venerdì 6 febbraio 2026

Cristina Scocchia: la strategia dell’AD di Illycaffè nel mercato USA

Cristina Scocchia sugli scenari derivanti dalla decisione dell’amministrazione Trump di eliminare i dazi su alcuni prodotti, tra cui il caffè: “Crediamo che produrre direttamente in America alcuni prodotti – destinati esclusivamente al mercato statunitense – sia una buona soluzione. Ridurrebbe anche l’impatto ambientale. Si tratterebbe di un presidio produttivo che vorremmo annunciare il prossimo anno”.

Cristina Scocchia

Cristina Scocchia: Illycaffè guarda verso la produzione locale negli Stati Uniti

Nuove prospettive dopo il cambio di rotta statunitense sui dazi doganali, eliminati su alcuni prodotti tra cui il caffè: per alcuni versi, non soltanto una mossa politica ma anche un fattore da cui possono scaturire investimenti e una discesa nei costi della materia prima. A parlarne è stata Cristina Scocchia, AD di Illycaffè, in un’intervista rilasciata lo scorso novembre al “Corriere della Sera”, occasione in cui la manager si è soffermata sul tema evidenziandone le potenzialità per l’economia, le imprese e i consumatori. Per la nostra azienda, ad esempio, l’export verso gli Stati Uniti pesa per il 20% del fatturato, circa un quinto”, dichiarava nell’intervista: “Un dazio al 15% rappresentava, non solo per noi, una compressione significativa dei margini. Il suo ritiro da parte dell’amministrazione Usa è un sollievo e la speranza che raffreddi anche la corsa della materia prima”. Analizzando le dinamiche di mercato, l’AD parlava anche del fatto che il caffè verde proviene da aree equatoriali, tra cui il Brasile, che affrontavano tariffe fino al 50%, in seguito ridotte al 40%: tali barriere “non hanno condizionato i volumi di produzione ma hanno ridotto l’importazione negli Stati Uniti causando uno squilibrio tra domanda e offerta”. Inoltre, la quotazione alla Borsa di New York ha raggiunto i 400 centesimi di dollaro per libbra, con una marcata fase speculativa. Tra il 2015 e il 2021, infatti, la materia prima oscillava tra i 100 e i 130 centesimi di dollaro, per poi triplicare a partire dal 2022: “Non è solo una questione di cambiamento climatico: i fenomeni atmosferici in Brasile e in Vietnam hanno tagliato il raccolto del 5-10%. Una cifra irrisoria sugli scambi globali”, specificava Cristina Scocchia nell’intervista.

Cristina Scocchia: i progetti in Nord America paralleli agli investimenti in Italia

Continuando nell’analisi delle dinamiche attuali, Cristina Scocchia osservava come un importante elemento fosse connesso al fatto che la presenza di caffè nelle varianti tostato e macinato, all’interno della lista dei prodotti esentati, risultasse cruciale per i produttori europei. “Nel nostro continente non coltiviamo caffè ma lo lavoriamo e lo trasformiamo nel prodotto finito che poi viene commercializzato in altri Paesi del mondo”, dichiarava, rimarcando come questo potesse condurre a una maggiore marginalità per le imprese: “Questo favorirà investimenti e di conseguenza maggiore crescita del mercato stesso. Crescerà l’efficienza delle imprese che operano nel settore e tutto questo avrà una ricaduta occupazionale positiva. Senza dimenticare che il vantaggio principale è per i consumatori americani con una netta riduzione della spirale inflattiva”. Dal canto suo, Illycaffè continua a puntare sul mercato statunitense, dove nei primi nove mesi del 2025 ha registrato una crescita del 20%. La prospettiva è l’avvio di una produzione locale dedicata esclusivamente al mercato interno, consentendo anche di ridurre l’impronta ambientale: “Si tratterebbe di un presidio produttivo che vorremmo annunciare il prossimo anno”, evidenziava l’AD nell’intervista dello scorso novembre, aggiungendo come questo “non riduca i nostri investimenti in Italia: a inizio 2026 inaugureremo una nuova tosteria a Trieste. Un Piano quinquennale da 120-130 milioni di euro che raddoppierà la capacità produttiva e ha già permesso l’assunzione di 100 nuove figure professionali”, così Cristina Scocchia a conclusione dell’intervista.

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