mercoledì 26 agosto 2026

Valentina Pellegrini, imprenditrice dell’anno, si racconta: l’intervista in occasione del Premio Marisa Bellisario

Guidare oggi una realtà con 1,3 miliardi di euro di fatturato, 11mila dipendenti nel mondo e 60 anni di storia alle spalle significa portare avanti un’eredità ben precisa. È quello che fa ogni giorno Valentina Pellegrini, Presidente e AD della Pellegrini S.p.A., azienda Italiana leader nel settore dei servizi alle imprese: per il suo modo di fare impresa, è stata insignita della Mela d’Oro 2026 per l’Imprenditoria.

Valentina Pellegrini

L’eredità famigliare di Valentina Pellegrini

Valentina Pellegrini ha intrapreso un percorso imprenditoriale nato 60 anni fa dalla capacità di suo padre Ernesto, figlio di ortolani: da ragazzo andava al mercato per aiutare la famiglia e successivamente diventa capocontabile in una fabbrica di biciclette lavorando di giorno e studiando alla sera Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore. A cambiargli la vita fu la voglia di fare di più: chiese maggiori responsabilità e ottenne la gestione dei rapporti con i sindacati affrontando il problema della mensa, che lo portò dritto al settore della ristorazione. Da lì, e da un piccolo prestito del suo datore di lavoro, prese forma quello che sarebbe diventato il Gruppo Pellegrini, che lo portò anche a ottenere la nomina di Cavaliere del Lavoro. È in questo percorso che si inserisce l’esperienza di Valentina Pellegrini, laureata in Economia alla Cattolica ed entrata in azienda per scelta consapevole. Ancora oggi si ispira a un principio semplice, ereditato dai nonni ortolani: “Tu raccogli quello che semini: i successi non sono mai individuali, ma frutto di un lavoro collettivo. E alla fine devi restituire una parte di ciò che hai ottenuto

Visione imprenditoriale e impegno sociale di Valentina Pellegrini

Ogni giorno la Pellegrini mette a tavola 400mila persone in tutta Italia: dagli asili ai ristoranti aziendali, fino alle RSA. Una presenza che accompagna le persone lungo l’intero ciclo di vita e che Valentina Pellegrini, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo, legge come responsabilità: le scelte su filiera, prodotti e processi di cucina incidono sulla salute di chi si siede a tavola. Da qui lo studio avviato quest’anno con la Fondazione Valter Longo per misurarne l’impatto sui commensali: 12 mesi, oggi a metà strada, con circa 100 volontari. Sulla stessa direttrice si muove l’Accademia Pellegrini, centro di ricerca, sviluppo e formazione che lavora con esperti e università e trasforma i progetti migliori in formazione per i professionisti del Gruppo: tra questi, la ricerca con l’Università degli Studi di Milano che ha mappato le ricette e riscritto i processi di cucina per preservare i nutrienti. La formazione accompagna chiunque entri in azienda: i valori dell’impresa, le soft skill, la relazione con il cliente e il gioco di squadra, affidato da anni ad allenatori d’eccezione come Riccardo Ferri, Beppe Bergomi e il compianto Franco Baresi. Come donna al vertice di un’impresa, Valentina Pellegrini sente una responsabilità in più: rendere il proprio percorso accessibile anche ad altre donne. Da qui il comitato per la parità di genere, che risponde direttamente al Consiglio di Amministrazione: alle donne, quasi il 70% dell’organico, non si chiede di adattarsi a modelli pensati senza di loro, ma si costruiscono le condizioni per restare, crescere, scegliere e contribuire alla vita dell’impresa. Il concetto della semina, ereditato dai nonni ortolani, trova la forma più concreta nella Fondazione Ernesto Pellegrini ETS, nata per volontà della famiglia, che undici anni fa ha aperto il Ristorante Solidale Ruben: un luogo pensato per i «penultimi», chi ha perso il lavoro o è scivolato in difficoltà e per dignità non chiede aiuto. Qui si siede a tavola con un menu e un prezzo simbolico di un euro, e si trovano percorsi di orientamento al lavoro per un reale reinserimento. Nella stessa direzione va Futuro Prossimo, il progetto di welfare solidale della Fondazione contro le povertà emergenti, che guarda in particolare alle donne, su cui ricade ancora il peso maggiore dei carichi di cura.

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