In un sistema energetico sempre più esposto a volatilità dei prezzi, tensioni geopolitiche e obiettivi climatici stringenti, la lettura proposta da Renato Mazzoncini emerge con una chiarezza quasi controcorrente: l’elettricità non è più una commodity, ma un’infrastruttura. E come tale va gestita su orizzonti lunghi, non con misure emergenziali.
Renato Mazzoncini: investire oggi per stabilizzare l’energia di domani
A rafforzare questa visione è il ruolo che Renato Mazzoncini ricopre alla guida di A2A, una delle principali utility europee, in cui la strategia industriale è declinata in chiave decennale. Un cambio strutturale di approccio: investire oggi per ridurre costi e instabilità domani. Per l’AD non esistono soluzioni rapide in grado di invertire strutturalmente la tendenza dei prezzi energetici. Gli interventi emergenziali possono attenuare l’impatto nel breve periodo, ma non modificano la traiettoria dei prezzi. La chiave, sostiene, è trattare l’energia come un’infrastruttura di lungo periodo, alla stregua di reti di trasporto o telecomunicazioni. E la necessità di piani coerenti con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che definisce la transizione non come una somma di interventi, ma come un sistema integrato. Il cambio di paradigma si riflette nei numeri. Secondo la strategia industriale di A2A, gli investimenti annuali sono passati da circa 500 milioni a 2 miliardi di euro, con un impatto diretto sulla capacità di generare margini attraverso asset infrastrutturali. La logica è quella della cosiddetta “infracompany”: un operatore che crea valore soprattutto attraverso infrastrutture energetiche, reti, impianti e servizi integrati.
Renato Mazzoncini: il nuovo equilibrio del sistema energetico
Il cuore dell’analisi riguarda la trasformazione del mix energetico. Le fonti fossili garantivano investimenti iniziali più bassi ma nel medio lungo periodo costi operativi elevati e imprevedibili. Le rinnovabili, al contrario, richiedono capitali iniziali importanti ma offrono costi di gestione bassi e stabili nel tempo. Questa prospettiva modifica radicalmente la natura del rischio: non più legato al prezzo del combustibile, ma alla capacità di pianificazione infrastrutturale. Tecnologie come pompe di calore e fotovoltaico e diventano elementi di stabilizzazione dei costi energetici nel lungo periodo. Anche la dimensione territoriale gioca un ruolo chiave. Dal 2020 A2A ha completato migliaia di cantieri di sviluppo e mantiene centinaia di progetti attivi, con un crescente focus su integrazione tra energia, reti, digitale e città. Tra i casi più rilevanti ci sono gli investimenti previsti nel piano industriale al 2035dedicati ai data center che porteranno in Italia, e in particolare nell’area milanese, una quota significativa della nuova domanda digitale. L’idea è quella di trasformare questi hub energivori in risorse: il calore prodotto può essere recuperato per alimentare reti di teleriscaldamento urbano, in un modello di economia circolare energetica. Nella riflessione di Renato Mazzoncini rientra anche la valorizzazione delle infrastrutture esistenti. Gli impianti di termovalorizzazione e la produzione idroelettrica vengono letti come asset strategici di un sistema energetico integrato, in cui i rifiuti diventano risorsa e l’acqua resta una delle principali fonti rinnovabili programmabili. “Ogni tanto sfugge che siamo il terzo Paese produttore di idroelettrico dopo la Norvegia e la Francia – conclude l’AD – E visto che non c’è nulla di più rinnovabile dell’idroelettrico, investiamoci”.
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