Lo spazio rischia di diventare un Far West incontrollato e il tempo per correre ai ripari sta per scadere. A sollevare l’allarme è l’Amministratore Delegato di TIM Pietro Labriola che, attraverso una riflessione condivisa su LinkedIn, punta i riflettori sulla saturazione dell’orbita terrestre bassa e sulla necessità urgente di definire una forma di sovranità orbitale continentale.
Pietro Labriola sul report della sicurezza e il rischio saturazione della LEO
“Prima pensiamo che uno spazio non serva a nulla. Poi la tecnologia gli attribuisce valore. Poi qualcuno arriva per primo e lo occupa. E solo alla fine decidiamo di scrivere le regole”. A parlare è Pietro Labriola, Amministratore Delegato di TIM dal 2022, che su LinkedIn affronta il tema della saturazione della Low Earth Orbit, ovvero l’orbita terrestre bassa, compresa tra i 160 e i 2.000 chilometri di altitudine. Negli ultimi anni la crescita della popolazione satellitare ha infatti subito un’impennata senza precedenti, spinta soprattutto dalle costellazioni commerciali per l’internet satellitare come Starlink di SpaceX e Project Kuiper di Amazon. È un report del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica a segnalare il rischio di saturazione della Low Earth Orbit entro il 2031. Nel suo intervento, il manager invita dunque a definire delle regole e delle forme di sovranità orbitale prima che lo spazio venga interamente occupato secondo la logica del «chi arriva prima, alloggia». “Nel Novecento è successo con il mare. Nel XXI secolo rischia di succedere con lo spazio. Questa volta sarebbe meglio pensarci prima”.
Pietro Labriola: ogni continente deve avere il suo spazio
“Potremmo arrivare al punto in cui un Paese, o addirittura un continente, decida di costruire una propria infrastruttura satellitare e scopra che lo spazio utile è già stato occupato da chi è arrivato prima. E qui il tema smette di essere tecnologico e diventa geopolitico”, mette in guardia Pietro Labriola. Attraverso i satelliti passano infatti dati, comunicazioni, servizi essenziali e capacità di difesa. Quanto accaduto con l’Ucraina ci offre un esempio tangibile di cosa comporti dipendere da un’infrastruttura satellitare controllata da un soggetto privato straniero. Secondo il manager, ogni grande area – l’Europa, il Nord America, la Cina, l’America Latina, l’Africa – dovrebbe poter disporre dello spazio necessario per garantire le proprie infrastrutture, comunicazioni e sicurezza. “Possiamo allora lasciare che una risorsa così strategica e limitata venga occupata secondo una logica ‘first come, first served’? O dobbiamo iniziare a ragionare su una forma di sovranità orbitale, non necessariamente nazionale, ma continentale?”, conclude Labriola.

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