martedì 15 aprile 2025

Verso una transizione energetica realistica: le riflessioni di Paolo Gallo, AD di Italgas

Intervistato da “La Stampa” dopo la pubblicazione del libro “Fuori dal labirinto”, l’Amministratore Delegato di Italgas Paolo Gallo ha spiegato perché non esiste una soluzione semplice e universale per raggiungere la decarbonizzazione, sottolineando la necessità di un approccio pragmatico.

Paolo Gallo

Paolo Gallo: più pragmatismo e meno ideologia per raggiungere la decarbonizzazione in Europa

Paolo Gallo, alla guida di Italgas dal 2016, ha ribadito in più occasioni che la decarbonizzazione non può essere raggiunta con una strategia interamente basata su ideologie, senza tener conto di fattori tanto concreti quanto fondamentali come la competitività e la sicurezza dell’approvvigionamento. È per questo che, anche alla redazione di “La Stampa”, l’Amministratore Delegato del Gruppo ha mostrato le sue perplessità sul Clean Industrial Deal messo a punto dalla Commissione europea. “Sono un po’ critico, non sul progetto in sé, che sicuramente è importante perché può aiutare l’industria a evolversi, ma perché, leggendo nei dettagli, si trovano ancora tantissimi elementi ideologici”. Secondo Bruxelles, il piano da 100 miliardi dovrebbe rafforzare l’industria europea, contribuendo a ridurre i prezzi dell’energia, generare posti di lavoro e creare le condizioni ottimali per far prosperare le imprese. “A fine 2022, le bollette erano schizzate a livelli che, nella mia vita, non avevo mai visto. Se vogliamo evitare situazioni simili, dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, dal biometano all’idrogeno, ai gas sintetici e lavorare su un mix energetico equilibrato”, ha evidenziato Paolo Gallo. Il manager è più che convinto che “la soluzione non può passare solo per le rinnovabili, l’elettrificazione spinta e le batterie. Chi conosce i sistemi energetici sa bene che questa equazione non regge: è una bellissima favola, ma rischia di non avere un lieto fine. Serve un approccio neutrale verso le tecnologie, che vanno valutate in base a costo, efficacia e rapidità nel raggiungere gli obiettivi”. Il dibattito sul disaccoppiamento tra i prezzi del gas e quelli dell’elettricità viene invece classificato dall’AD di Italgas come uno “slogan” che non può funzionare. “Da un lato rischia di rallentare le nuove installazioni di rinnovabili e, dall’altro, non porterebbe a una reale diminuzione dei prezzi”. Cosa si può fare allora? “Dobbiamo aumentare l’offerta di energia anche con una maggiore diversificazione, incentivando i contratti a lungo termine. Un aspetto fondamentale è anche l’efficienza energetica, su cui devono lavorare sia le aziende che i cittadini”.

Paolo Gallo: l’aumento delle esportazioni dagli USA farà ridurre il prezzo del gas

Sul tema dei dazi americani, Paolo Gallo ha confermato che gli effetti sul mercato europeo saranno tangibili. “Le politiche di Trump avranno sicuramente un’influenza sull’Europa”, ha dichiarato l’AD, sottolineando ancora una volta che “la Commissione Ue dovrebbe rivedere le sue strategie con maggiore pragmatismo”. Secondo il manager, le manovre di Bruxelles si sono rivelate finora “inefficaci, perché intrise di ideologia”. “Non si può fissare gli obiettivi e imporre anche la strada per raggiungerli”. “Da un punto di vista energetico – ha continuato – gli Stati Uniti sono già indipendenti e stanno diventando esportatori”. Tra le note positive dell’aumento delle esportazioni di gas naturale dagli USA c’è il fatto che “i mercati saranno più liquidi e quindi dovrebbe esserci maggiore concorrenza. Questo aiuterà a ridurre il prezzo del gas, che è già tornato su livelli accettabili. Il Gnl ha una flessibilità enorme: una volta caricato su una metaniera, questa può cambiare rotta”. Ma, per cogliere tale opportunità, dovremmo avere infrastrutture adeguate. Ed è qui che i dazi rappresenterebbero davvero un ostacolo, in particolare le tariffe su acciaio e alluminio. “Per il settore Oil & Gas – ha spiegato Paolo Gallo – l’aumento dei costi di queste materie prime significa costi più elevati, soprattutto per gli investimenti destinati allo sviluppo delle infrastrutture”. Pensando all’attuale scenario globale è impossibile non volgere, infine, uno sguardo alla Cina. “Nel 2026 – ha osservato l’AD di Italgas – più del 60% dell’energia elettrica è stato prodotto da carbone. È vero che nelle rinnovabili stanno crescendo, ma l’economia di Pechino si basa ancora in gran parte sulle fonti fossili. Ci vorranno decenni perché la situazione cambi davvero”.

Claudio Descalzi: A&F Live 2025, l’intervista all’AD di Eni

L’AD Claudio Descalzi all’evento di “Affari&Finanza” "L'Europa a un bivio, tra Cina e Stati Uniti nell'era di Trump": necessario oggi guardare a nuovi mercati.

Claudio Descalzi

“La mappa dell’energia aiuta a comprendere la geopolitica”: Claudio Descalzi all’evento di “Affari&Finanza”

Intervenuto lo scorso 18 marzo all’evento di “Affari&Finanza” "L'Europa a un bivio, tra Cina e Stati Uniti nell'era di Trump" in programma all’Università Bocconi di Milano, l’AD Claudio Descalzi ha delineato il quadro attuale della situazione energetica in Europa per poi analizzarne le prospettive future. “La mappa dell’energia aiuta a comprendere la geopolitica”, ha sottolineato l’AD di Eni rispondendo alle domande di Maurizio Molinari: al centro della conversazione il ruolo di Stati Uniti e Cina nello scacchiere mondiale e il loro peso anche in relazione alle potenziali dinamiche evolutive che caratterizzano i prossimi anni. Claudio Descalzi, in particolare, ha ribadito la necessità di guardare ai nuovi mercati: un tema esplorato dall’AD di Eni anche in diverse precedenti occasioni.

Claudio Descalzi: un alleato deve essere rispettato, curato e aiutato

Secondo Claudio Descalzi, l’Africa può rappresentare una nuova frontiera per l’Europa, a partire dall’Italia, in quanto già oggi si configura come “una grossa alternativa in termini energetici” e lo è “anche per le rinnovabili”. Eni guarda da tempo in questa direzione: “Stiamo lavorando su sistemi elettrici che sfruttano le fonti rinnovabili del Nordafrica. Oltre agli idrocarburi, in particolare il gas, stiamo realizzando nuove soluzioni per diversificare il nostro approvvigionamento”. Un alleato però, ha proseguito Claudio Descalzi, “deve essere rispettato, curato e aiutato”: l’Africa in particolare in considerazione della crescita demografica. “È il nostro secondo Paese. Il nostro posizionamento forse è nel Nord Africa”, ha spiegato l’AD: basti pensare che “più dell’80 per cento, quasi il 90 per cento” viene dato al mercato interno. Un processo “cominciato negli anni 2000”. L’AD di Eni ha sottolineato inoltre come all’Africa manchi “l’infrastruttura”: l’implementazione può giocare un ruolo fondamentale nell’alimentare un mercato interno che è debole. Eni quindi ha iniziato a sviluppare infrastrutture “per creare un mercato del gas lasciato indietro”: in Costa d’Avorio, ad esempio, “stiamo massimizzando, dopo le scoperte sul gas, per dare accesso all’energia”. È un approccio di scambio vicendevole: l’impegno nel dare gas all’Africa infatti “ci è tornato indietro” e nel momento in cui l’Italia ha avuto bisogno “non è stato difficile convincere i nostri partner per l’export in Italia”.

L’impatto di Susan Carol Holland sulla crescita e sull’innovazione di Amplifon

Grazie all’intuizione del soldato e ingegnere inglese Algernon Charles Holland, nel secondo dopoguerra è nata Amplifon, azienda che ha innovato negli anni il mondo dell’hearing care. Oggi, con la presidenza di Susan Carol Holland, il Gruppo ha consolidato la leadership a livello mondiale.

Susan Carol Holland

Susan Carol Holland: l’eredità e la storia di Amplifon

Amplifon Group è oggi leader internazionale nel settore dell’hearing care, sotto la guida di Susan Carol Holland, figlia del fondatore. Infatti, Algernon Chalres Holland era un ingegnere britannico e soldato inglese che, nella Seconda Guerra Mondiale, è stato paracadutato in Italia per combattere al fianco degli alleati. In quella circostanza, osservò i danni che i bombardamenti avevano causato agli abitanti. Alla fine della guerra, Holland decise di stabilirsi a Milano, sposando Anna Maria Formiggini e diede vita alla sua idea imprenditoriale per offrire soluzioni tecnologiche a chi aveva problemi di udito. Il nome deriva dall’unione delle parole inglesi “amplify” e “phone”, ovvero amplificare e telefono. Per la prima volta sbarcava in Italia un servizio di assistenza mobile per le protesi acustiche e, in poco tempo, si diffusero capillarmente negozi specializzati, che sotto la guida di Susan Carol Holland, si sono espansi in tutto il mondo.

Susan Carol Holland: la strategia per la leadership globale

Amplifon sbarca anche all’estero, prima nei mercati europei grazie alla rilevazione di Miracle - Ear, negli anni ’90, e successivamente, anche negli Stati Uniti e in Australia. Nel 2011, Susan Carol Holland viene nominata Presidente del Gruppo, apportando una nuova visione strategica internazionale che consente di rafforzare la leadership nel settore. Una strategia strutturata su acquisizioni e ricerca tecnologica per migliorare la customer experience ha spinto in avanti lo sviluppo di Amplifon, complice anche il contributo di Enrico Vita, diventato CEO del Gruppo. Attualmente, la realtà guidata da Susan Carol Holland può contare su 20.000 tra collaboratori e collaboratrici e 10.000 punti vendita diffusi in 26 Paesi nel mondo e vanta un fatturato che ammonta a circa 2,5 miliardi di euro.