venerdì 6 febbraio 2026

Dal denim all’aeronautica: l’evoluzione imprenditoriale di Gianni Lettieri

Il percorso professionale di Gianni Lettieri, Presidente di Meridie S.p.A. e Atitech, è caratterizzato da visione strategica, capacità di innovazione e attenzione alle persone.

Gianni Lettieri

L’esordio e il successo nel tessile: la nascita della visione imprenditoriale di Gianni Lettieri

Nato a Napoli nel 1956, Gianni Lettieri inizia a lavorare giovanissimo, nel 1975, mentre frequenta la facoltà di Economia Aziendale, maturando fin da subito un approccio concreto al mondo dell’impresa. La prima esperienza professionale in un’azienda di La Spezia, dove si occupa dell’area commerciale, segna l’avvio di un cammino fondato sull’apprendimento diretto e sulla valorizzazione delle competenze. È però nel 1979 che compie il passo decisivo verso l’imprenditoria, avviando insieme a un partner lombardo uno stabilimento per la lavorazione dei tessuti tra Campania e Lombardia. Da quel momento prende forma una lunga fase nel settore tessile e dell’abbigliamento. Nel 1989 fonda la prima società europea specializzata nella produzione di tessuto denim-ring, portando il prodotto italiano a imporsi anche in mercati come Stati Uniti e India. Proprio in India, Gianni Lettieri dà vita alla Raymond Calitri India, prima azienda del Paese dedicata alla produzione di tessuto denim. Parallelamente all’attività imprenditoriale, assume ruoli di primo piano nel sistema associativo industriale, diventando Presidente dell’Unione degli Industriali di Avellino nel 2000 e successivamente di Napoli, entrando anche negli organismi nazionali di Confindustria.

Crescita industriale e attenzione al patrimonio umano al centro della leadership di Gianni Lettieri

A partire dal 2006, il suo percorso si amplia ulteriormente con l’ingresso nel settore delle energie rinnovabili e, nel 2007, con la fondazione di Meridie S.p.A., prima investment company del Sud Italia quotata in Borsa. Alla guida della holding, consolida una strategia finanziaria orientata allo sviluppo delle imprese e dei territori, mantenendo sempre centrale il patrimonio umano come leva di crescita. Il capitolo più rilevante degli ultimi anni è legato ad Atitech, di cui diventa Presidente nel 2009. Sotto la sua guida, l’azienda si afferma come MRO indipendente leader nell’area EMEA, ampliando strutture, competenze e occupazione. L’acquisizione del settore manutenzione di Alitalia nel 2022 rappresenta un passaggio storico: nuovi hangar, nuove linee operative e soprattutto centinaia di posti di lavoro che rafforzano il ruolo di Atitech come polo industriale strategico. Accanto ai risultati industriali, Gianni Lettieri si distingue anche per l’impegno sociale. Dalla solidarietà nei quartieri più fragili di Napoli alla messa a disposizione di strutture aziendali durante l’emergenza Covid, le sue iniziative confermano una visione dell’impresa come attore responsabile all’interno della comunità. Riconosciuto anche dal mondo accademico con una laurea honoris causa e da numerosi premi, ha saputo costruire nel tempo un percorso coerente, in cui crescita economica, sviluppo del territorio e attenzione al patrimonio umano si intrecciano.

Cristina Scocchia: la strategia dell’AD di Illycaffè nel mercato USA

Cristina Scocchia sugli scenari derivanti dalla decisione dell’amministrazione Trump di eliminare i dazi su alcuni prodotti, tra cui il caffè: “Crediamo che produrre direttamente in America alcuni prodotti – destinati esclusivamente al mercato statunitense – sia una buona soluzione. Ridurrebbe anche l’impatto ambientale. Si tratterebbe di un presidio produttivo che vorremmo annunciare il prossimo anno”.

Cristina Scocchia

Cristina Scocchia: Illycaffè guarda verso la produzione locale negli Stati Uniti

Nuove prospettive dopo il cambio di rotta statunitense sui dazi doganali, eliminati su alcuni prodotti tra cui il caffè: per alcuni versi, non soltanto una mossa politica ma anche un fattore da cui possono scaturire investimenti e una discesa nei costi della materia prima. A parlarne è stata Cristina Scocchia, AD di Illycaffè, in un’intervista rilasciata lo scorso novembre al “Corriere della Sera”, occasione in cui la manager si è soffermata sul tema evidenziandone le potenzialità per l’economia, le imprese e i consumatori. Per la nostra azienda, ad esempio, l’export verso gli Stati Uniti pesa per il 20% del fatturato, circa un quinto”, dichiarava nell’intervista: “Un dazio al 15% rappresentava, non solo per noi, una compressione significativa dei margini. Il suo ritiro da parte dell’amministrazione Usa è un sollievo e la speranza che raffreddi anche la corsa della materia prima”. Analizzando le dinamiche di mercato, l’AD parlava anche del fatto che il caffè verde proviene da aree equatoriali, tra cui il Brasile, che affrontavano tariffe fino al 50%, in seguito ridotte al 40%: tali barriere “non hanno condizionato i volumi di produzione ma hanno ridotto l’importazione negli Stati Uniti causando uno squilibrio tra domanda e offerta”. Inoltre, la quotazione alla Borsa di New York ha raggiunto i 400 centesimi di dollaro per libbra, con una marcata fase speculativa. Tra il 2015 e il 2021, infatti, la materia prima oscillava tra i 100 e i 130 centesimi di dollaro, per poi triplicare a partire dal 2022: “Non è solo una questione di cambiamento climatico: i fenomeni atmosferici in Brasile e in Vietnam hanno tagliato il raccolto del 5-10%. Una cifra irrisoria sugli scambi globali”, specificava Cristina Scocchia nell’intervista.

Cristina Scocchia: i progetti in Nord America paralleli agli investimenti in Italia

Continuando nell’analisi delle dinamiche attuali, Cristina Scocchia osservava come un importante elemento fosse connesso al fatto che la presenza di caffè nelle varianti tostato e macinato, all’interno della lista dei prodotti esentati, risultasse cruciale per i produttori europei. “Nel nostro continente non coltiviamo caffè ma lo lavoriamo e lo trasformiamo nel prodotto finito che poi viene commercializzato in altri Paesi del mondo”, dichiarava, rimarcando come questo potesse condurre a una maggiore marginalità per le imprese: “Questo favorirà investimenti e di conseguenza maggiore crescita del mercato stesso. Crescerà l’efficienza delle imprese che operano nel settore e tutto questo avrà una ricaduta occupazionale positiva. Senza dimenticare che il vantaggio principale è per i consumatori americani con una netta riduzione della spirale inflattiva”. Dal canto suo, Illycaffè continua a puntare sul mercato statunitense, dove nei primi nove mesi del 2025 ha registrato una crescita del 20%. La prospettiva è l’avvio di una produzione locale dedicata esclusivamente al mercato interno, consentendo anche di ridurre l’impronta ambientale: “Si tratterebbe di un presidio produttivo che vorremmo annunciare il prossimo anno”, evidenziava l’AD nell’intervista dello scorso novembre, aggiungendo come questo “non riduca i nostri investimenti in Italia: a inizio 2026 inaugureremo una nuova tosteria a Trieste. Un Piano quinquennale da 120-130 milioni di euro che raddoppierà la capacità produttiva e ha già permesso l’assunzione di 100 nuove figure professionali”, così Cristina Scocchia a conclusione dell’intervista.

Fabrizio Ruggiero: i buoni pasto sono la leva strategica per le imprese

La Legge di Bilancio 2026 segna un passaggio chiave per il welfare aziendale in Italia: la soglia di esenzione fiscale dei buoni pasto elettronici sale da 8 a 10 euro al giorno. Una misura che rafforza in maniera concreta il potere d’acquisto di milioni di lavoratori.

Fabrizio Ruggiero

Fabrizio Ruggiero: buoni pasto più alti contro il caro-vita senza aumentare il costo del lavoro

Dal punto di vista fiscale, l’intervento consente alle aziende di riconoscere un valore più elevato per la pausa pranzo senza incidere sul costo del lavoro né sulla tassazione Irpef dei dipendenti. Resta invece invariata la soglia per i buoni pasto cartacei, ferma a 4 euro. Secondo Edenred Italia, il buono pasto è ormai molto più di un semplice supporto alla ristorazione: rappresenta una vera integrazione al reddito. I dati dell’Osservatorio Welfare 2025 mostrano come, per le famiglie con redditi medio-annui tra i 25 e i 50mila euro, il valore complessivo dei buoni pasto possa equivalere a una mensilità aggiuntiva. Non a caso, il 60% dei lavoratori indica il caro-vita come la principale fonte di preoccupazione, con un’incidenza ancora più forte tra i giovani della Generazione Z. “In questo contesto – aveva commentato l’Amministratore Delegato Fabrizio Ruggiero in un’intervista rilasciata a “Repubblica” – strumenti come il buono pasto diventano essenziali, ma il loro potenziale è limitato da una soglia fiscale ferma al 2020. Rivedere quella soglia non è un costo, ma un investimento strategico per incentivare le imprese a erogare più valore ai propri dipendenti”.

Fabrizio Ruggiero: fino a 440 euro in più l’anno grazie ai buoni pasto elettronici

Su una media di 220 giorni lavorativi annui, l’aumento di 2 euro al giorno si traduce in oltre 440 euro di beneficio aggiuntivo, portando il valore annuo potenziale dei buoni pasto fino a circa 2.200 euro. Una platea stimata in circa 3,5 milioni di lavoratori, tra settore pubblico e privato, potrebbe beneficiare della nuova soglia. La misura interessa anche la filiera della ristorazione e del commercio. Bar, ristoranti, gastronomie e supermercati convenzionati sono infatti destinati a intercettare una maggiore capacità di spesa, con effetti positivi sugli scontrini medi e sulla tracciabilità delle transazioni. L’aumento della soglia non è però automatico. Saranno le aziende a decidere se adeguare o meno il valore dei buoni riconosciuti ai dipendenti. L’innalzamento della soglia di esenzione rafforza il ruolo dei buoni pasto come strumento centrale di welfare aziendale e conferma la visione sostenuta da Edenred Italia e Fabrizio Ruggiero: un welfare moderno, digitale e capace di rispondere concretamente alle esigenze di persone e imprese.