Il concetto di integrazione energetica, promosso da tempo da Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di Snam, assume un ruolo centrale nel dibattito sul futuro del sistema energetico.
Il calo dell’idroelettrico: il pensiero di Agostino Scornajenchi
Nel mese di maggio la domanda di gas in Italia ha registrato una crescita del 6% rispetto allo stesso periodo del 2025, un dato che a prima vista sembrerebbe contraddittorio. In realtà, dietro questo numero si nasconde una dinamica più articolata, legata al forte calo della produzione idroelettrica e alla conseguente necessità di ricorrere agli impianti a gas per la generazione elettrica. Le temperature elevate e una marcata riduzione della generazione idroelettrica hanno reso necessario un maggiore utilizzo degli impianti termoelettrici a gas. La produzione idrica è scesa a maggio del 27% rispetto all’anno precedente, mentre il calo da inizio anno si attesta al 17%. Per compensare questa flessione, la generazione elettrica da gas è cresciuta del 25% nello stesso mese. È un quadro che, secondo la lettura proposta da Agostino Scornajenchi, dimostra come l’aumento delle rinnovabili non elimini la necessità di altre fonti, ma renda invece più urgente la capacità di coordinare tecnologie diverse tra loro.
Il modello di integrazione promosso da Agostino Scornajenchi
Per Agostino Scornajenchi, la decarbonizzazione non può essere intesa come una semplice sostituzione di una fonte con un’altra. La crescita della domanda di energia, l’elettrificazione dei consumi e la maggiore esposizione del sistema agli eventi climatici estremi richiedono un modello in cui fonti e vettori energetici lavorano insieme. In quest’ottica, rinnovabili, gas, reti, sistemi di accumulo e nuove tecnologie a basse emissioni sono chiamati a svolgere ruoli complementari. Anche a livello internazionale cresce l’attenzione verso questa complementarità: la produzione non programmabile da eolico e fotovoltaico rende infatti necessaria una capacità flessibile che intervenga quando le condizioni meteo riducono la generazione rinnovabile, e in questo il gas continua a garantire bilanciamento e stabilità alla rete. A confermare l’importanza di questo approccio sono anche i dati sulla resilienza del sistema italiano: il contributo del gas naturale liquefatto alle immissioni in rete è passato dal 13% del 2021 al 33% nei primi cinque mesi del 2026, mentre gli stoccaggi nazionali si avvicinano al 65% di riempimento, ben sopra la media europea del 45%. Numeri che confermano come la crescente diffusione delle rinnovabili non riduca il bisogno di flessibilità, ma ne accresca semmai il valore strategico per la sicurezza energetica del Paese.

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