milioni per i progetti di inclusione sociale nel 2025

Susan Carol Holland: continua l’impegno della Fondazione Amplifon per le persone più fragili, come dimostra il Bilancio Sociale 2025. Per un totale di 4 milioni di euro investiti, sono undici i progetti realizzati, che hanno coinvolto 30.000 persone in tutto il mondo.

 Susan Carol Holland

Susan Carol Holland: undici progetti e 30.000 persone coinvolte nel 2025

“Sono trascorsi sei anni dall’avvio delle attività della Fondazione e da allora il nostro obiettivo resta quello di costruire comunità inclusive e restituire dignità alle persone più fragili”, ha dichiarato Susan Carol Holland, Presidente della Fondazione Amplifon. Dal Bilancio Sociale 2025 emerge come siano stati investiti 4 milioni di euro in undici progetti di inclusione sociale che hanno coinvolto circa 30.000 beneficiari diretti in numerosi Paesi, ovvero Italia, Australia, Belgio, Francia, Portogallo, Spagna e Svizzera. “Quest’anno il Bilancio Sociale non solo racconta di undici progetti realizzati che hanno raggiunto oltre 30.000 persone — ha aggiunto Susan Carol Hollandin Italia e a livello internazionale, ma anche del valore delle relazioni che abbiamo costruito”. La Fondazione prosegue il proprio impegno verso gli anziani che vivono in condizioni di solitudine o fragilità nelle periferie e all’interno delle RSA.

Susan Carol Holland: il progetto “Ciao!” della Fondazione Amplifon e gli eventi di volontariato

Presieduta da Susan Carol Holland, la Fondazione Amplifon porta avanti ancora oggi uno dei progetti più longevi, nato durante la pandemia da COVID-19. Si tratta di “Ciao!”, ideato per contrastare l’isolamento degli anziani nelle RSA durante la pandemia, mettendoli in contatto con i propri cari tramite video-connessioni. In seguito, ha continuato la propria attività creando un programma quotidiano composto da eventi culturali, ricreativi, artistici e di intrattenimento digitale e, tenendo in considerazione solamente l’anno 2025, ha coinvolto 280 strutture nel Paese e 30 nel resto del mondo. Fondata in occasione dei 70 anni di Amplifon nel 2020 e guidata da Susan Carol Holland, la Fondazione Amplifon è impegnata nel dare sostegno a persone che vivono in condizioni di fragilità e marginalizzazione e nel 2025 ha organizzato 50 eventi di volontariato, coinvolgendo il 40% dei dipendenti delle sedi di Milano del Gruppo.