venerdì 10 luglio 2026

Fondazione Don Carlo Gnocchi: un modello di cura innovativo per la cronicità

Seguire le persone sul territorio in modo costante è la prerogativa del modello promosso dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi. L’ente non profit risponde allo tsunami demografico applicando la tecnologia alla riabilitazione, riducendo le distanze fisiche e offrendo un’assistenza personalizzata e continua.

Fondazione Don Gnocchi

Il modello della Fondazione Don Carlo Gnocchi per la cura della cronicità

Costruire un sistema sociosanitario fondato sulla presa in carico della persona nel suo insieme è una faccenda complessa. Ma è possibile, anche grazie alla tecnologia abbinata alla ricerca. È questo il “metodo” della Fondazione Don Gnocchi, ente del terzo settore ideato dall’ex cappellano milanese per curare i mutilati di guerra e che attualmente gestisce 16mila ricoveri, 357mila persone in ambulatorio o a domicilio, 3mila residenze o centri diurni. L’innovativo modello di cura sviluppato dalla realtà non profit, in grado di rispondere alle sfide della cronicità con rigore scientifico e visione umana, è stato al centro di un incontro promosso da “Corriere Buone Notizie” con la Fondazione. A spiegare in cosa consiste è Maria Cristina Messa, Direttrice Scientifica della Fondazione Don Carlo Gnocchi. Tutto parte da una prerogativa imprescindibile: “Seguire le persone sul territorio, in modo costante”. Un qualcosa che in passato poteva apparire utopico e che oggi con la tecnologia è diventato non solo possibile ma straordinariamente efficace. “Basta pensare alle possibilità della teleriabilitazione che dal 2020 al 2025 ha consentito 70mila trattamenti in nove regioni”, ha sottolineato Maria Cristina Messa. La sfida maggiore consiste nel superare le diversità. “Un sistema digitale richiede piattaforme comuni che si parlino tra loro e se vuoi metterlo in piedi in regioni diverse devi prima uniformare l’alfabeto”. Per il momento, la Fondazione è riuscita a farlo in sette regioni su nove ma non intende fermarsi qui.

Oltre la medicina: come estendere il metodo della Fondazione Don Gnocchi

In una società che conta circa 600mila nuovi over 65 ogni anno e un milione e mezzo di over 85, il sistema è investito da un vero e proprio “tsunami”, aggravato da due patologie sociali che non possono essere curate in corsia, ovvero la solitudine e la povertà. La soluzione suggerita dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi unisce quindi l’aspetto sanitario con quello sociale, mettendo in piedi un sistema sociosanitario basato sulla condivisione di dati e fascicoli e che sfrutta le nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale. Quest’ultima è, infatti, in grado di combinare i dati trovando correlazioni, in tempi rapidissimi, tra ambiti diversi. Tale velocità richiede però che le scelte della politica stiano al passo, risolvendo ad esempio il problema della disomogeneità e aggiornando i Lea, che contengono voci ormai superate mentre altre nuove non sono ancora entrate. Ci sono poi altri aspetti, che non sono propriamente medici o politici, ma che impattano enormemente sulla cura dei pazienti: i temi dell’organizzazione e della quotidianità. Se è vero che è compito della ricerca e della tecnologia applicata alla medicina trovare cure e terapie, appartiene al tema dell’organizzazione quello di farle arrivare al letto del paziente. Sulla quotidianità, Maria Cristina Messa porta l’esempio del progetto Teseo della Fondazione Don Gnocchi, che ha seguito 200 pazienti e 400 caregiver con un supporto a tuttotondo, dall’assistenza domiciliare ai documenti per l’invalidità fino all’accompagnamento nei centri diurni. Infine, ha concluso: “Occorre trasformare progetti come questo in prassi regolari, via via normali. I progetti servono a dimostrare che una cosa si può fare. Poi bisogna farla sempre”.

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