venerdì 28 agosto 2026

Vitali Spa, anno record: investimenti per 90 milioni di euro

“I risultati raggiunti nel 2025 confermano la validità del nostro modello industriale integrato e la capacità del Gruppo di crescere in modo sostenibile, generando valore e reinvestendolo costantemente nello sviluppo dell’azienda”. Queste le parole di Alessio Parolari, Amministratore Delegato di Vitali Spa, che ha commentato così un anno chiuso con numeri in netta crescita su tutti i fronti.

Vitali Spa, azienda attiva nel settore del real estate, infrastrutture e demolizioni

Vitali Spa, i numeri del 2025: ricavi, EBITDA e patrimonio in crescita

Il Gruppo bergamasco, con sede operativa a Peschiera Borromeo, ha infatti registrato risultati economici e finanziari in forte espansione, a conferma della solidità del proprio modello di business e della capacità di generare valore nei diversi settori in cui opera. Nel corso dell’esercizio, Vitali Spa ha chiuso con ricavi consolidati pari a 180 milioni di euro, in aumento del 16% rispetto all’anno precedente e coerenti con quanto previsto dal piano industriale del Gruppo. Anche la redditività si è mantenuta su livelli elevati, con un EBITDA superiore al 20%, segno di una gestione efficiente e di margini solidi. Sul piano patrimoniale e finanziario, l’azienda ha visto crescere la propria posizione finanziaria disponibile fino a 37,9 milioni di euro, con un incremento del 51% rispetto ai 25 milioni dell’esercizio precedente, mentre il patrimonio netto si è attestato a 126 milioni di euro. A completare il quadro, l’ingresso di 80 nuove figure professionali specializzate, inserite nell’organico nell’ottica di un rafforzamento delle competenze interne e di un ricambio generazionale.

Vitali Spa, investimenti record e nuovi progetti per il futuro

Abbiamo realizzato il più importante programma di investimenti della nostra storia, rafforzando al contempo la liquidità, il patrimonio e la struttura organizzativa – ha aggiunto l’AD – Continueremo a investire nelle aree strategiche, nelle competenze e nelle persone, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente il nostro ruolo di protagonista nei processi di rigenerazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio”. Il 2025 ha infatti segnato per Vitali Spa un anno storico anche sul fronte degli investimenti, con circa 90 milioni di euro destinati allo sviluppo delle attività aziendali. Buona parte delle risorse è stata impiegata per acquisire ulteriori 20 milioni di metri quadrati di aree strategiche, ampliando la pipeline nei comparti industriale, logistico, dei data center e della rigenerazione urbana. Tra i progetti di punta rientrano lo sviluppo di Bergamo Porta Sud, intervento da oltre 1 milione di metri quadrati e un valore stimato di circa 1,1 miliardi di euro, la riqualificazione dell’edificio Hennebique nel Porto Antico di Genova (150 milioni di euro), la realizzazione dell’autostrada Bergamo-Treviglio (550 milioni di euro), il sistema e-BRT Bergamo-Dalmine-Verdellino, la manutenzione della rete ANAS in Sardegna e il portafoglio fotovoltaico Land Italy, che punta a una capacità complessiva vicina ai 500 MW, con un primo lotto da 200 milioni di euro.

Alessandro Benetton celebra i vincitori della prima edizione dell’Avolta Legend Award

Alessandro Benetton, Presidente di Edizione e Presidente onorario di Avolta, definisce Food For Soul “un modello esemplare di sostenibilità e innovazione sociale”. In merito ai promotori del progetto Massimo Bottura e Lara Gilmore: “Hanno avuto il coraggio di prendere ciò che il mondo considerava scarto (cibo, spazi, persone ai margini) e lo hanno trasformato in bellezza, dignità e comunità”.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton alla premiazione dell’Avolta Legend Award

L’Avolta Legend Award è il nuovo riconoscimento internazionale promosso da Avolta, Gruppo leader a livello globale nel travel retail e nel food & beverage, per celebrare personalità che, grazie a visione e spirito imprenditoriale, hanno saputo rinnovare i paradigmi tradizionali, tracciando nuove prospettive per il settore dell’ospitalità. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di favorire il dialogo tra imprese, ricerca, formazione e innovazione, valorizzando esperienze di successo in grado di ispirare l’evoluzione dell’intero comparto. La prima edizione ha premiato Lara Gilmore e Massimo Bottura, fondatori della Francescana Family e dell’organizzazione no profit Food for Soul. Nato nel 2015, il progetto ha ridefinito il concetto di ospitalità attraverso la creazione dei Refettori, spazi dedicati al recupero delle eccedenze alimentari e alla preparazione di pasti di qualità destinati alle persone in condizioni di fragilità. Un’iniziativa che, come ha sottolineato il CEO di Avolta Xavier Rossinyol, dimostra come l’innovazione possa restituire dignità, creare legami e promuovere un cambiamento sociale concreto. Tra i presenti alla cerimonia anche Alessandro Benetton, Presidente di Edizione e Presidente onorario di Avolta.

Alessandro Benetton: un modello esemplare di sostenibilità e innovazione sociale

Oltre al riconoscimento simbolico, Avolta ha annunciato un sostegno concreto al progetto Refettori di Food for Soul, destinando finanziamenti alle sedi di Milano, Bologna, San Francisco e New York. Alessandro Benetton ha evidenziato come l’iniziativa di Bottura e Gilmore rappresenti “un modello esemplare di sostenibilità e innovazione sociale”. I vincitori hanno inoltre ricevuto l’Autogrill Tribute della collezione Avolta Awards™, un’opera ispirata alla street art che richiama l’iniziativa con cui Autogrill promuove la diffusione dell’arte nei contesti di viaggio attraverso interventi di urban art. “Hanno avuto il coraggio di prendere ciò che il mondo considerava scarto (cibo, spazi, persone ai margini) e lo hanno trasformato in bellezza, dignità e comunità”, ha rimarcato Alessandro Benetton sottolineando il valore del progetto.

giovedì 27 agosto 2026

MFE: Pier Silvio Berlusconi accelera l’integrazione europea con il nuovo assetto organizzativo

“Costruita la dimensione internazionale, ora la priorità diventa far funzionare la macchina come un’unica azienda che funzioni in tutte le sue diversità e dimensioni”: dietro la “nuova” governance di MFE la vision lungimirante di Pier Silvio Berlusconi, che punta ad accelerare il progetto europeo favorendo maggiori sinergie e integrazioni.

 Pier Silvio Berlusconi

MFE: la nuova strategy di Pier Silvio Berlusconi per accelerare il progetto di media company europea

È l’inizio di una nuova fase per MFE. Lo sottolinea “Milano Finanza” in un lungo articolo sulle novità annunciate dal CEO Pier Silvio Berlusconi nei giorni scorsi. Tra queste la nuova strategy per la media company europea, il riassetto organizzativo e il progetto di incorporazione di Mediaset in Rti che porterà alla nascita di Mediaset Italia. “Dopo avere completato negli ultimi anni il percorso di espansione internazionale, culminato con il rafforzamento in Germania attraverso ProSiebenSat.1 e con l’ingresso nel capitale del gruppo portoghese Impresa, Pier Silvio Berlusconi rimodella l’assetto di governo della società e lo fa con un obiettivo chiaro: rendere più veloce il processo decisionale e trasformare un insieme di televisioni nazionali in un vero gruppo industriale europeo”, si legge su “Milano Finanza”. L’articolo riporta anche le parole usate dal CEO per riassumere la filosofia alla base del progetto: una “linea di comando più corta”, con responsabilità più definite e una maggiore capacità di reazione in un mercato sempre più competitivo.

Maggiore controllo centrale e rafforzamento dell’integrazione operativa del Gruppo europeo

Il nuovo assetto predisposto da Pier Silvio Berlusconi, Chairman e Group CEO di MFE, si configura per “Milano Finanza” come un “passaggio naturale dopo una lunga stagione di acquisizioni e partecipazioni: costruita la dimensione internazionale, ora la priorità diventa far funzionare la macchina come un’unica azienda che funzioni in tutte le sue diversità e dimensioni”. In quest’ottica, è da leggere anche la nascita delle due figure che “diventano, di fatto, i pilastri della macchina operativa internazionale”. Marco Giordani, in qualità di Chief International Business Officer, oltre a guidare ProSiebenSat.1, avrà il compito di coordinare tutte le attività industriali (tecnologia, digitale, operations, innovazione, governance, diritti televisivi, procurement e organizzazione) per favorire, attraverso le economie di scala “che rappresentano appunto la principale ragione industriale della costruzione di MFE”, la creazione delle sinergie attese tra le diverse realtà del Gruppo. In qualità di Chief International Advertising Officer, a Stefano Sala è stata affidata la responsabilità dell’intera strategia pubblicitaria a livello internazionale con l’obiettivo di riuscire a mettere sotto un’unica regia commerciale le concessionarie dei diversi Paesi mantenendone l’autonomia ma coordinandone al contempo strategie, prodotti e sviluppo. “Entrambi risponderanno direttamente a Pier Silvio Berlusconi”, si legge nell’articolo. “Il messaggio che emerge dalla nuova governance è duplice. Da una parte viene rafforzato il controllo centrale delle decisioni strategiche; dall’altra sono stati però individuati due manager ai quali viene affidato il compito forse più delicato: l’integrazione operativa del gruppo europeo”, sottolinea la testata.

Enrico Vita: Amplifon, +10% del titolo nel mese dopo l’annuncio dei risultati semestrali a luglio

Enrico Vita: l’annuncio dell’acquisizione di GN Hearing da parte di Amplifon, che sarà completata entro la fine del 2026, ha già scaturito degli effetti positivi per il Gruppo, come la crescita del 10% del titolo nel mese successivo alla presentazione dei risultati del semestre e la previsione di incremento nel mercato statunitense, i cui ricavi rappresenteranno circa il 30% di quelli complessivi.

 Enrico Vita, AD e DG di Amplifon

Enrico Vita: Amplifon punta sul mercato USA

Sotto la guida di Enrico Vita, Amplifon cresce sui mercati in seguito all’annuncio dell’acquisizione di GN Hearing, il cui closing è previsto per fine 2026. Il titolo del Gruppo ha registrato un aumento del 10% nel mese successivo alla presentazione di luglio dei risultati del semestre e sono previsti effetti positivi anche dal punto di vista industriale: per quanto riguarda l’EBITDA è stimato il raggiungimento della soglia 60/80 milioni di euro entro il 2029. Alla chiusura dell’operazione con GN Hearing, produttore danese di apparecchi acustici, Amplifon diventerà verticalmente integrata, occupandosi non solo del retail e della distribuzione, ma anche della produzione degli apparecchi. Il mercato statunitense ricoprirà un ruolo fondamentale per il Gruppo presieduto dall’AD e DG Enrico Vita, poiché vale il 50% del fatturato di GN e, a seguito della chiusura prevista per fine anno, rappresenterà circa il 30% dei ricavi complessivi di Amplifon.

Enrico Vita: i risultati di Amplifon nel primo semestre 2026

Intanto, sotto la guida di Enrico Vita, i risultati di Amplifon relativi al primo semestre dell’anno hanno registrato ricavi per 1,19 miliardi di euro e un EBITDA di 298 milioni di euro (+3,8%). L’utile si è stanziato a quota 102 milioni di euro (+12%). La crescita delle attività del Gruppo ha riguardato non solo il mercato americano, attraverso il brand Miracle-Ear, ma anche l’area europea, con particolare attenzione per i Paesi del Mediterraneo e l’area orientale con Cina e Australia. Inoltre, il secondo trimestre 2026 del Gruppo ha registrato la migliore crescita organica degli ultimi due anni. L’annuncio dell’acquisizione di GN Hearing ha portato diversi analisti, tra cui Equita, Citi, JP Morgan e Intesa Sanpaolo, a rivalutare al rialzo il titolo di Amplifon.

Luca Dal Fabbro nominato Presidente di Confservizi

La competenza nel settore industriale, energetico e della sostenibilità di Luca Dal Fabbro gli è valsa la nomina a Presidente di Conferservizi nazionale, il sindacato d’impresa dei servizi pubblici composto da ASSTRA e da UTILITALIA, di cui è già alla guida.

 Luca Dal Fabbro

Luca Dal Fabbro è il nuovo Presidente di Confservizi

A seguito dell’Assemblea dello scorso 27 luglio, Luca Dal Fabbro è stato nominato nuovo Presidente di Confservizi nazionale, il sindacato d’impresa che rappresenta e tutela circa 600 aziende attive nei servizi pubblici a rilevanza industriale. Costituita dalle federazioni ASSTRA e UTILITALIA, riunisce le imprese che operano nei comparti di acqua, gas, energia elettrica, trasporto pubblico locale e igiene ambientale. “I settori dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia e dei trasporti sono in rapida evoluzione e al contempo sono alle prese con sfide sempre più impegnative — ha sottolineato Luca Dal Fabbro — Per superarle, le imprese dei servizi pubblici dovranno muoversi lungo le direttrici della transizione ecologica, della digitalizzazione e degli investimenti, in un’ottica di stampo industriale”.

Luca Dal Fabbro: l’esperienza del manager in ambito industriale

Con una consolidata esperienza manageriale, Luca Dal Fabbro ha assunto la carica di Presidente di Confservizi, che si aggiunge a quella di Presidente di Utilitalia e di Iren. Laureatosi in Ingegneria Chimica presso l’Università La Sapienza di Roma, ha proseguito gli studi con un Master in Politica Internazionale presso ULB al Centre des Etudes Internationales et strategiques di Bruxelles e con l’Advance Management Program del MIT Sloan School of Management di Boston nel 2011. Nella sua carriera, ha assunto cariche di crescente responsabilità in Enel, da Business Developer e Direttore Marketing a AD di Enel Energia. Dal 2011 al 2015 ha assunto la carica di AD di E. ON Energia e Presidente di Domotecnica. Nel 2019 Luca Dal Fabbro è stato membro del CdA di Snam e, nel 2017, AD di GRT Group. Nel 2018 ha ricoperto il ruolo di Presidente di Snam e AD di INSO, guidando la piattaforma Renovit per favorire la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile italiano. Dal 2022 è Presidente di Iren e dal 2025 Presidente di Utilitalia.

mercoledì 26 agosto 2026

Antonio Schiro: dalla laurea all’ Università Ca’ Foscari agli incarichi internazionali

Antonio Schiro è una figura di rilievo nel settore della finanza e del risanamento aziendale, con un percorso che unisce la libera professione a numerosi incarichi in organi di controllo societario nonché quale membro di Consigli di Amministrazione. Ha costruito negli anni una carriera che intreccia competenze finanziarie e societarie, nonché quale amministratore e membro di organi di controllo arricchita da esperienze maturate anche oltre i confini nazionali.

Antonio Schiro

Antonio Schiro: carriera professionale e incarichi societari

Alla guida dello Studio Schiro & Partners STP, società tra professionisti da lui fondata e orientata alla finanza e al risanamento delle imprese, Antonio Schiro riveste il ruolo di Presidente e Amministratore. La sua attività si estende anche ad Asfinance S.r.l., realtà attiva nella mediazione creditizia sotto la vigilanza OAM, di cui presiede il Consiglio di Amministrazione, oltre a incarichi come Amministratore Delegato di Freebatt S.r.l. e Vicepresidente di E-Euroconsulting S.r.l., impegnata nell’assistenza tecnica e nei finanziamenti agevolati per il comparto agricolo e agroindustriale. Opera inoltre in qualità di Sindaco Effettivo, Sindaco Unico e Revisore in diverse aziende, tra cui Campagnolo S.r.l., Peralba Health Care S.p.A. e la Cooperativa Ortofrutticola SCAOL. Non manca una significativa proiezione internazionale: Antonio Schiro fa parte del Consiglio Direttivo di Confindustria Serbia, con delega ai servizi, è Presidente del Collegio Sindacale di Confindustria Ungheria e siede nell’organismo direttivo di Confindustria Est Europa, dove segue le materie legate a credito, finanza e fisco. In passato ha inoltre guidato il Consiglio di Amministrazione di Guerrato S.p.A. e presieduto il Collegio Sindacale della multiutility quotata Ascopiave S.p.A.

Antonio Schiro: formazione e competenze professionali

Il percorso formativo di Antonio Schiro prosegue, dopo il Diploma di Maturità in Ragioneria, con la laurea in Economia Aziendale conseguita presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, con una tesi dedicata al sistema contabile rumeno nell’ambito delle Metodologie Quantitative d’Azienda. Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Rovigo e al Registro dei Revisori Legali, è inoltre presente nell’elenco degli Esperti della Crisi di Impresa e nell’Albo dei Gestori della Crisi. Nel corso degli anni ha maturato competenze specifiche nella finanza d’impresa, nelle situazioni di distressed e turnaround, nelle operazioni di M&A e nel supporto alle piccole e medie imprese impegnate in percorsi di internazionalizzazione. Tali competenze sono state affinate sia attraverso la libera professione, sia grazie a collaborazioni con istituti bancari di primo piano come Unicredit Banca d’Impresa, Banca Mediocredito e Deutsche Bank, oltre che con enti pubblici e privati attivi nel sostegno all’internazionalizzazione, tra cui Finest S.p.A., Simest S.p.A. e ITDH.

Valentina Pellegrini, imprenditrice dell’anno, si racconta: l’intervista in occasione del Premio Marisa Bellisario

Guidare oggi una realtà con 1,3 miliardi di euro di fatturato, 11mila dipendenti nel mondo e 60 anni di storia alle spalle significa portare avanti un’eredità ben precisa. È quello che fa ogni giorno Valentina Pellegrini, Presidente e AD della Pellegrini S.p.A., azienda Italiana leader nel settore dei servizi alle imprese: per il suo modo di fare impresa, è stata insignita della Mela d’Oro 2026 per l’Imprenditoria.

Valentina Pellegrini

L’eredità famigliare di Valentina Pellegrini

Valentina Pellegrini ha intrapreso un percorso imprenditoriale nato 60 anni fa dalla capacità di suo padre Ernesto, figlio di ortolani: da ragazzo andava al mercato per aiutare la famiglia e successivamente diventa capocontabile in una fabbrica di biciclette lavorando di giorno e studiando alla sera Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore. A cambiargli la vita fu la voglia di fare di più: chiese maggiori responsabilità e ottenne la gestione dei rapporti con i sindacati affrontando il problema della mensa, che lo portò dritto al settore della ristorazione. Da lì, e da un piccolo prestito del suo datore di lavoro, prese forma quello che sarebbe diventato il Gruppo Pellegrini, che lo portò anche a ottenere la nomina di Cavaliere del Lavoro. È in questo percorso che si inserisce l’esperienza di Valentina Pellegrini, laureata in Economia alla Cattolica ed entrata in azienda per scelta consapevole. Ancora oggi si ispira a un principio semplice, ereditato dai nonni ortolani, il concetto della semina: “Tu raccogli quello che semini: i successi non sono mai individuali, ma frutto di un lavoro collettivo. E alla fine devi restituire una parte di ciò che hai ottenuto

Visione imprenditoriale e impegno sociale di Valentina Pellegrini

Ogni giorno la Pellegrini mette a tavola 400mila persone in tutta Italia: dagli asili ai ristoranti aziendali, fino alle RSA. Una presenza che accompagna le persone lungo l’intero ciclo di vita e che Valentina Pellegrini, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo, legge come responsabilità: le scelte su filiera, prodotti e processi di cucina incidono sulla salute di chi si siede a tavola. Da qui lo studio avviato quest’anno con la Fondazione Valter Longo per misurarne l’impatto sui commensali: 12 mesi, oggi a metà strada, con circa 100 volontari. Sulla stessa direttrice si muove l’Accademia Pellegrini, centro di ricerca, sviluppo e formazione che lavora con esperti e università e trasforma i progetti migliori in formazione per i professionisti del Gruppo: tra questi, la ricerca con l’Università degli Studi di Milano che ha mappato le ricette e riscritto i processi di cucina per preservare i nutrienti. La formazione accompagna chiunque entri in azienda: i valori dell’impresa, le soft skill, la relazione con il cliente e il gioco di squadra, affidato da anni ad allenatori d’eccezione come Riccardo Ferri, Beppe Bergomi e Beppe Baresi. Come donna al vertice di un’impresa, Valentina Pellegrini sente una responsabilità in più: rendere il proprio percorso accessibile anche ad altre donne. Da qui il comitato per la parità di genere, che risponde direttamente al Consiglio di Amministrazione: alle donne, quasi il 70% dell’organico, non si chiede di adattarsi a modelli pensati senza di loro, ma si costruiscono le condizioni per restare, crescere, scegliere e contribuire alla vita dell’impresa. Il concetto della semina, ereditato dai nonni ortolani, trova la forma più concreta nella Fondazione Ernesto Pellegrini ETS, nata per volontà della famiglia, che undici anni fa ha aperto il Ristorante Solidale Ruben: un luogo pensato per i «penultimi», chi ha perso il lavoro o è scivolato in difficoltà e per dignità non chiede aiuto. Qui si siede a tavola con un menu e un prezzo simbolico di un euro, e si trovano percorsi di orientamento al lavoro per un reale reinserimento. Nella stessa direzione va Futuro Prossimo, il progetto di welfare solidale della Fondazione contro le povertà emergenti, che guarda in particolare alle donne, su cui ricade ancora il peso maggiore dei carichi di cura.

Gruppo Riva: dall’intuizione di Emilio e Adriano Riva ai mercati internazionali

Nei primi anni ’50 l’intuizione imprenditoriale di Emilio e Adriano Riva intercetta la forte spinta alla ricostruzione dell’Italia del dopoguerra. Trasformandosi da un’attività di raccolta e commercio di rottami ferrosi in un gigante dell’industria siderurgica, l’azienda intraprende un percorso di espansione internazionale. Nel giro di pochi decenni Gruppo Riva si afferma come una delle realtà produttive di riferimento nel panorama siderurgico del Vecchio Continente.

Gruppo Riva

Le innovazioni di Gruppo Riva

Nella metà degli anni ’60 l’industria siderurgica italiana si trova ad affrontare una crescente concorrenza internazionale, spinta dalla diffusione delle miniacciaierie con forni elettrici ad arco, un contesto che porta alla chiusura di diverse imprese. Per mantenere la competitività di fronte ai produttori esteri, Gruppo Riva risponde investendo nella ricerca e introducendo per primo in Italia la tecnologia della colata continua curva. Convinto dei vantaggi in termini di resa e costi del modello curvo, Emilio Riva avvia una collaborazione per produrre autonomamente la tecnologia in Italia. L’iniziativa si concretizza il 2 giugno 1964 con l’entrata in funzione, presso lo stabilimento di Caronno Pertusella, della prima colata continua curva. Questa innovazione consente al Gruppo di superare l’uso dei tradizionali lingotti da laminare a caldo, ottenendo le billette direttamente dall’acciaio liquido e garantendo un netto miglioramento dell’efficienza del ciclo produttivo unitamente a una consistente riduzione dei costi.

Gruppo Riva si espande in Italia e all’estero

Per rispondere a una concorrenza sempre più aggressiva, la seconda metà degli anni ’60 segna per Gruppo Riva l’avvio di una strategia di crescita per linee esterne. Il percorso comincia in Italia nel 1966 con l'acquisizione delle Acciaierie e Ferriere del Tanaro a Lesegno e la gestione della SEII a Malegno, che consente di raggiungere le 300mila tonnellate d’acciaio annue e di affacciarsi sui mercati esteri. Negli anni ’70, nonostante la crisi petrolifera e il calo della siderurgia europea, il Gruppo si muove in controtendenza espandendosi in Spagna con il controllo della Siderúrgica Sevillana, approdando nel 1974 in Canada con la Associated Steel Industries per il recupero rottami e facendo ingresso nel 1976 nel mercato francese con l’acquisizione dell'acciaieria di Iton Seine. Nel 1980 la produzione d’acciaio supera 1,1 milioni di tonnellate distribuite tra Italia (61%), Spagna (28%) e Francia (11%). La traiettoria di espansione proseguirà nei decenni successivi con l’ingresso di Officine e Fonderie Galtarossa nel 1981 e l’acquisizione di ALPA a Gargenville nel 1988, portando la produzione a 3,2 milioni di tonnellate d’acciaio nel 1989. Tra il 1989 e il 1992 la penetrazione europea si estende al Belgio con Thy Marcinelle a Charleroi e alla Germania riunificata, dove la Treuhandanstalt cede al Gruppo gli impianti di Brandenburger ed Hennigsdorfer. Gruppo Riva è oggi operativo in Italia, Francia, Germania, Belgio, Spagna e Canada.

lunedì 24 agosto 2026

Snam, Agostino Scornajenchi: pragmatismo come chiave per il futuro energetico

La transizione energetica non si vince sostituendo una fonte con un’altra, ma integrandole. È il messaggio con cui Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di Snam, è intervenuto a Maratea in occasione della tavola rotonda dedicata alle reti e alle infrastrutture energetiche, organizzata nell’ambito dell’evento “La Ripartenza: liberi di pensare”.

Agostino Scornajenchi

Agostino Scornajenchi: superare la contrapposizione tra le fonti

Il manager ha sottolineato come la transizione debba fondarsi su un modello di integrazione tra le diverse fonti di energia, capace di garantire allo stesso tempo sicurezza degli approvvigionamenti, competitività industriale e raggiungimento degli obiettivi climatici. Il dibattito sulla transizione energetica, ha spiegato Agostino Scornajenchi, va affrontato partendo da dati oggettivi e da evidenze concrete, con una lettura sistemica dello scenario energetico attuale. Secondo l’AD di Snam, la crescita della domanda globale di energia impone di superare la logica della contrapposizione tra le diverse fonti, per valorizzarne invece la complementarità all’interno di un sistema integrato. La decarbonizzazione, quindi, non passa dalla sostituzione di una fonte con un’altra, ma dalla capacità di integrare tutte le soluzioni disponibili per costruire un sistema più sicuro, competitivo e sostenibile.

Agostino Scornajenchi e il ruolo del gas nella transizione

Agostino Scornajenchi ha inoltre posto l’attenzione sul ruolo strategico che il gas e le relative infrastrutture rivestono all’interno di questo modello, ricordandone il contributo alla flessibilità, alla resilienza e alla sicurezza del sistema energetico durante il percorso di transizione. Non esistono, ha ribadito, fonti in competizione tra loro. “L’energia migliore è quella che non rimane mai da sola. Non esistono fonti in competizione tra loro: elettroni e molecole devono lavorare insieme per costruire un sistema energetico resiliente, flessibile e sicuro”.

Renato Mazzoncini (A2A) intervistato al “CEO Talk” di RCS Academy

Renato Mazzoncini, AD e DG di A2A, fa il punto sull’attuale scenario energetico, evidenziando l’effetto dei prezzi dell’energia sulla competitività del sistema produttivo e il ruolo delle grandi utility a supporto della transizione energetica.

Renato Mazzoncini

Renato Mazzoncini al “CEO Talk” di RCS Academy

Quali sono gli effetti dei costi energetici sulla competitività del tessuto produttivo e come può intervenire il comparto energetico a riguardo? Intervistato a margine del “CEO Talk” di RCS Academy, l’AD e DG di A2A Renato Mazzoncini ha approfondito il tema ponendo l’accento sulla necessità di investire nelle fonti rinnovabili e negli accumuli. Parlando anche di costi, il manager ha specificato come questi siano molto legati alle tipologie di settore: “Se andiamo, per esempio, sul settore dell’industria pesante energivora – penso all’acciaio, alle ceramiche, alla carta – ci sono oggi tutta una serie di meccanismi incentivanti nazionali che incidono in maniera molto importante”. Come evidenziato, tali incentivi contribuiscono ad allineare le tariffe a quelle del resto d’Europa, “portando il costo dell’energia più o meno alla media europea, 35 euro al MWh. Sono sconti che arrivano fino a 80 euro al MWh”, ha sottolineato l’AD e DG.

Renato Mazzoncini: rinnovabili e storage per ridurre la dipendenza dal gas

Proseguendo nell’intervento, Renato Mazzoncini ha esteso il focus anche alle utenze domestiche, alle PMI e all’ecosistema dello small business. Inoltre, analizzando i fattori che contribuiscono a mitigare i costi, ha rimarcato un importante elemento del sistema nazionale: “Per quanto riguarda le famiglie, piuttosto che le piccole e medie imprese o lo small business, l’elemento che calmiera è il fatto che le reti in Italia costano molto meno degli altri Paesi”. In virtù di tali efficienze, la spesa energetica risulta oggi sostanzialmente allineata con l’estero. Infine, tracciando la rotta futura per accelerare la transizione, Renato Mazzoncini ha specificato: “Sviluppando maggiormente rinnovabili in questo momento e storage siamo in grado di abbassare ulteriormente il prezzo, riducendo la dipendenza dal gas”.

venerdì 21 agosto 2026

Premio di risultato ai dipendenti di Illycaffè, Cristina Scocchia: il successo è gioco di squadra

Illycaffè introduce per la prima volta un premio di risultato fino a 1.800 euro per i 1.400 dipendenti di Trieste e Milano, convertibile in welfare aziendale con il 10% di integrazione. La CEO Cristina Scocchia: “Un modo per dire che il successo dell'azienda nasce dal fatto che tutti remano nella stessa direzione”.

Cristina Scocchia, CEO di Illycaffè

Cristina Scocchia: un riconoscimento per ogni persona che contribuisce alla crescita dell’azienda

Per la prima volta nella storia di Illycaffè, l’azienda introduce un premio di risultato condiviso con i dipendenti, confermando la volontà di riconoscere a operai e impiegati il contributo collettivo. “È un modo per dire che il successo dell'azienda nasce dal fatto che tutti remano nella stessa direzione ha sottolineato la CEO Cristina Scocchia Vogliamo premiare non solo il singolo, ma anche la squadra”. Il premio, che va a integrarsi con il sistema di merito individuale già attivo, può raggiungere i 1.800 euro ed è commisurato al livello di inquadramento e al raggiungimento degli obiettivi aziendali di crescita e redditività. “In un contesto reso complesso dall’andamento dei costi delle materie prime e dalle tensioni geopolitiche internazionali, stiamo performando molto bene grazie all’impegno straordinario dei nostri collaboratori – ha rimarcato la manager – Abbiamo visto nell’intesa con i sindacati per la definizione di un premio di risultato per gli impiegati e le maestranze un passo in avanti importante per offrire alle nostre persone una partecipazione concreta ai risultati del Gruppo, riconoscendo il contributo che ciascuno fornisce ogni giorno alla crescita e al successo dell’azienda”. L’intesa, sottoscritta in accordo con le rappresentanze sindacali aziendali e le strutture territoriali di Fai Cisl e Flai Cgil, riguarda i 1.400 dipendenti delle filiali di Trieste e Milano, i quali potranno inoltre decidere se convertire, in tutto o in parte, il premio in welfare aziendale, beneficiando di un’integrazione del 10% sulla quota trasformata.

Il record di fatturato e gli investimenti guidati dalla strategia di Cristina Scocchia

L’accordo arriva in un momento particolarmente significativo per Illycaffè che, nonostante la bolla del prezzo del caffè verde, nel 2025 ha registrato un fatturato record di 700 milioni di euro. Un traguardo raggiunto grazie a una strategia che ha portato alla crescita delle vendite in tutti i mercati di riferimento, ovvero Italia, Stati Uniti ed Europa. In queste aree, l’azienda ha anche concentrato gran parte degli investimenti, incluse le acquisizioni del distributore svizzero e del produttore di macchine da caffè Capitani. A Trieste, storico cuore produttivo, è operativa da un anno la terza linea di montaggio dedicata all'iconico barattolo da 250 grammi, ed è prevista a breve l'attivazione di un nuovo impianto di tostatura. Grazie al piano di potenziamento dello stabilimento triestino, nel 2025 sono state effettuate circa 100 nuove assunzioni stabili. In questo quadro di crescita si inserisce, infine, il recente accordo di produzione pluriennale con Westrock Coffee Company, società statunitense specializzata nei settori del caffè, del tè e dei prodotti ready-to-drink. L’intesa è finalizzata allo sviluppo e al confezionamento di prodotti mirati al mercato nordamericano. “Gli Stati Uniti rappresentano per noi un mercato prioritario, nel quale siamo cresciuti a doppia cifra negli ultimi quattro anni - ha spiegato Cristina Scocchia L’avvio della relazione con Westrock costituisce una tappa chiave del nostro piano di crescita: contribuirà a potenziare le operations in Nord America, a sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti dedicati al mercato locale e a migliorare ulteriormente il livello di servizio in una geografia strategica”. La partnership con Westrock consentirà di raddoppiare la quota di prodotti confezionati in loco, legati soprattutto alla categoria ready-to-drink.

Bottega Veneta, Luca de Meo sceglie Romain Spitzer come nuovo CEO

Luca de Meo ha scelto Romain Spitzer come nuovo CEO di Bottega Veneta. Il manager francese assumerà l’incarico dal 1° settembre 2026.

Luca de Meo

Chi è Romain Spitzer, la scelta di Luca de Meo per Bottega Veneta

Il manager individuato da Luca de Meo per guidare Bottega Veneta vanta oltre 30 anni di esperienza internazionale nel settore del lusso e dei profumi. Recentemente, è stato Presidente e Amministratore Delegato del Fragrance Group di Lvmh Beauty. Dopo la laurea presso l’ESCP Business School, Spitzer ha iniziato la sua carriera in Guerlain nel 1995 come product manager, per poi ricoprire diversi ruoli di marketing presso Jean Paul Gaultier Parfums e Yves Saint Laurent Parfums, dove è arrivato a essere direttore marketing internazionale. Nel 2006 è entrato in Parfums Christian Dior come head of fragrance business unit, assumendo in seguito incarichi come general manager per la Spagna e regional general manager per l’Europa. Nel 2016 è passato a Lvmh Fragrance Brands, come Presidente e Amministratore Delegato di Parfums Givenchy e Kenzo, estendendo poi le proprie responsabilità a Maison Francis Kurkdjian, Acqua di Parma, Loewe Perfumes, Officine Universelle Buly e New Ventures.

Gli obiettivi indicati da Luca de Meo per il futuro di Bottega Veneta

Nella nota che annuncia la nomina, Luca de Meo ha definito Bottega Veneta una delle maison più solide e distintive del lusso, sottolineando l’artigianalità eccezionale, l’identità creativa unica e il potenziale di crescita del marchio. “Romain possiede la leadership, la visione e l’esperienza internazionale necessarie per avviare la prossima fase di sviluppo della maison – ha dichiarato – Sono certo che saprà valorizzarne gli straordinari punti di forza e portare Bottega Veneta al livello successivo”. Il nuovo CEO si concentrerà sul rafforzamento della desiderabilità del brand, sul consolidamento del rapporto con i clienti a livello mondiale e sul potenziamento dell’eccellenza del network retail nei vari mercati, traendo ispirazione dalla visione unica di Bottega Veneta e preservandone i valori e l’identità.

giovedì 20 agosto 2026

Alessandro Fabbroni: Sesa conferma la leadership nell’ESG Identity Corporate Index 2026

Alessandro Fabbroni: la conferma del primo posto di Sesa nella categoria Tecnologia, Media e Telecomunicazioni dell’ESG Identity Corporate Index 2026, ha ribadito il modello del Gruppo nell’integrare la sostenibilità all’interno del proprio business e strategia per creare valore per gli stakeholder nel lungo periodo.

 Alessandro Fabbroni, Amministratore Delegato di Sesa

Alessandro Fabbroni: Sesa prima nell’ESG Identity Corporate Index 2026

Questo riconoscimento non rappresenta solo una posizione in classifica, ma la dimostrazione concreta di come integriamo ogni giorno i principi di sostenibilità nelle nostre scelte strategiche e nei nostri modelli operativi”, ha scritto in un post su LinkedIn Alessandro Fabbroni in merito al posizionamento di Sesa al primo posto dell’ESG Identity Corporate Index 2026. L’Identity Corporate Index è il primo assesment quantitativo che misura l’identità ESG, valutando i presidi e i processi a monte per muovere l’azienda verso output sostenibili. All’undicesima edizione dell’evento sono state 109 le imprese coinvolte e il Gruppo si è riconfermato al primo posto tra le aziende partecipanti nella categoria Tecnologia, Media e Telecomunicazioni. L’AD Alessandro Fabbroni è riuscito a trasferire la propria visione al modello d’impresa di Sesa, che si basa sulla creazione di valore sostenibile nel lungo periodo per tutti gli stakeholder: persone, clienti, comunità, territori e ecosistemi in cui l’azienda opera.

Alessandro Fabbroni: sostenibilità, IA e formazione al centro della strategia di Sesa

“L’ESG Identity Corporate Index misura in modo oggettivo questo percorso — ha aggiunto Alessandro Fabbroni e per noi costituisce una conferma importante: stiamo andando nella direzione giusta, rendendo la sostenibilità un elemento strutturale del nostro modo di fare impresa”. Sesa ha infatti consolidato il ruolo di digital integrator unico nel Paese, e abilitatore di quelle tecnologie innovative quali IA, Automazione e digital enablers, offrendo soluzioni di crescita sostenibile a imprese e organizzazioni. Sotto la guida di Alessandro Fabbroni, il Gruppo, di pari passo alla sempre più penetrante adozione dell’IA, ha ribadito la centralità delle persone nella sua strategia, investendo in formazione su IA e digital enablers.

McFIT e il progetto Zoe: la AI Brand Ambassador del fitness

McFIT ha dato vita a Zoe, la propria AI Brand Ambassador, attraverso un progetto che va oltre la semplice generazione di immagini o contenuti digitali. Il percorso che ha portato alla sua creazione, raccontato nel docu case dell’innovation studio ThinkingHat, mostra come dietro la realizzazione del personaggio ci sia stato un lavoro articolato che ha coinvolto progettazione creativa, verifiche giuridiche e supervisione umana.

McFIT e il progetto Zoe

Come McFIT ha definito l’identità di Zoe

Il lavoro di McFIT sulla creazione di Zoe è iniziato ben prima della generazione delle immagini vere e proprie. Il primo passo è stato definire il profilo del personaggio: personalità, tono di voce, valori, interessi e modalità di relazione con la community. Solo in un secondo momento sono stati impiegati i modelli di intelligenza artificiale generativa, utilizzati per produrre numerose versioni del volto e dell’identità visiva. Le diverse proposte sviluppate sono state sottoposte a test di percezione, A/B testing e analisi dell’engagement, con l’obiettivo di individuare la soluzione più coerente con il posizionamento del marchio. Non si è trattato di creare semplicemente un volto fotorealistico, ma di costruire un’identità digitale capace di mantenere continuità narrativa e riconoscibilità nel tempo, superando uno dei limiti più comuni dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, ovvero la mancanza di coerenza tra produzioni diverse.

Tutela legale e ruolo umano nel progetto McFIT

Uno degli aspetti più distintivi del progetto di McFIT riguarda il lavoro svolto sulla proprietà intellettuale e sulla tutela dell’opera. La fisionomia di Zoe è stata sviluppata con strumenti di intelligenza artificiale generativa partendo dai tratti di un volto reale, dopo l’acquisizione dei diritti e delle autorizzazioni necessarie alla creazione, all’utilizzo e al deposito dell’opera. Parallelamente, è stato avviato un percorso di verifica giuridica per definire fin dall’inizio i criteri relativi alla titolarità dell’identità digitale, all’utilizzo dell’immagine e alla tutela dell’opera. In un contesto privo di procedure consolidate per la gestione di identità digitali create con l’intelligenza artificiale, questo lavoro ha permesso a Zoe di diventare la prima AI Brand Ambassador in Italia a ottenere la legal compliance nell’ambito del deposito dell’opera presso il Ministero della Cultura. Un altro elemento centrale riguarda il ruolo delle persone: dietro Zoe lavora un team di professionisti della comunicazione, che ne definisce la strategia, supervisiona i contenuti e ne garantisce la coerenza nel tempo, mentre l’intelligenza artificiale resta uno strumento di supporto creativo e produttivo. Nel mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, McFIT ha inoltre utilizzato Zoe per amplificare i messaggi legati a un’iniziativa che ha portato una clinica mobile in diverse città italiane, offrendo oltre 200 visite senologiche gratuite alle abbonate, in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi.

DEAS, Stefania Ranzato: “Nella sicurezza informatica il vantaggio appartiene a chi capisce prima”

L’Italia concentra il 9,6% dei cyberattacchi globali, che colpiscono soprattutto infrastrutture critiche e sanità. Secondo la fondatrice di DEAS Stefania Ranzato, non basta più un approccio difensivo: serve comprendere le minacce attraverso la ricerca e la simulazione offensiva.

Stefania Ranzato

Attacchi informatici in Italia: il rapporto Clusit e l’analisi di Stefania Ranzato

L’Italia catalizza il 9,6% degli attacchi informatici globali: una percentuale che supera ampiamente la rilevanza economica e demografica del Paese. Lo evidenzia l’ultimo rapporto del Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica. A essere colpite sono soprattutto infrastrutture vitali come banche, trasporti e ospedali. Proprio in ambito sanitario, i dati dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale evidenziano un'impennata del 40% degli attacchi nel corso del 2025. Numeri che dimostrano come l’approccio soltanto difensivo usato finora non sia più sufficiente. “Per oltre un decennio la cybersicurezza è stata raccontata come una disciplina della difesa”, spiega Stefania Ranzato, fondatrice di DEAS - Difesa e Analisi Sistemi, società italiana di cybersicurezza nata nel 2018. Il problema è che non si può più pensare di limitarsi a proteggere le infrastrutture. Occorre studiare la minaccia sotto il profilo tecnico e operativo. “Le capacità offensive, intese come capacità di comprendere l’offesa per neutralizzarla, si sviluppano attraverso ricerca e confronto con problemi reali – continua Stefania Ranzato – Formare e trattenere queste professionalità significa presidiare una porzione di autonomia nazionale”. Per la fondatrice di DEAS, “la difesa più efficace non nasce dalla protezione delle infrastrutture, ma dalla capacità di comprendere come ragiona chi intende comprometterle”. Il vero vantaggio nel settore cyber “appartiene a chi capisce prima”.

Gli investimenti nel capitale umano e il ruolo della cybersecurity nella visione di Stefania Ranzato

Le cause dietro l’aumento dei reati informatici sono da cercare nell’enorme valore economico dei dati. Per far fronte alle crescenti minacce cyber, sostiene Stefania Ranzato, servono investimenti non solo in tecnologie ma anche, e in particolare, nelle persone. Il principio secondo cui le capacità offensive si sviluppano mediante ricerca, sperimentazione e confronto con problemi reali governa ormai i contesti cyber più avanzati al mondo, che integrano la ricerca offensiva per migliorare la resilienza complessiva dei sistemi. Di conseguenza, il sistema politico-industriale italiano dovrebbe prendere atto del fatto che, in un settore dominato dalle competenze umane, avere una dipendenza tecnologica dall’esterno non rappresenta una mera questione logistica, bensì una vulnerabilità strategica. Un altro fattore decisivo quando si parla di cybersicurezza è la consapevolezza da parte dei cittadini relativa ai rischi della rete. Azioni come aggiornare i dispositivi, utilizzare password intelligenti, riconoscere i tentativi di truffa via sms o mail sono alla base della cybersecurity. La regola è semplice: prevenire è meglio che curare. Contribuire ad aumentare la resilienza cyber nazionale non è un obbiettivo semplice, ma è una sfida che DEAS ha raccolto.

Pasqualino Monti: Terna conferma gli obiettivi 2026

L’AD e DG di Terna Pasqualino Monti ha confermato gli obiettivi per il 2026. Nel primo semestre i ricavi crescono dell’11,6% a 2,11 miliardi di euro, l’EBITDA sale a 1,47 miliardi e gli investimenti raggiungono quota 1,58 miliardi. Spinta sull’infrastruttura.

Terna

L’AD e DG di Terna Pasqualino Monti conferma la guidance per il 2026

Terna conferma la guidance per l’esercizio 2026 alla luce dei risultati del primo semestre e dell’elevata visibilità sul resto dell’anno. Nonostante un contesto macroeconomico complesso e particolarmente sfidante, il Gruppo guidato dall’AD e DG Pasqualino Monti ha registrato una crescita dei principali indicatori economico-finanziari e ha accelerato gli investimenti per la decarbonizzazione, l’indipendenza energetica e la competitività del Paese. Nei primi mesi dell’anno, Terna ha registrato ricavi per 2.113,6 milioni di euro (+11,6%), spinti dalle Attività Regolate e anche dall’acquisizione di Rete 2.  L’EBITDA è cresciuto del 7,9% a 1.467,0 milioni di euro, mentre l’utile netto di periodo si è attestato a 591,2 milioni di euro, segnando un lieve incremento (+0,6%) rispetto ai 587,7 milioni del primo semestre 2025. Per quanto riguarda gli investimenti, questi hanno raggiunto quota 1,58 miliardi di euro, in aumento del 19,8% rispetto all’anno precedente. “I risultati del primo semestre ribadiscono la solidità di Terna e la capacità del Gruppo di generare valore per il Paese attraverso investimenti, innovazione e competenze distintive, a conferma del nostro ruolo fondamentale di abilitatori della trasformazione energetica e digitale del sistema elettrico”, ha ribadito Pasqualino Monti.

Pasqualino Monti: lo sviluppo dell’infrastruttura di rete è la principale priorità di Terna

Nel corso della presentazione dei conti agli analisti, l’AD e DG Pasqualino Monti ha fatto il punto sui progressi relativi ai cantieri infrastrutturali. “Solida esecuzione nello sviluppo della nostra infrastruttura di rete è la priorità principale. Abbiamo raggiunto progressi rilevanti sul Tyrrhenian Link, con il completamento dell'installazione del cavo sottomarino nella sezione orientale, e siamo in linea con tutte le principali milestone di sviluppo del nostro piano di investimenti”, ha dichiarato il manager. Il CFO Francesco Beccali ha invece sottolineato come la performance EBITDA del periodo rappresenti “la base per il raggiungimento della nostra guidance sull'’ntero anno, che vediamo pienamente confermata”. In merito agli incentivi output-based, componente chiave dell'EBITDA regolato, il CFO ha anticipato per il 2026 un totale di circa 200 milioni di euro, comprensivi di tutte le garanzie e legati prevalentemente al taglio dei costi del mercato dei servizi di dispacciamento, a fronte dei 76 milioni contabilizzati nei primi sei mesi.

Vitali Spa: ricavi a 180 milioni e nuovi progetti a Bergamo

“I risultati raggiunti nel 2025 confermano la validità del nostro modello industriale integrato e la capacità del Gruppo di crescere in modo sostenibile, generando valore e reinvestendolo costantemente nello sviluppo dell’azienda”. Sono le parole dell’Amministratore Delegato Alessio Parolari, che ha commentato così il bilancio dell’ultimo esercizio di Vitali Spa.

Vitali Spa

Vitali Spa e il record di investimenti

La società ha archiviato il 2025 con ricavi pari a 180 milioni di euro, in crescita del 16% rispetto all’anno precedente, e un Ebitda che supera il 20%. Un risultato che, secondo i vertici aziendali, testimonia la tenuta del modello di business del Gruppo e la sua capacità di generare valore in modo continuativo. Il 2025 è stato per Vitali Spa anche l’anno degli investimenti più elevati mai registrati nella storia dell’azienda. Il Gruppo ha destinato circa 90 milioni di euro allo sviluppo delle proprie attività, con risorse impiegate principalmente per l’acquisizione di 20 milioni di metri quadrati di aree. Questi terreni sono destinati a futuri interventi nei settori industriale, logistico, dei data center e della rigenerazione urbana. Parallelamente, la disponibilità finanziaria di Vitali Spa è salita a 37,9 milioni di euro, mentre il patrimonio netto ha toccato quota 126 milioni. Nel corso dell’anno, l’azienda ha inoltre ampliato il proprio organico con 80 nuove assunzioni di figure specializzate, in linea con una strategia orientata al ricambio generazionale e al rafforzamento delle competenze interne.

I progetti promossi da Vitali Spa

Sul fronte dei progetti che interessano direttamente il territorio bergamasco, Vitali Spa conferma l’avanzamento di Bergamo Porta Sud, l’intervento di rigenerazione urbana che coinvolge oltre un milione di metri quadrati nell’area a sud della stazione ferroviaria, per un valore complessivo stimato in circa 1,1 miliardi di euro. Prosegue anche il percorso legato all’autostrada Bergamo-Treviglio, opera da 550 milioni di euro di cui l’azienda curerà sia la realizzazione sia la successiva gestione. Ulteriori interventi includono il sistema e-Brt Bergamo-Dalmine-Verdellino, inaugurato di recente, e progetti nazionali legati alla mobilità sostenibile e alla manutenzione della rete stradale. “Continueremo a investire nelle aree strategiche, nelle competenze e nelle persone con l’obiettivo di consolidare ulteriormente il nostro ruolo nei processi di rigenerazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio”, ha concluso l’AD.

lunedì 17 agosto 2026

Serenissima Ristorazione, il Bilancio SA8000 2025: oltre 50 milioni di pasti serviti

Serenissima Ristorazione conferma il proprio impegno nella sostenibilità attraverso due annunci recenti: la pubblicazione del nuovo Bilancio SA8000 2025 e il progetto “Magazzini Sociali” realizzato a Potenza. Le due notizie, diffuse dall’azienda a distanza di pochi giorni, raccontano insieme un percorso fatto di recupero alimentare, solidarietà territoriale e responsabilità sociale.

Serenissima Ristorazione, attiva nella ristorazione collettiva

Serenissima Ristorazione e il Bilancio SA8000 2025

Il 3 agosto Serenissima Ristorazione ha reso pubblico il nuovo Bilancio SA8000 2025, il report annuale che testimonia il cammino di crescita dell’azienda guidato dall’etica, dalla sostenibilità e dalla responsabilità sociale. Il 2025 del Gruppo si riassume in due numeri chiave: oltre 50 milioni di pasti serviti con i massimi standard di sicurezza e 100.698 pasti solidali donati per combattere lo spreco alimentare e sostenere le comunità locali. Per l’azienda, la certificazione SA8000 non è un semplice traguardo amministrativo, ma un patto di fiducia quotidiano con i lavoratori, i partner e l’intera collettività.

Serenissima Ristorazione a Potenza: il progetto “Magazzini Sociali”

Pochi giorni dopo, il 7 agosto, è arrivato un esempio concreto di questo impegno: a Potenza, in qualità di gestore della refezione scolastica, Serenissima Ristorazione ha collaborato con il Comune e con l’associazione “Io Potentino Ets” al progetto “Magazzini Sociali”. L’iniziativa ha permesso di dare una seconda vita ai pasti non somministrati ma perfettamente idonei al consumo, destinandoli alle famiglie in difficoltà economica. Il bilancio dell’operazione parla di oltre 2 tonnellate di cibo sottratte allo spreco: nello specifico, 2.156 kg di cibo totale recuperato, di cui 584 kg di primi piatti, 270 kg di secondi piatti, 261 kg di pane e panini e oltre 1.000 kg di frutta, verdura e contorni freschi. Si tratta quindi di un’iniziativa che dimostra come la sinergia tra istituzioni, imprese e terzo settore possa nutrire il futuro in modo sostenibile.

Euroristorazione: 30 anni di leadership tra servizi personalizzati, sostenibilità e innovazione

Punto di riferimento nella ristorazione collettiva, Euroristorazione, dal 1996, offre servizi specializzati per istituzioni, scuole, imprese, ospedali e comunità religiose. Da 30 anni ha costruito un modello aziendale basato su menù personalizzati di elevata qualità, implementazioni di innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale per combattere gli sprechi e utilizzare energia rinnovabile.

 Euroristorazione

Euroristorazione: 30 anni di leadership nella ristorazione collettiva tra qualità e menù personalizzati

In 30 anni di attività, Euroristorazione ha trasformato il suo impegno nella ristorazione collettiva in leadership e punto di riferimento del settore. Può vantare una platea diversificata di clienti, che vanno dalle istituzioni pubbliche e private alle scuole, imprese, ospedali e comunità religiose. L’azienda ha raggiunto questo successo grazie alla specializzazione nella fornitura di servizi di ristorazione di elevata qualità. Al centro della strategia di Euroristorazione figura la creazione di menù personalizzati che si rifanno alle linee guida nutrizionali e promuovono una dieta mediterranea. Grazie a questo modello l’azienda riesce a soddisfare esigenze alimentari ben specifiche, come quelle del settore ospedaliero e domiciliare, comparti in cui ha consolidato la propria leadership.

Euroristorazione: innovazione e sostenibilità per rafforzare la leadership nella ristorazione collettiva

Oltre al settore ospedaliero e domiciliare, Euroristorazione ha ampliato le sue attività, offrendo servizi di ristorazione collettiva anche per aziende sprovviste di cucina, mense automatiche, facility management e progettazione e miglioramento di spazi culinari. Dal 1996, l’avanzamento tecnologico e l’innovazione hanno costituito i pilastri del modello aziendale per migliorare i servizi offerti. L’utilizzo di software gestionali e piattaforme digitali permette di costruire un servizio cucito su misura del cliente. Ma al fianco dell’innovazione tecnologica va di pari passo la sostenibilità. Euroristorazione ha costruito la propria attività intorno a politiche che riducono gli sprechi, utilizzano meno imballaggio e più energia rinnovabile. A testimoniare l’impegno verso la sostenibilità i riconoscimenti come il Premio Industria Felix e il Premio Le 1.000 imprese Best Performer 2023.

Riva Acciaio: oltre 70 anni di innovazione nel settore siderurgico

A rendere Riva Acciaio leader nel settore siderurgico è stata la capacità di comprendere che l’innovazione tecnologica è il motore della crescita, come dimostrano la prima colata continua curva introdotta in Italia e il laboratorio di ricerca e sviluppo di Lesegno. Il progresso scientifico e tecnologico deve essere infatti al servizio non solo della produzione, ma anche della sostenibilità ambientale

 Riva Acciaio

Riva Acciaio: innovazione e ricerca alla base della leadership nel settore siderurgico

In oltre 70 anni di attività Riva Acciaio ha sempre messo al centro del suo modello aziendale l’innovazione, che gioca un ruolo cruciale nel settore siderurgico. Fondata nel 1954 da Emilio Riva e dal fratello Adriano, oggi il Gruppo è leader del settore dell’acciaio in Italia e tra i principali operatori in Europa, facendo appunto dell’innovazione un elemento trainante. Tale strategia ha influito sulla produzione dell’acciaio, portando alla realizzazione di prodotti di qualità grazie anche a esperienza e competenza. La strada verso l’innovazione ha guidato Riva Acciaio, negli anni ’60, a introdurre la prima colata continua curva. Lo stabilimento di Lesegno, in provincia di Cuneo, ospita oggi l’avanguardistico laboratorio di ricerca e sviluppo, dotato di strumenti innovativi quali il simulatore termomeccanico “Gleeble 3800”.

Riva Acciaio: la tecnologia e le migliori pratiche ambientali per una siderurgia sostenibile

L’attenzione verso l’innovazione di Riva Acciaio si estende anche agli aspetti relativi alla sostenibilità ambientale della produzione: è infatti essenziale che l’avanzamento tecnologico, volto al miglioramento continuo di processi e impianti, vada di pari passo con un sempre più elevato livello di responsabilità ambientale. Su questo fronte l’intervento non si è fatto attendere: tutti gli stabilimenti e gli impianti di Riva Acciaio seguono una rigida politica in ambito ambientale, attraverso l’implementazione delle “migliori tecniche disponibili” (BAT) a livello internazionale, oltre che al conseguimento delle autorizzazioni all’esercizio rilasciate dalle autorità competenti in seguito a rigorose verifiche. Il messaggio lanciato è molto chiaro: il progresso scientifico e tecnologico deve favorire non solo la produzione, ma anche la sostenibilità dell’industria.

venerdì 14 agosto 2026

Andrea Ceccherini sul progetto “Doubt and Debate”: alleniamo il pensiero critico dei giovani

Andrea Ceccherini illustra “Doubt and Debate”, il progetto di media literacy di Osservatorio for independent thinking. L’iniziativa allena i giovani a smascherare le fake news, distinguere i fatti dalle opinioni e aprirsi a diversi punti di vista.

Andrea Ceccherini, Presidente dell’Osservatorio for independent thinking

Il progetto “Doubt and Debate” spiegato da Andrea Ceccherini

“Doubt and Debate” è il progetto lanciato da Osservatorio for independent thinking in occasione delle celebrazioni per i 25 anni dell’associazione. Un’iniziativa incentrata sulla media literacy che vuole alfabetizzare i giovani e allenarli a riflettere con la propria testa, andandosi a inserire nel solco del percorso di crescita della partecipazione civile e sociale avviato da Osservatorio nel 2000. Quali sono, nello specifico, gli obiettivi del progetto lo spiega Andrea Ceccherini, fondatore e Presidente dell’organizzazione. “Vogliamo allenare i giovani a fare tre esercizi fondamentali. Distinguere i fatti veri da quelli che non lo sono, ossia le fake news; distinguere i fatti dalle opinioni, poiché tutti hanno diritto alle proprie opinioni ma non ai propri fatti; e aprirsi a diversi punti di vista, cogliendo i differenti modi in cui la stessa notizia può essere raccontata, ad esempio con una visione più progressista rispetto a una più conservatrice, per imparare a guardare il mondo con gli occhi degli altri e favorire il dialogo e il confronto”. Oltre ai partner internazionali come la CNN e il New York Times, “Doubt and Debate” si avvale anche di collaborazioni con Mediaset e Rai.

Andrea Ceccherini: come funziona “Doubt and Debate”

Al centro del progetto, racconta Andrea Ceccherini, c’è una “piattaforma che consente ai giovani di trovare, sullo stesso argomento, contenuti provenienti da diversi media partner, distribuiti secondo tre categorizzazioni”. La prima è quella internazionale, all’interno della quale vengono confrontati i punti di vista di media di Paesi diversi. La seconda è quella nazionale, nella quale vengono messe a confronto le prospettive tra conservatori e liberali. La terza è quella relativa all’analisi economico-sociale e valuta costo e impatto di una scelta e le ragioni per cui compierla. Dopo una prima fase sperimentale che ha coinvolto alcuni istituti selezionati sul territorio, dall’anno scolastico 2025-2026 la piattaforma “Doubt and Debate” è pubblica e disponibile gratuitamente per tutte le scuole secondarie di secondo grado che ne fanno richiesta.

Università LUMSA prima nella Classifica Censis 2026-2027 per gli Atenei non statali di medie dimensioni

L’Università LUMSA è ancora al primo posto tra gli Atenei non statali di medie dimensioni del Paese: lo conferma la Classifica Censis delle Università Italiane 2026-2027. Il riconoscimento ha premiato la qualità dell’offerta formativa, gli investimenti in servizi, innovazione e internazionalizzazione e l’attenzione verso gli studenti e le studentesse.

 L'Università LUMSA

Università LUMSA: importante conferma dalla Classifica Censis 2026-2027

Con un punteggio di 89,2, l’Università LUMSA conferma il suo primato nella Classifica Censis delle Università Italiane 2026-2027, posizionandosi al primo posto tra gli Atenei non statali di medie dimensioni. Un modello universitario solido che unisce formazione, ricerca, innovazione e attenzione agli studenti, premiato da Censis che ha preso in esame la qualità dell’offerta formativa e gli investimenti effettuati in servizi, innovazione e internazionalizzazione. La classifica Censis è stata stilata a seguito della valutazione di parametri quali servizi, borse di studio, strutture, comunicazione e servizi digitali, internazionalizzazione e occupabilità. Il riconoscimento ha un valore rilevante anche per la sede di Palermo dell’Università, con il dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Comunicazione, che negli ultimi anni ha visto triplicare i propri iscritti, ampliare la propria offerta formativa e consolidare il corpo docenti e lo sviluppo della ricerca.

Università LUMSA: l’eccellenza nella ricerca e il primato in Sicilia

Il riconoscimento assegnato da Censis sottolinea la qualità del percorso di studi dell’Università LUMSA, con particolari riscontri positivi in Sicilia, regione in cui è prevista la creazione di un nuovo campus nel centro della città di Palermo, in grado di garantire nuovi spazi e servizi a studenti e studentesse. Ai primati raggiunti dall’Università in Sicilia si aggiungono anche gli ottimi risultati per quanto riguarda la ricerca, come testimonia la Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR 2020-2024) dell’ANVUR. L’Università LUMSA è prima in Italia per ricerca in Diritto Privato ed Economia e gestione delle imprese. Inoltre, il Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Comunicazione di Palermo si è posizionato nella fascia alta della graduatoria nazionale, rappresentando il miglior Dipartimento di Scienze Giuridiche del sud Italia e della Sicilia.

Diana Bracco: Gruppo Bracco tra i soci fondatori sostenitori del Teatro alla Scala

Il Teatro alla Scala accoglie il Gruppo Bracco, presieduto da Diana Bracco, come nuovo socio fondatore sostenitore. L’accordo rafforza la rete di finanziamento privato della prestigiosa istituzione milanese, sostenendo le attività culturali e la programmazione artistica futura.

Diana Bracco

Il Gruppo guidato da Diana Bracco è ora socio fondatore sostenitore del Teatro alla Scala

Il Gruppo Bracco, attualmente presieduto da Diana Bracco, è entrato a far parte della rete di sostenitori privati del Teatro alla Scala di Milano, divenendo socio fondatore sostenitore. La decisione è stata approvata dal consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala durante l’incontro che ha visto il sovrintende presentare la stagione 2025-2027 e il conto economico del 2027. Nel 2025 la Scala ha segnato un record d’incassi alla biglietteria, totalizzando ricavi per 36,5 milioni di euro (+3% sul 2024) e ha chiuso l’esercizio con un utile di 200mila euro. Il valore complessivo della produzione è cresciuto del 3% su base annua, toccando quota 133,2 milioni di euro. Nello specifico, i ricavi delle opere liriche sono cresciuti di 1,4 milioni e quelli del balletto di 1,1 milioni, grazie anche a una maggiore presenza di pubblico. Il tasso di riempimento della sala è salito al 95% per l’opera (rispetto al 92% dell’anno prima e all’80% del 2019) e ha raggiunto il 92% per la danza, registrando un rialzo del 4% in una sola stagione.

Diana Bracco: una tradizione consolidata di sostegno alle attività del Teatro

L’ingresso del Gruppo Bracco tra i soci fondatori sostenitori del Teatro alla Scala consentirà di rafforzare la rete di finanziamento privato della prestigiosa istituzione culturale italiana in un momento che la vede impegnata nella pianificazione del 2028, anno in cui si celebrerà il 250esimo anniversario del teatro. L’alleanza con un importante marchio industriale milanese contribuirà a rafforzare le fondamenta finanziarie per la programmazione artistica e l’ampliamento delle attività culturali legate alla Scala. Diana Bracco, alla guida dell’omonimo Gruppo e della relativa fondazione, sottolinea il legame familiare di lunga data con la musica, spiegando che la partnership con si fonda su una collaudata tradizione di supporto a concerti, pubblicazioni, borse di studio, serate d’opera, mostre e tournée. La CEO esprime inoltre apprezzamento per l’indirizzo impresso alla nuova stagione, volto a intercettare nuovi spettatori e a coinvolgere le giovani generazioni.

Pianificazione finanziaria, Gian Maria Mossa: il valore strategico del modello italiano

In un’intervista a “Il Corriere della Sera” Gian Maria Mossa, CEO di Banca Generali e dallo scorso maggio Presidente di Assoreti, evidenzia il ruolo strategico della consulenza finanziaria, l’importanza di strumenti come PMI2Change e la necessità di rafforzare il collegamento tra risparmio delle famiglie ed economia reale.

Gian Maria Mossa, CEO di Banca Generali

Gian Maria Mossa a “Il Corriere della Sera”: il modello italiano di consulenza è un esempio vincente

La consulenza finanziaria continua a giocare un ruolo centrale nell’evoluzione del risparmio delle famiglie italiane. Lo ha sottolineato anche Gian Maria Mossa, CEO di Banca Generali, nell’intervista a “Il Corriere della Sera” pubblicata lo scorso 24 luglio: “Se in questi anni c’è stato un modello vincente è stato quello italiano, che però è un unicum. Riuscire a portare le esperienze italiane dei consulenti finanziari negli altri Paesi, difendendone peculiarità e valenze anche sociali, credo sia una priorità assoluta. Poi, la seconda grande sfida europea, come ha detto Draghi, è la Saving and investment union, che vuol dire avvicinare il risparmio privato all’economia reale”. Negli ultimi dieci anni il settore della consulenza finanziaria in Italia ha registrato una crescita costante: sempre più risparmiatori hanno scelto di affidarsi a professionisti per pianificare le proprie scelte di investimento. Le reti di consulenza hanno infatti registrato una crescita superiore rispetto agli altri canali distributivi, passando dal 14% al 25% del mercato, a conferma di una crescente consapevolezza nella gestione del patrimonio e nella ricerca di soluzioni personalizzate. “In questa crescita c’è tutta l’evoluzione della nostra professionalità”, ha evidenziato Gian Maria Mossa rimarcando il ruolo sempre più strategico della consulenza finanziaria nell’accompagnare le famiglie nelle decisioni di investimento.

Gian Maria Mossa, PMI2Change: il valore del progetto nell’intervista al CEO di Banca Generali

Sulle pagine de “Il Corriere della Sera” Gian Maria Mossa ha parlato anche di PMI2Change, il progetto lanciato nelle scorse settimane attraverso cui Banca Generali punta a favorire un collegamento più efficace tra mercato dei capitali e imprese, contribuendo ad aumentare liquidità, visibilità e attrattività di un segmento fondamentale per il sistema produttivo nazionale. Il CEO Mossa, nel rimarcarne il valore strategico, ha sottolineato però come la vera sfida non sia rappresentata dalla singola iniziativa ma dalla costruzione di un sistema strutturato in grado di accompagnare concretamente gli imprenditori nel percorso di crescita. Soffermandosi poi anche sul ruolo degli incentivi fiscali a sostegno degli investimenti e sul tema dei PIR, Gian Maria Mossa ne ha evidenziato il contributo ma ha posto l’attenzione anche su alcune criticità: “I Pir si sono mossi nella giusta direzione e presentano un solo rischio, è una iniziativa pro-ciclica. In passato grosse correzioni di mercato hanno disincentivato il veicolo. I Pir andrebbero completati pensando a questo aspetto”. Secondo il CEO di Banca Generali per rafforzare ulteriormente questi strumenti è fondamentale rafforzare “il confronto tra tutti gli esperti del settore, nell’interesse dei risparmiatori e del Paese”. In questa direzione si sta muovendo anche Assoreti, alla cui Presidenza lo scorso maggio è stato designato proprio Gian Maria Mossa.

martedì 11 agosto 2026

DEAS sviluppa ThreatPilot, l’IA che guida gli analisti nelle procedure di cyberdefense

ThreatPilot, il nuovo agente innovativo di DEAS, supporta gli analisti nel decidere se un allarme sia una vera minaccia o un falso positivo. Come? Lo strumento consente di estrarre runbook e istruzioni da tutte le procedure operative acquisite. Non sostituisce l’uomo: si tratta di un algoritmo ancorato alle procedure che riduce la finestra di risposta e si integra negli ecosistemi dei clienti, contando su un workbook tarato perfettamente all’ambiente in cui opera.

 DEAS

DEAS: ThreatPilot, l’agente IA che supporta gli analisti nella risposta alle minacce cyber

Leader nella cybersecurity, DEAS, fondata da Stefania Ranzato, ha sviluppato l’agente ThreatPilot in grado di assimilare tutti i runbook, analizzarli e organizzarli con il fine di creare una guida operativa chiara e concreta che possa aiutare l’analista a capire se si trova di fronte ha una minaccia o un falso positivo. ThreatPilot segue il paradigma “keep man-in-the-loop” e fornisce all'operatore SOC gli elementi necessari per intervenire in modo consapevole e mirato. Il nuovo agente, nel momento in cui scatta un allarme, effettua tempestivamente le verifiche, mostra i protocolli previsti e diminuisce la finestra di opportunità per la risposta alla minaccia. L’innovazione di ThreatPilot risiede nel modo in cui l’IA è inserita in un metodo rigoroso.

DEAS, il modello di ThreatPilot: integrazione con gli ecosistemi, workbook interno e un algoritmo vincolato alle procedure

La vera forza di ThreatPilot, sviluppato da DEAS, risiede nell’assicurare una maggiore uniformità nel processo decisionale e nel garantire che qualunque operatore agisca come un esperto, agevolando la trasformazione della memoria operativa in pratiche standardizzate per team e operatori informatici. Il plus non è tanto l’algoritmo che agisce in maniera autonoma, ma la sua customizzazione conforme a procedure di una specifica organizzazione. Quando inserito in un ecosistema IT, l’agente di DEAS ottimizza e migliora ciò che già esiste, comunicando con SIEM, sistemi di monitoraggio e strumenti di sicurezza già applicati. In aggiunta, alla base di ThreatPilot vi è una documentazione interna che conosce approfonditamente l’ambiente in cui opera, un workbook che sia l’IA dell’agente che gli analisti possono consultare. Con ThreatPilot, la realtà fondata da Stefania Ranzato si impegna a ordinare il caos della cyberdefense.

Fondazione Don Carlo Gnocchi: la musicoterapia per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale

Fondazione Don Gnocchi: la musicoterapia diventa uno strumento terapeutico per i bambini, soprattutto se affetti da disabilità cognitiva, in grado di sollecitare e sviluppare diverse aree, tra cui quella cognitiva, moto-sensoriale, comunicativa e relazionale, emotiva e affettiva. Un bambino può esprimersi in maniera diversa dalla parola, utilizzando strumenti musicali per sollecitare la loro partecipazione attiva.

 Fondazione Don Gnocchi

Fondazione Don Gnocchi: la musicoterapia come strumento terapeutico per i bambini con disabilità

La musicoterapia è un mezzo con cui un bambino, a maggior ragione se affetto da disabilità cognitiva, può esprimersi in maniera diversa dalla parola. La Fondazione Don Carlo Gnocchi sostiene l’utilizzo della musicoterapia come strumento terapeutico in grado di attivare e rafforzare lo sviluppo dei bambini, attraverso l’uso di strumenti musicali che spronano la partecipazione attiva. “La musicoterapia è un intervento che agisce sulla globalità del bambino, senza richiedere competenze musicali specifiche — ha sottolineato Laura Iuvone, Neuropsichiatra infantile e responsabile del servizio di neuropsicomotricità della Fondazione Don GnocchiÈ indicata tra le altre cose nei disturbi del neurosviluppo, nei disturbi del linguaggio, dell’attenzione e nella disabilità cognitiva. Nei bambini più piccoli, agisce come base per l’acquisizione di competenze più complesse”.

Fondazione Don Carlo Gnocchi: la musicoterapia favorisce lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale dei bambini

Attraverso un percorso musico-terapeutico gestito da professionisti qualificati, è possibile intervenire su diverse aree di sviluppo di un bambino, usufruendo del linguaggio sonoro e corporeo. Tra queste figurano quella cognitiva, per sviluppare attenzione, memoria e percezione uditiva; quella motorio-sensoriale, per migliorare la coordinazione motoria e ritmica; quella comunicativa e relazionale, per potenziare ascolto e interazione; quella emotiva e affettiva, per imparare a gestire le emozioni. “Grazie alla mediazione sonora — ha aggiunto la Neuropsichiatra infantile e responsabile del servizio di neuropsicomotricità della Fondazione Don Gnocchi il bambino può esprimersi in modo alternativo alla parola, costruire relazioni significative e attivare strategie comunicative funzionali”. Tutto parte da una valutazione iniziale del bambino, a cui si aggiungono obiettivi personalizzati in base ai suoi bisogni. I genitori possono partecipare al percorso di musicoterapia, sia solo da osservatori che in maniera attiva.

Samuele Frosio: McFIT a Secondigliano con una palestra dedicata a inclusione e socialità

Riqualificazione urbana e sociale alla base della palestra McFIT a Secondigliano. In linea con la strategia delineata da Samuele Frosio, il centro si pone come punto di riferimento del territorio, soprattutto per i giovani, dando loro opportunità e alternative e migliorando il benessere sia fisico che sociale.

 Samuele Frosio

Samuele Frosio: McFIT a Secondigliano, la palestra come modello di benessere e rigenerazione urbana

Samuele Frosio sta guidando l’espansione di McFIT: tra le palestre inaugurate c’è anche quella di Secondigliano, un progetto di riqualificazione urbana e sociale. Il 41esimo centro del brand di fitness è stata costruito e progettato per restituire uno spazio alla comunità che sia luogo di riferimento sia per il benessere fisico che sociale, volto all’inclusività e alla socialità. La palestra presenta al suo interno un ampio utilizzo di legno e sale con sfumature di verde, dotate di attrezzature di ultima generazione, una doppia area di allenamento esterna, zona cardio, doppia area funzionale e una per gli appassionati di Hyrox. All’inaugurazione del nuovo centro sono stati numerosi gli ospiti sportivi e musicali: sono intervenuti infatti la prima pugile italiana a partecipare ai Giochi Olimpici (Rio 2026) e a vincere una medaglia (bronzo a Tokyo 2020) Irma Testa, anche madrina dell’evento, l’ex pugile Clemente Russo e gli artisti Enzo Dong, Nicola Siciliano, Decibel Bellini, Maria Siciliano e Rossella Essence.

Samuele Frosio: la palestra McFIT di Secondigliano diventa un modello di inclusione e socialità

“Il nostro obiettivo è offrire luoghi accessibili e inclusivi, capaci di migliorare la qualità della vita delle persone e contribuire allo sviluppo di quartieri sempre più moderni e vivibili”, ha dichiarato Samuele Frosio. Nel corso dell’evento di inaugurazione, Irma Testa è intervenuta rimarcando il valore sociale dello sport come ponte per nuove possibilità: “Lo sport può davvero fare la differenza nei territori, soprattutto per i più giovani. Avere spazi come questo vuol dire dare opportunità, creare alternative e dimostrare che con impegno e passione si possono raggiungere traguardi importanti. Questo è il messaggio più bello che possiamo lasciare”. McFIT prosegue il suo impegno nel territorio napoletano e la palestra di Secondigliano, insieme a quella di Mugnano, si inserisce “in un più ampio processo di riqualificazione urbana — ha sottolineato Samuele Frosio, Amministratore Unico di RSG Group Italia — in linea con il progetto “Restart Scampia”, contribuendo alla creazione di nuovi spazi di aggregazione e socialità”.