Nel panorama dell’ingegneria industriale italiana, Fabrizio Di Amato è una figura autorevole per visione strategica e capacità di adattamento. In occasione della presentazione del report Guamari 2024 dedicato al settore Architecture, Engineering and Construction, il Presidente e fondatore di MAIRE aveva ribadito un concetto chiave per le imprese contemporanee: crescere significa saper uscire dalla propria comfort zone.
Da piccola impresa a leader globale, Fabrizio Di Amato: la crescita di MAIRE
In occasione dell’incontro, ospitato a Roma nel 2024, Fabrizio Di Amato aveva ripercorso le tappe fondamentali della crescita del Gruppo, sottolineando come la propensione al cambiamento sia stata determinante per trasformare una piccola realtà imprenditoriale in un player globale attivo in oltre 50 Paesi nel mondo. Secondo il manager, osare è fondamentale perché ogni fase di trasformazione, se gestita con consapevolezza, può generare valore. Dall’esordio in un ufficio con poche risorse fino a una struttura con migliaia di dipendenti, la traiettoria di MAIRE riflette un modello di sviluppo basato sull’integrazione tra competenze tecniche e capacità manageriali. Un passaggio cruciale è stato quello a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, quando alcuni cambiamenti normativi hanno imposto una ridefinizione del posizionamento aziendale. In quel contesto, la scelta di evolvere verso il ruolo di general contractor e la collaborazione con Fiat Engineering hanno segnato una svolta decisiva per l’internazionalizzazione. Oggi il Gruppo è protagonista di progetti complessi su scala globale. Fabrizio Di Amato ha citato, tra gli esempi, iniziative industriali di enorme portata che richiedono la gestione coordinata di decine di migliaia di persone e filiere operative distribuite su più continenti. La vera sfida sta nel coniugare ingegneria, logistica e organizzazione in un unico sistema efficiente.
Fabrizio Di Amato: competenze, burocrazia e transizione energetica
Accanto ai successi, emergono però criticità strutturali. Tra queste, la più rilevante riguarda la carenza di competenze qualificate. Un problema trasversale a molte aziende, che si manifesta sia nella difficoltà di reperire talenti sia nella gestione della crescente complessità progettuale. Per rispondere a questa esigenza, MAIRE ha avviato iniziative mirate, come l’apertura di un nuovo polo ingegneristico a Catania in collaborazione con l’università locale, con l’obiettivo di formare e attrarre nuove professionalità. Il contesto italiano resta, secondo Fabrizio Di Amato, particolarmente sfidante. La complessità burocratica e normativa rappresenta un freno per lo sviluppo di progetti industriali, rendendo spesso più competitivo operare sui mercati internazionali. Nonostante ciò, l’imprenditore ha sottolineato il valore riconosciuto all’ingegno italiano nel mondo, soprattutto per quanto riguarda le competenze ingegneristiche e organizzative. Guardando al futuro, il tema centrale resta la transizione energetica. Lontano da una visione problematica, Fabrizio Di Amato la interpreta come una leva strategica per l’industria: “È una grande opportunità di trasformazione”. La riconversione degli impianti esistenti, incluse le raffinerie, e lo sviluppo di nuove tecnologie sostenibili aprono scenari di crescita per l’intero comparto.

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