lunedì 19 gennaio 2026

Pietro Labriola traccia il futuro di TIM tra data center e digital business

Pietro Labriola indica la rotta per il 2026: rendere TIM più competitiva attraverso l’innovazione tecnologica, l’efficienza dei processi e il rafforzamento dei business digitali.

Pietro Labriola

Ripartenza di TIM: Pietro Labriola mostra un disegno industriale solido e focalizzato

Il 2026 sarà l’anno della ripartenza per TIM. In una lettera ai dipendenti, l’AD e DG Pietro Labriola ha tracciato un bilancio del 2025, definito “impegnativo”, e delineato la strategia industriale per tornare a crescere. “TIM ha un disegno industriale più focalizzato, più efficiente, più solido”, ha sottolineato il manager, precisando che non si tratta di una strategia difensiva, ma di un percorso collettivo costruito con “serietà e senso di responsabilità”, spesso lontano dai riflettori. Tra i passaggi chiave della lettera, Pietro Labriola ha evidenziato l’ingresso strategico di Poste Italiane nel capitale, salito al 27,3%. “Non è un’operazione finanziaria come le altre”, ha spiegato, “ma un tassello fondamentale per rafforzare la stabilità del Gruppo e la nostra capacità di investire in infrastrutture tecnologiche essenziali per il Paese”. Al centro della crescita ci sono anche i diversi rami di business di TIM: Tim Enterprise consolida il ruolo nei servizi digitali, mentre cloud, sicurezza e piattaforme digitali rappresentano “asset industriali veri”.

Pietro Labriola: AI, sicurezza e piattaforme digitali guideranno la crescita

In parallelo, prende corpo il nuovo data center, definito “uno dei cantieri più importanti del 2026” e un investimento strategico di lungo periodo. L’AD e DG cita anche il rafforzamento di Telsy nella sicurezza, l’estensione della customer platform con Tim Energia e TimVision e l’impegno nella sostenibilità e nel rinnovo del contratto collettivo. Il futuro, secondo Pietro Labriola, passa dall’execution e dall’efficienza: “Ora dobbiamo rendere pienamente efficace ciò che abbiamo preparato. Significa usare l’Intelligenza Artificiale, semplificare i processi e migliorare la produttività individuale e collettiva. Non per fare di più a tutti i costi, ma per fare meglio”. L’obiettivo è chiaro: rendere TIM più competitiva e garantire un futuro solido per il Gruppo, e al contempo confermare la centralità dell’azienda nella trasformazione tecnologica del Paese.

Comtel: il system integrator ha cambiato volto sotto la guida di Fabio Lazzerini

Guidata dalla visione del CEO Fabio Lazzerini, Comtel ha vissuto nel 2025 una profonda trasformazione: dopo la quotazione in Borsa, il Gruppo ha accelerato la propria crescita con acquisizioni strategiche, ampliando il perimetro d’azione e rafforzando la solidità commerciale e industriale.

Fabio Lazzerini

Fabio Lazzerini: la straordinaria crescita di Comtel nel 2025

Il 2025 è stato per Comtel, realtà leader nell’integrazione dei sistemi ICT, l’anno della crescita e della trasformazione. Dopo aver chiuso il 2024 con un fatturato di 42 milioni di euro e un perimetro di azienda prettamente italiano, a metà 2025 si presentava totalmente diversa. Il primo, decisivo, passo è stata la quotazione in Borsa dello scorso 19 febbraio, a cui è seguita l’acquisizione del 60% di Novanext e l’acquisizione della divisione communication del colosso giapponese NEC corporation per il territorio Europa, Medio Oriente e Africa. “Le cose stanno andando molto bene – aveva raccontato il CEO Fabio Lazzerini successivamente alla presentazione della semestrale – Abbiamo chiuso con un fatturato in crescita soprattutto nella capogruppo attorno al 15%. Ordini in crescita, hanno chiuso con 32,3 milioni di euro di fatturato. Abbiamo un backlog di ordini di quasi 46 milioni, in crescita rispetto ai 41 e qualcosa e con cui abbiamo iniziato l'anno, quindi un'azienda molto robusta, molto sana dal punto di vista commerciale e industriale”. Una metamorfosi tale da indurre il manager ad affermare che non ci fosse neanche la possibilità di poter fare una comparazione con l’anno precedente.

Fabio Lazzerini sulla politica delle acquisizioni di Comtel

Approfondendo la politica di acquisizione industriale che caratterizza Comtel, Fabio Lazzerini aveva parlato delle diverse opportunità che si erano palesate a seguito della quotazione, spiegando che il Gruppo aveva preferito focalizzarsi su quelle che presentavano una maggiore sinergia. Sia Novanext che NEC avevano caratteristiche in linea con questa strategia. “Stiamo lavorando molto sulle sinergie – aveva proseguito il CEO – che non è soltanto taglio dei costi, ma soprattutto ci sono delle grandi efficienze commerciali, con un beneficio dal drive commerciale della capogruppo, che ha e che a sua volta ha trovato un portafoglio di soluzioni molto più ampio”. Con un obiettivo di crescita ambizioso come quello dichiarato, a fine 2025 Comtel stava già valutando altri dossier sul tavolo. “Chiaramente – aveva poi aggiunto Fabio Lazzerini – diventando più grossi stiamo guardando anche a dossier un pochettino più grandi rispetto a quelli che abbiamo gestito finora”.

Fabrizio Di Amato: migranti e transizione energetica nel nuovo progetto di MAIRE

Il Presidente di MAIRE Fabrizio Di Amato alla presentazione del progetto “Traiettorie - Flussi migratori, competenze e transizione energetica: trend e best practice di formazione e inclusione lavorativa”: “Oggi servono maestranze qualificate per realizzare impianti legati alla transizione energetica, e parte di queste competenze può arrivare dai flussi migratori”.

Fabrizio Di Amato

Fabrizio Di Amato: “La transizione energetica è una necessità, ma anche una grandissima opportunità per l’industria”

La transizione energetica è una necessità, ma anche una grandissima opportunità per l’industria”. Lo ha affermato il Presidente di Fondazione MAIRE-ETS Fabrizio Di Amato in occasione della presentazione dei risultati del progetto “Traiettorie - Flussi migratori, competenze e transizione energetica: trend e best practice di formazione e inclusione lavorativa”. Nell’intervista, rilasciata a margine dell’evento che si è tenuto lo scorso ottobre a Roma, l’imprenditore ha sottolineato la necessità di maestranze qualificate per la realizzazione di impianti legati alla transizione energetica. Secondo Fabrizio Di Amato, parte di queste potrebbe provenire dalla riconversione di quelle che già abbiamo e un’altra parte potrebbe arrivare dai flussi migratori. “MAIRE è impegnata in tal senso e con questa presentazione oggi partirà anche un progetto sperimentale che riteniamo possa essere una risposta concreta”, ha affermato il Presidente.

Fabrizio Di Amato: un modello applicabile a tutta la filiera

La ricerca condotta da Fondazione MAIRE-ETS ha messo in evidenza come l’inserimento dei migranti nei settori della transizione energetica e dell’economia circolare possa rappresentare una leva importante per il raggiungimento degli obiettivi climatici e per la crescita del settore, dei territori e delle filiere emergenti. Il Gruppo MAIRE ha quindi deciso di cogliere tale opportunità lanciando un programma che prevede ogni anno l’ingresso di 100 nuovi professionisti, formati attraverso la rete dei centri di competenza di MAIRE, di cui una quota dovrebbe essere costituita da migranti e rifugiati. Per il Presidente Fabrizio Di Amato, questo modello potrebbe essere esportato ad altre aziende del settore e non solo, dal momento in cui sarebbe applicabile all’intera filiera coinvolta. Alla presentazione del progetto erano presenti il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Presidente della Commissione Nazionale per il Diritto d’Asilo Fabrizio Gallo e il Direttore Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo, International Organization for Migration Salvatore Sortino.